Alzheimer Cafè: uno spazio per prendere per mano i nonni malati (VIDEO)

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“Un girotondo dove non è poi così importante sapere chi è malato e chi non lo è”. Secondo Maria Cara, presidente dell’Associazione Allegra-mente di Reggio Calabria è questa la migliore definizione per descrivere un Alzheimer Cafè, lo spazio che offre sostegno e conforto alle persone affette da questa patologia e ai loro familiari.

Diffusi ormai in tutto il mondo gli Alzheimer cafè sono luoghi di aggregazione e socializzazione gestiti da volontari e supportati da professionalità sanitarie come medici, assistenti sociali ed educatori. Ma in Calabria ad assistere le persone affette dalla patologia ci sono soprattutto delle persone molto speciali.

“Abbiamo volontari di tutte le età, ma sicuramente la nostra forza è un gruppo di nonne che viene a sostenere altri nonni che purtroppo sono malati di Alzheimer. L’obiettivo della onlus Allegra-mente è quello di migliorare la vita di queste persone attraverso una rete assistenziale che mette al centro il malato, ascolta i suoi bisogni e lo prende per mano in attività ricreative e di animazione”, dice a greenMe.it, Maria Cara che con l’associazione ha creato il primo (e unico) Alzheimer Cafè nella città di Reggio Calabria.

Sono 36 milioni le persone nel mondo che soffrono di questa patologia e di altre demenze, solo in Italia si stima che siano circa un milione, un caso ogni tre secondi. Una malattia degenerativa che si nutre della memoria e che provoca rapidamente la perdita delle funzioni cognitive.

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Per questo motivo è molto importante ricreare degli ambienti armoniosi di inclusione, benessere e condivisione.

“L’Alzheimer Cafè è un punto d’incontro tra pazienti e familiari, un luogo informale dove si trascorre del tempo insieme e si dà la possibilità di alleggerire quel fardello pesante, che è la gestione del proprio caro. I malati si relazionano con gli altri e si ritrovano in un ambiente simile a quello di cui facevano parte nella vita precedente”, aggiunge la presidente.

Dietro ad ogni malato si vuole ristabilire un vivere con dignità, perché quando la memoria vacilla, i ricordi vengono meno e i legami si affievoliscono, la persona percepisce un senso di smarrimento e solitudine.

“È un punto di forza per tutti noi, perché ci rendiamo conto che quando stiamo tutti assieme non ci accorgiamo più di chi sta bene e di chi sta male, ci ritroviamo in un girotondo dove conta l’amore e la gioia di esserci”.

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È necessario però, che gli Alzheimer Cafè non siano delle azioni isolate, ma che siano affiancate da altre strutture.

“I malati chiedono dei centri diurni. È chiaro, noi riusciamo a garantire degli incontri settimanali ma è niente rispetto a ciò di cui ha bisogno una persona che non è più autosufficiente. Io parlo da familiare in questo caso e non da presidente dell’Associazione. Solo con un maggiore coinvolgimento di tutte le forze sociali e istituzionali che operano nel territorio potremo dire che la malattia, in un prossimo futuro, non farà così tanta paura“, conclude Cara.

Dominella Trunfio

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