Cannabis: si' all'uso terapeutico nelle Marche

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Cannabis a scopo terapeutico. Similmente a quanto già avvenuto in Toscana nell'aprile dello scorso anno, la regione Marche ha deciso di approvare e facilitare l'impiego medico di farmaci cannabinoidi. Le decisioni riguardanti al ricorso per la cura dei pazienti attraverso tali farmaci saranno responsabilità dei medici di base.

Il ricorso ai farmaci cannabinoidi per la cura dei pazienti dovrà essere giustificato dalla presenza di particolari e gravi patologie, per le quali tali farmaci possano essere considerati adatti. Sono state indicate alcune condizioni da rispettare per quanto riguarda i trattamenti terapeutici a base di farmaci cannabinoidi.

I trattamenti dovranno avere luogo all'interno delle strutture ospedaliere. Verrà posta particolare attenzione alla fase iniziale del trattamento. In seguito si determinerà se la cura farmacologica a base di cannabinoidi potrà essere proseguita. Ciò sarà deciso sulla base di esigenze di continuità terapeutica.

La somministrazione e l'assunzione dei farmaci dovrà avvenire obbligatoriamente in ambito ospedaliero e gli stessi medicinali da assumere dovranno essere acquistati presso la farmacia ospedaliera. Ecco dunque i punti fondamentali della proprieta di legge approvata da parte del consiglio regionale delle Marche.

La legge relativa ai farmaci cannabinoidi approvata nella regione Marche si pone come obiettivo di estendere la reperibilità degli stessi alle strutture mediche private accreditate e agli enti del servizio sanitario regionale. Inoltre, un ulteriore obiettivo della legge riguarda il controllo del consumo di farmaci cannabinoidi registrati all'estero.

L'Asur (Azienda sanitaria unica regionale) avrà il compito di seguire i pazienti nell'acquisizione di farmaci registrati all'estero, da assumere per finalità terapeutiche. In Italia l'uso di cannabinoidi è già disciplinato da parte di una legge in vigore a livello nazionale, ma grazie alla legge regionale, le Marche sperano di snellire e velocizzare le liste dei pazienti in attesa di cure.

Marta Albè

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