erbe_medicinali_petizione

Immaginate di essere una persona che soffre di allergia, e che dopo anni e anni di ricerche ha finalmente trovato un prodotto naturale per curarsi. Immaginate di essere un pensionato che vive in montagna e, scoperti per caso i benefici di un'erba curativa, desidera renderli patrimonio comune. Immaginate di essere – e forse lo siete sempre stati – una delle migliaia di persone che ogni anno si affida ai cosiddetti Medicinali Vegetali Tradizionali (o Herbal Medical Drug) per risolvere i suoi problemi di salute.

Ora scordatevi questo quadretto bucolico e dite addio alle vostre care erbe mediche, perché da domenica 1 maggio, se ancora non lo sapete, è entrata in vigore una Direttiva Europea (la 2004/24/CE) che rende di fatto illegali tutte le Medicine Vegetali Tradizionali non autorizzate.

Ad andarci di mezzo, come al solito, saranno prima di tutto i cittadini, ai quali verrà tolta una fetta di libertà nello scegliere le proprie cure, senza alcun apparente vantaggio in cambio. Si dice infatti che tale normativa aumenterebbe le garanzie di sicurezzaper il consumatore, oltre a evitare l'importazione delle famigerate medicine tradizionali cinesi (quelle che si ricavano da parti di animali, come la tigre ol'orso). Questo è però un paradosso bello e buono, se è vero che le stesse Med. Veg. Trad. potranno essere registrate – entro 7 anni dalla direttiva – e quindi rimesse in commercio dopo specifico iter burocratico. In più, se come dicono all'UE si voleva ostacolare la vendita di erbe e affini della tradizione cinese, perché allora non vietare solo quel tipo di medicinali?

La realtà sembra piuttosto un'altra, e sono già in molti, come l'eurodeputata Sonia Alfano, ad averla denunciata: le lobby farmaceutiche vogliono ampliare ancora il loro mercato, contrastando il recente boom della fitoterapia – che per la cronaca esiste da che esiste l'umanità, al contrario delle lobby. Ma opporsi a tutto questo è possibile, grazie all'azione di Avaaz.org, un movimento nato nel 2007 per promuovere campagne di sensibilizzazione contro simili soprusi. Ogni cittadino libero ha quindi la facoltà di far sentire la propria voce firmando la petizione on-line qui. Più che un dovere, ci sembra un vero e proprio segno di civiltà.

Roberto Zambon

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