barriera_corallina_abbronzatura

Gli scienziati del King's College di Londra stanno lavorando al “Sacro Graal” dell'abbronzatura sana, una pillola in grado di proteggere la nostra pelle e i nostri occhi dai raggi UV e di scongiurare in questo modo anche cancro, rughe e altri segni dell’invecchiamento.

E l’idea è tutta ispirata da madre natura: osservando il corallo Acropora della Grande Barriera Corallina Australiana, specie in via d’estinzione, gli scienziati hanno scoperto la sua naturale capacità di difendersi dai potenti raggi ultravioletti, grazie a una sorta di composto protettivo naturale a base di alghe.

Abbiamo scoperto che le alghe producono un composto che riteniamo offra protezione al corallo. Questo composto protegge non solo il corallo dai danni degli UV, ma anche che i pesci che si nutrono di corallo beneficiano di questa protezione solare; quindi è chiaramente qualcosa che entra nella catena alimentare” spiegano gli scienziati.

Ora gli scienziati sono convinti di poter replicare sinteticamente in laboratorio i componenti corallini fondamentali per la protezione dal sole, copiando il codice genetico usato dal corallo. E i test sull'uomo potrebbero partire presto, entro 5 anni.

Ma la scoperta del meccanismo di protezione dei coralli apre anche altre strade, come la creazione di colture più resistenti al sole per i Paesi del Terzo Mondo, costretti a coltivare solo alcuni prodotti per via forti raggi solari delle latitudini tropicali. Non solo, il composto potrebbe dimostrarsi molto utile anche per arginare il fenomeno dello sbiancamento delle barriere coralline, che avviene quando l’acqua in cui il corallo cresce diventa più calda.

Gli scienziati pensano che questo studio apporterà conoscenze vitali per la gestione e la conservazione della biodiversità delle barriere coralline, ecosistemi messi duramente alla prova dal turismo di massa, dall'inquinamento e dal riscaldamento delle acque oceaniche. Lo dimostra anche la recente mappa mondiale delle barriere coralline, elaborata dagli esperti della Wildlife Conservation Society, con cui sono stati identificati gli ambienti caratterizzati da un livello di stress molto alto, come i coral reef delle regioni dell’Asia sud-orientale, della Micronesia, del Pacifico orientale e della parte centrale dell’Oceano Indiano, con temperature del mare molto alte e forti radiazioni ultraviolette.

Insomma, la pillola che protegge dal sole potrà in futuro evitarci la seccatura dell’applicazione della crema solare, ma non è che uno dei risvolti di questa scoperta. E il merito va tutto, o quasi, alla natura.

Roberta Ragni

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