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Anziani e insonnia. Che effetti collaterali può avere questa condizione negli over 65? Hanno fatto chiarezza sulla questione gli esperti della Società italiana di gerontologia e Geriatria (Sigg) riuniti a Napoli.

Generalmente le persone anziane tendono a dormire meno ore e ad avere problemi ad addormentarsi o a soffrire di frequenti risvegli notturni. L’insonnia è un disturbo che compare spesso superata una certa età e che può presentarsi sotto diverse forme.

Fisiologicamente dopo i 65 anni si tende a riposare di meno e anche il corpo ha bisogno di un minor tempo per recuperare (possono bastare anche 5 ore), il problema è però che oltre a dormire poco si rischia di dormire male.

Da quanto è emerso dai dati presentati nell’ambito del congresso nazionale della Società italiana di gerontologia e Geriatria sono più di 10 milioni gli anziani che soffrono di diversi disturbi del sonno: si alzano spesso per andare in bagno o riposano male perché hanno mangiato troppo (soprattutto gli uomini), soffrono di numerosi risvegli, hanno problemi nella fase di addormentamento o ancora sono colti da ansia e preoccupazioni nel corso della notte (in questo caso maggiormente colpite sono le donne).

Come mai accade tutto questo? Secondo gli esperti è un problema del nostro orologio biologico che in tarda età difficilmente riesce a funzionare al meglio sfruttando la naturale alternanza di buio e luce. In sostanza, quindi, molti anziani soffrono di un riposo disturbato in cui è minore il momento di sonno profondo e aumentano i micro-risvegli.

L’insonnia è comunque una condizione che a qualsiasi età può avere ripercussioni sul benessere delle persone sia a livello fisico che psicologico. In particolare gli effetti si evidenziano soprattutto sull’umore, sul grado di stanchezza, sulla concentrazione e specificatamente per gli anziani sul maggior rischio di cadere e di conseguenza ritrovarsi alle prese con complicazioni di tipo fisico (pensiamo ad esempio alla rottura del femore). Il problema è poi che i disturbi del sonno sono anche un fattore di rischio per il decadimento cognitivo.

Cosa possiamo fare per favorire un sonno ristoratore un po’ a tutte le età? Tanti i trucchi e i rimedi naturali da sperimentare. Si dovrebbe ad esempio mangiare carboidrati la sera (ottimo il riso), questi infatti facilitano il sonno aumentando i livelli di triptofano precursore della serotonina, ormone che tra le sue funzioni ha anche quella di aiutare il riposo notturno. Bene anche praticare attività fisica per 30-40 minuti al giorno (come una semplice camminata), provare tisane ed erbe rilassanti come valeriana, tiglio, camomilla, melissa. In alcuni casi il medico può anche prescrivere un integratore di melatonina.

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Da favorire anche il pisolino pomeridiano che non sembra compromettere il riposo notturno ma anzi aiuta ad aumentare le ore destinate al riposo nel corso della giornata. Naturalmente non deve essere troppo lungo.

Francesca Biagioli

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