Cannabis, è arrivata la direttiva: più controlli, ma nessuna chiusura dei negozi

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Diffusa nella tarda serata di ieri, la tanto attesa e discussa direttiva del Viminale, voluta fortemente da Matteo Salvini, relativa ai negozi di cannabis light considerati dal Ministro luoghi legalizzati di spaccio di droga. Ci si aspettava, come promesso, la chiusura dei negozi ma (a sorpresa) questa al momento non è prevista.

La nuova direttiva sulla "commercializzazione di canapa e normativa sugli stupefacenti", a firma del capo di Gabinetto del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, è stata inviata ieri sera ai prefetti di tutta Italia. Già prima però si era alzato un gran polverone e aveva fatto il giro d'Italia la notizia della chiusura di 3 negozi di canapa light nelle Marche e l'annullamento del Festival della Canapa previsto a Torino nei prossimi giorni. Ma alla fine cosa stabilisce questa direttiva?

Sostanzialmente vengono precisati una serie di requisiti che i negozi che vendono cannabis light devono avere, inoltre vengono assicurati controlli maggiori su questi esercizi commerciali. Salvini promette una ricognizione di tutti i canapa shop sul territorio e soprattutto:

“una cura particolare dovrà riguardare la verifica del possesso delle certificazioni su igiene, agibilità, impiantistica, urbanistica e sicurezza, richieste dalla legge per poter operare”.

Si chiede poi in particolare di vigilare sulla vendita illegale di derivati e infiorescenze della canapa che, secondo la direttiva viene: "impropriamente pubblicizzata come consentita dalla legge n. 242/2016

Nel nuovo provvedimento si legge:

"tra le finalità della coltivazione della canapa industriale non è compresa la produzione e la vendita al pubblico delle infiorescenze, in quanto potenzialmente destinate al consumo personale, in quantità significative da un punto di vista psicotropo e stupefacente, attraverso il fumo o analoga modalità di assunzione".

I risultati delle ispezioni, che andranno a valutare diversi aspetti di questi negozi, dovranno poi essere condivisi con il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza. Questo farà un ulteriore controllo sulle verifiche fatte in modo da prevenire eventuali comportamenti scorretti da parte dei commercianti, con una particolare attenzione nei confronti delle illegalità commesse verso gli adolescenti, categoria considerata maggiormente a rischio. Sarà quindi attivata la massima collaborazione tra forze dell’ordine, autorità ed enti locali.

Entro il 30 giugno, un report specifico dovrà mettere poi nero su bianco tutti i risultati ottenuti dalle ricognizioni svolte e le eventuali iniziative prese di conseguenza.

Un grande cambiamento che emerge nella direttiva, riguarda la posizione dei negozi in relazione ad alcuni luoghi sensibili. Ciò è dovuto al fatto che questi esercizi commerciali sono considerati rischiosi per alcune categorie di persone. Nuovi negozi non potranno quindi essere aperti vicino a scuole, ospedali, parchi giochi, centri sportivi e qualsiasi altro luogo di aggregazione giovanile. La distanza minima prevista è di almeno 500 metri. In questo senso il provvedimento è molto simile a quello che ha riguardato le sale gioco.

Della promessa di Salvini di chiudere “uno a uno” tutti i negozi di cannabis light, invece, al momento non c’è traccia. Nella direttiva si parla principalmente di controlli che prevedono un’“approfondita analisi del fenomeno” e di un “puntuale ricognizione di tutti gli esercizi e le rivendite presenti sul territorio”.

Che ne pensate? Questi sistemi di controllo e la stretta sui canapa shop saranno davvero un sistema per disincentivare lo spaccio e l’uso di droghe leggere?

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Francesca Biagioli

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