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Ridurre le dimensioni del logo delle sigarette, fino al 20% del pacchetto, dedicando il restante 80% ai messaggi negativi legati al fumo. È questa la nuova proposta lanciata la scorsa settimana durante la VI Conferenza Nazionale sulla BPCO dal titolo “Quale futuro per i pazienti BPCO - Rapisci il tuo Respiro”.

Cambiare le strategie di marketing e di comunicazione, secondo gli esperti potrebbe, ridurre il fattore "brand" che può influenzare, anche inconsapevolmente, la scelta di fumare. Soprattutto tra i più giovani. E la proposta, avanzata dall’Associazione Italiana Pazienti BPCO Onlus, è già sui tavoli di Bruxelles.

Ricordiamo che la BPCO, la Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva è una malattia polmonare progressiva, che solo in parte può essere resa reversibile grazie al trattamento farmacologico. Lo conferma Francesco Tempesta, Presidente dell’Associazione secondo cui "per la sua natura progressiva è solo parzialmente reversibile con adeguate terapie farmacologiche e può associarsi alla frequente presenza di comorbidità (cardiologiche, infettive, osteoporosi, neurologiche….)".

E indovinate cosa la provoca? Il fattore di rischio più importante sarebbe proprio il fumo di sigaretta, insieme a quello di pipa, sigaro, e altri tipi di tabacco. Danni causati anche dal fumo passivo.

Secondo l'associazione, inoltre, in Italia ogni anno il fumo uccide oltre 70mila persone, di cui 30mila solo per il tumore al polmone. Una cifra spaventosa, che lo diventa ancora di più se messa in relazione ad altre situazioni, considerate a rischio. Ad esempio, con gli incidenti stradali, in cui ogni anno perdono la vita 5.000 persone. Più che una strage. E non sono bastate le scritte sui pacchetti, ad intimare il fatto che il fumo nuoco gravemente alla salute. 12 milioni di persone in Italia fumano circa 70 miliardi di sigarette ogni anno.

Di questi fanno parte anche gli adolescenti, che secondo l'associazione, sarebbero la fascia di fumatori più facilmente influenzabile dal marchio. Basti pensare agli eventi sportivi e alle pubblicità ben visibili, che fanno del fumo quasi un'esperienza elitaria.

A tal proposito, il suggerimento del Prof. Stefano Centanni è quello di non spaventare i giovani con la minaccia delle malattie legate al fumo. Meglio "far capire loro quanto è cattivo l’odore del fumo. Quanto è fastidiosamente puzzolente l’alito e la pelle. Che i denti diventano gialli e i capelli opachi. Che fumare diminuisce la potenza sessuale. Chi fuma è un depresso, che combatte la sua depressione con il fumo della sigaretta. E chi è vittima della nicotina, non è una persona libera". Forse in questo caso, tali messaggi sarebbero più efficaci.

Si attende adessso la riposta dell'Ue. "Se dovesse arrivare al Parlamento ogni Paese europeo dovrà far pressione sui propri parlamentari" ha spiegato il Prof. Stefano Centanni, Presidente SIMER e Ordinario Malattie Respiratorie Università degli Studi di Milano - "In America la proposta non è passata perché lì le lobby del tabacco sono potentissime. Purtroppo la lotta contro le multinazionali è molto difficile perché hanno possibilità di marketing infinite. Ma se si riuscisse potrebbe essere una svolta: annullare un marchio commerciale potrebbe determinare una disaffezione".

Leggi anche un vantaggio per la salute di molti, già, senza saperlo, condannati a morte.

Francesca Mancuso

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