Via libera all'uso di marijuana nello Stato di Washington e Colorado per uso ricreativo. Questo il risultato dei referendum tenuti durante le elezioni presidenziali, che legalizzano il possesso personale per chi ha un età pari o superiore ai 21 anni di età di 28,5 grammi di sostanza.

Mentre in Olanda è ancora necessario mostrare la carta d'identità o un certificato di residenza per entrare nei coffee shops nonostante il cambio di Governo, in Colorado il referendum è passato con il 53% di sì e nello Stato di Washington con il 55% dei voti favorevoli, mentre è stato bocciato in Oregon. Il voto alle urne ha anche dato il via libera anche all'acquisto di erba per uso medico in Massachusetts, come avviene già in 17 Stati. Ma John Hickenlooper, governatore del Colorado, ha subito commentato in un comunicato che "non è ancora tempo di festeggiare", perché l'attuazione del provvedimento sarà complicata, che dovrà tenere conto dei regolamenti federali che classificano ancora la cannabis come sostanza illegale.

"La votazione ha cambiato per sempre lo scenario legale che regola il consumo di cannabis in America e probabilmente anche di buona parte del resto del mondo", ha commentato Allen Pierre, direttore del NORML, organizzazione non profit pro legalizzazione negli Usa, dove oltre 750mila persone arrestate ogni anno per possesso illegale . E se i sostenitori del "Yes, we cannabis!", lo slogan degli elettori favorevoli alla depenalizzazione, festeggiano, gli economisti confermano già che la liberalizzazione potrebbe rivelarsi un'efficace manovra finanziaria, se estesa a tutti gli Stati Uniti.

La tassazione dell'erba da parte del governo, proprio come accade per sigarette e alcool, frutterà allo Stato di Washington, grazie alla sua tripla tassazione del 25%, circa 500 milioni di dollari, mentre al Colorado circa 22 milioni. Un importante cambiamento nella guerra alla sostanza che dalla metà degli anni '30 è stata condotta quasi ovunque secondo le regole del proibizionismo statunitense. Oggi, a distanza di quasi un secolo, sembra finalmente aver preso piede l'idea che l'erba vada controllata, al pari di altre sostanze di uso comune, come alcol e tabacco.

E cosi, dopo l'Olanda, sono molti i Paesi che stanno ragionando sul vero potenziale di questa pianta, soprattutto a livello economico. Compresa la Francia, dove il premier francese, Jean-Marc Ayrault, ha bacchettato pubblicamente il suo ministro dell'Istruzione, Vincent Peillon, che si era detto favorevole all'apertura di un dibattito sulla depenalizzazione di una pianta che sarebbe tutt'altro che la comune erba da fumare, ma medicinali terapeutici, antidolorifici, fibre tessili, cibo, carta e legno. La sua coltivazione, inoltre, non necessita dell'uso di pesticidi, mentre la crescita e molto rapida e la produzione per ogni ettaro coltivato è enorme. Legalizzare, inoltre, non significa incentivare, ma sottrarre mercato alle mafie.

Ma che impatto può avere la nuova legge sull'ambiente? Secondo l'analisi di Grist, si rischia di dar vita a un business che può fare male al nostro pianeta varie ragioni, come un enorme aumento dei costi energetici, se coltivata al chiuso, o ingenti danni al paesaggio locale, in caso di coltivazione all'aperto. La possibilità di trovare il piccolo produttore locale e biologico potrebbe, infatti, essere solo un lontano miraggio: molto più probabile che nascano operazioni su larga scala che potrebbero decimare gli ecosistemi locali in caso di coltivazione indoor, o che i nuovi produttori scelgano di far crescere le piante al chiuso non solo per le avverse condizioni climatiche, ma anche per avere il massimo controllo sul loro prodotto. Questo significa costi energetici enormi dalle luci artificiali, utilizzati fino a un massimo di 20 ore al giorno al fine di accelerare la naturale crescita.

Un enorme spreco di energia che è stato calcolato con precisione dalla ricerca "The Carbon footprint of indoor cannabis production", effettuata in California sulle coltivazioni, all'epoca illegali, di piante di canapa al chiuso: "l'utilizzo di energia elettrica aggiunto è pari al consumo di circa 30 frigoriferi. Dunque, per far crescere una pianta si emette CO2 pari a 3.000 volte il suo peso", ha spiegato il docente e ricercatore a capo dello studio, Evan Mills. Prendendo in considerazione tutti i fattori legati alla coltivazione indoor, si è calcolato che ogni pianta per crescere necessiti di circa 13.000kWh/anno. "In totale, l'energia utilizzata per coltivare marijuana in casa è pari all'1% del consumo di elettricità degli Stati Uniti e al 2% del consumo domestico di energia elettrica", ha concluso Mills. Insomma, ancora una volta il vero asso nella manica sembra essere rappresentato dall'autoproduzione, ovviamente all'aperto. Magari portata avanti facendo attenzione al rispetto per la biodiversità, sia animale che vegetale. Resta il fatto che, tra tutti i materiali naturali, la canapa è uno tra quelli che offre i risultati migliori.

Roberta Ragni

maschera lavera 320

Salugea

Colesterolo alto: ridurlo in soli 3 mesi naturalmente

greenMe su Instagram

Sei su Instagram?

Le nostre foto +belle, le notizie che +ami, il tuo giornale sempre con te!

dieta
integratori
lievito madre
ricette vegane
ricette vegetariane
riciclo creativo
rimedi naturali
yoga
banner colloqui dobbiaco
sai cosa compri
seguici su facebook
corsi greenme
whatsapp gratis
seguici su instagram