fish_pedicure

Dalla Turchia alla Siria, dalla Giordania alle Mauritius, la moda del “fish pedicure” è ormai arrivata anche in Europa, non senza polemiche da parte di medici e animalisti. Il fish pedicure è sostanzialmente un trattamento estetico per i piedi dove a tagliare le pellicine intorno alle unghie non sono le pinzette o le forbicine dell’estetista, bensì le bocche di tanti pesciolini della specie “Garra rufa.

Originaria dei Paesi del Medio Oriente, specie Turchia, Siria e Giordania, questa tecnica estetica è stata già ribattezzata “pesce dottore” o “dottor fish”, perché i pesci della famiglia “Garra rufa” mordicchiano ed eliminano le pellicine morte dello strato superficiale della pelle e rilasciano un particolare enzima dalle proprietà rigenerative, in grado – secondo alcune fonti – di curare anche patologie come eczemi e psoriasi.

Alcuni medici però si mostrano particolarmente diffidenti nei confronti di questa speciale tecnica: “Navigando sul web si possono trovare numerosissime testimonianze che vantano, anche in modo convincente, le proprietà curative dei Garra Rufa, ma si tratta di una pratica molto controversa, tanto dal punto di vista etico quanto da quello sanitario – ha detto il direttore scientifico dell’Enpa, Ilaria Ferri - si tratta di una vera e propria forma di maltrattamento poiché questi pesci, oltre a essere strappati al loro ambiente naturale, sono costretti a modificare radicalmente la loro dieta che, lo ricordo, non prevede il derma dell’uomo ma fitoplancton (alghe) e detriti animali. Inoltre, ci chiediamo se l’impiego dei Garra rufa, invece di rigenerare e ammorbidire la pelle umana, non possa creare problemi alla salute”.

E se la Svizzera ha già provveduto a vietare questa tecnica, limitandola soltanto ai casi previsti da un trattamento medico vero e proprio, l’Italia si appresta (speriamo) a fare la stessa cosa: “Abbiamo chiesto al Ministero della Salute di accertare se nel caso della fish pedicure le normative nazionali siano state applicate regolarmente – ha aggiunto Ferri – tanto più che nessuno controlla se i pesci utilizzati siano stati sottoposti a controlli sanitari preventivi. In ogni caso consiglio di ricorrere ai trattamenti estetici tradizionali, altrettanto efficaci ma, soprattutto, cruelty free”.

Verdiana Amorosi

 


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