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I fattori che determinano l’obesità sono solitamente correlati a cattive abitudini alimentari, vita sedentaria e costituzione fisica personale. Da una ricerca statunitense è però emerso un ulteriore elemento che sarebbe bene prendere in considerazione nella valutazione delle cause del superamento eccessivo del proprio peso ideale da parte di una sempre più ampia fascia di popolazione appartenente ai paesi industrializzati. Si tratta dell’esposizione quotidiana a sostanze ritenute capaci di minare il buon funzionamento del nostro metabolismo, quali il bisfenolo A.

Il bisfenolo A è tra i componenti maggiormente utilizzati a livello mondiale nella produzione di materie plastiche che, come ben sappiamo, vengono impiegate per la fabbricazione di gran parte degli oggetti con cui ci troviamo quotidianamente a contatto, compresi, ad esempio, i contenitori per alimenti. Tale sostanza è stata inoltre a lungo presente nelle materie plastiche impiegate per la produzione di biberon, la cui commercializzazione in Europa è stata messa al bando lo scorso giugno.

L’impiego di bisfenolo A anche nei prodotti studiati per l’infanzia è ancora purtroppo ampiamente permesso negli Stati Uniti, nonostante diversi studi autorevoli abbiano messo in luce come tale sostanza possa essere ritenuta responsabile di disturbi comportamentali nei più piccoli. Ulteriori approfondimenti scientifici hanno inoltre dimostrato come l’esposizione, anche a minime quantità, di bisfenolo A possa essere correlata allo sviluppo di patologie quali l’obesità ed il diabete.

Nei mesi scorsi il bisfenolo A era già stato indicato tra le sostanze ritenute in grado di influire sulla fertilità. Esso è ora stato nuovamente sottoposto ad appositi studi che hanno rilevato la sua azione di interferente endocrino non soltanto sull’apparato riproduttivo maschile e femminile, ma anche sul rilascio da parte del nostro organismo dell’ormone insulina. Tale azione da parte del bisfenolo A è stata messa in luce attraverso alcune ricerche guidate dall’esperto in materia proveniente dalla Miguel Hernandez University Angel Nadal. I risultati dello studio sono stati riportati tra le pagine di PlosOne.

Dagli esperimenti di laboratorio effettuati anche su cellule umane è emerso come il bisfenolo A, una volta immessosi nella circolazione sanguigna, sia in grado di ingannare i recettori ormonali, che scambierebbero tale sostanza per un estrogeno naturale deputato alla regolazione dei livelli di insulina. A causa di ciò, l’organismo sarebbe spinto a rilasciare il doppio dell’insulina effettivamente necessaria per l’azione del metabolismo. A seguito di una sensibilizzazione dell’organismo nei confronti di tale ingannevole processo, si potrebbe generare un rilascio quotidiano di quantità di insulina talmente superiori alla norma da poter scatenare in alcuni soggetti disturbi quali il diabete di tipo 2 e favorire un costante aumento di peso.

L’introduzione del bisfenolo A nel nostro organismo può avvenire mediante il contatto di bevande e di cibi con materie plastiche nella cui composizione sia compresa tale sostanza, ritenuta in grado di trasmigrare dal contenitore di cui è parte agli alimenti inseriti all’interno di esso. Per questo motivo vi rimandiamo ai nostri consigli per riconoscere le materie plastiche da non utilizzare mai a contatto con i cibi e vi ricordiamo che i comuni contenitori di plastica, in caso di dubbio sulla loro composizione, possono essere sostituiti, ad esempio, con contenitori in vetro.

Marta Albè

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