Musicoterapia: curarsi a suon di note

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Una musica può fare, salvarti sull’orlo del precipizio, quello che la musica può fare… Ricordate questa canzone? La cantava Max Gazzè diversi anni fa e, a quanto pare, sembrerebbe proprio che avesse visto lungo in tempi non sospetti. La musica, infatti, decisamente un potere curativo e sono sempre maggiori gli studi che lo dimostrano. La musica è in grado di trasformare la nostra bocca in sorriso, influenzando positivamente il nostro umore, rendendoci felici e facendoci superare difficili e uggiosi stati d’animo. E non stiamo filosofeggiando per nulla! Vi è una vera e propria modalità di approccio alla persona che prende vita dalla musica: la musicoterapia.

Uno dei maggiori esperti in questo campo è Rolando Omar Benenzonche ha, tra l’altro, coniato questa definizione: La musicoterapia è un ramo della scienza che tratta lo studio e la ricerca del complesso suono-uomo, sia il suono musicale o no, per scoprire gli elementi diagnostici e i metodi terapeutici a esso inerenti. Da un punto di vista terapeutico, la musicoterapia è una disciplina paramedica che usa il suono, la musica e il movimento per produrre effetti regressivi e per aprire canali di comunicazione che ci mettano in grado di iniziare il processo di preparazione e di recupero del paziente per la società."

Questa “scienza”, quindi, può aiutare in molti e diversi ambienti. Può rilassare le persone che non sono in grado di addormentarsi o soffrono di insonnia; ridurre i dolori, l’ansia e i livelli di tensione muscolare dei pazienti ricoverati per una condizione medica emergente; perfino arginare i problemi legati all’alimentazione, come ad esempio l’anoressia. Questi, tanto per citare, sono gli esempi più eclatanti legati all’utilizzo di cure fatte di musica.

Altro dato molto importante, è che la musicoterapia, non utilizzando farmaci, non è un rimedio invasino e, soprattutto, privo di effetti collaterali dettato dall’uso di medicinali. Anche se solo recentemente si sta cercando di delineare meglio questo tipo di approccio, è in realtà nato tantissimi anni fa. Già all'inizio del secolo XVIII: il primo trattato di musicoterapia risale, infatti, alla prima metà del 1700 a cura di un medico musicista londinese, Richard Brockiesby. Andando più in là con il tempo citiamo, invece, la Seconda Guerra Mondiale, dove infermieri e medici suonavano spesso per allevare i traumi fisici e mentali degli innumerevoli soldati feriti.

La musica aiuta a stimolare il cervello e degli studi sembrerebbero aver intuito che i suoni elettrici siano più consoni a portare stimoli positivi al cervello. Per questa ragione per questo tipo di approccio spesso vengono utilizzate sonorità ambient, newage o minimal.

Perfino nel campo chirurgico sono state attuate terapie di questo tipo. Infatti nel periodo pre-operazione un ascolto musicale può aiutare il paziente a rilassarsi maggiormente una volta sotto i ferri.

Insomma, la prossima volta che avrete anche un solo e semplice mal di testa, prima di sperimentare un farmaco, provate ad accendere lo stereo!

Alessandro Ribaldi