Ecopsicologia: quando anche lo psicologo diventa green

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Vi capita mai di sentirvi in colpa quando guardate immagini che mostrano gli enormi danni fatti al Pianeta o quando vedete maltrattati animali, boschi o giardini? Vi sentite oppressi dalla modernità e dall'inquinamento? Ebbene, questo senso di impotenza davanti alle catastrofi naturali e agli scempi dell'uomo può portare, nei casi più gravi, a vere e proprie forme di depressione, alienazione e stress, che si accentuerebbero nelle grandi metropoli, dove il distacco dalla natura è preponderante.

È questa la teoria di base da cui parte una nuova disciplina, quella dell'ecopsicologia, spiegata dalla psicologa Marcella Danon ad AdnKronos: "La visione del mondo che coltiviamo e che ha sostituito la bellezza e la salubrità con la bruttezza e l'inquinamento - spiega - è una visione che può portare alla depressione. È necessario invece recuperare il contatto con la natura e le sue leggi, ricordare sempre che ogni cosa ha una sua storia. Un ciclo vitale che dobbiamo tenere presente nella sua interezza per contrastare la tendenza contemporanea a vivere solo il presente rendendoci incapaci, nei momenti di difficoltà, di vedere il bello che c'è stato prima e quello che verrà poi".

Una pratica che nasce dall'unione di due discipline, l'ecologia e la psicologia appunto, che unite possono aiutare il paziente a riprendere un contatto con la natura che serva da catalizzatore per energie positive, mentali e fisiche. La validità di un tipo di terapia del genere è data da numerosi studi che dimostrano come la vita immersi nella natura porti reali benefici al corpo e alla mente, cosa non difficile da credere se anche solo si pensa alla nostra vita quotidiana. "Altri studi poi – aggiunge la psicologa - hanno dimostrato che i malati che dalla propria stanza riescono a vedere il paesaggio guariscono prima di quelli che non lo vedono, così come i detenuti che hanno accesso a spazi verdi mostrano un comportamento meno aggressivo di quelli che non hanno questa possibilità".

Difficile dare torto a queste affermazioni, anche se il dubbio che si tratti di una moda passeggera può venire: "Non si tratta di una tendenza radical-chic, ma di un'esigenza condivisa, particolarmente sentita nei momenti di crisi", spiega sempre all'Adnkronos Marco Girotto (Associazione Decrescita Responsabile), che si occupa invece di Ecologia della Mente, una pratica che tenta di "ricostruire l'ecologia delle relazioni, distrutta dall'attuale modello, ma che è sempre stata alla base dei rapporti umani e anche delle economie". Come dire: recuperare gli antichi valori di rispetto della natura e dell'ambiente, totalmente oscurati oggi dal moderno sistema economico orientato al consumismo e all'artificialità, può aiutare a sentirci meglio e a migliorare il rapporto con noi stessi e con gli altri.

Per questo l'ecopsicologia è una disciplina che sta realmente prendendo sempre più piede: se ne occupano l'Ice (International Community for Ecopsychology) e l'Eef (European Ecological Federation), mentre in Italia è ormai attiva da tempo la Scuola di Ecopsicologia di Osnago (Lecco), di cui la Danon è direttrice. La struttura propone corsi base, corsi di aggiornamento professionale e un servizio per quanti vogliano conoscere da vicino l'ecopsicologia o parlare con un ecopsicologo.

L'intento, insomma, è quello di passare da una visione egocentrica del mondo ad una ecocentrica, maggiormente attenta anche ai bisogni della natura e che vada al di là di scelte d'acquisto o stili di vita.

Eleonora Cresci

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