Le Iene cannabis

Cannabis terapeutica. Una donna malata di Alzheimer curata per mano del figlio con un olio di marijuana. Un atto quotidiano che diventa reato, perché la cannabis ad uso medico non è consentita per patologie come l’Alzheimer. Perché? E cosa si aspetta?

Questa è la storia di Giuseppe, un ingegnere catanese che si è autodenunciato dinanzi alle telecamere de Le Iene nella puntata del 26 novembre. A raccontarla ci ha pensato in un servizio Dino Giarrusso.

10 grammi di infiorescenze e 100 grammi di olio di oliva: questa è la soluzione galenica fai-da-te preparata da quattro anni ogni giorno da Giuseppe per la sua mamma Livia, 91 malata di Alzheimer. Infiorescenza di cui si parla sono fiori di marijuana.

Legale in Italia dal 2014, la cannabis terapeutica è prescrivibile solo per alcune patologie e non per l’Alzheimer. Quello che fa Giuseppe da quattro anni a questa parte, dunque – dalla coltivazione alla somministrazione – è completamente illegale. Ma lui continua la sua battaglia, perché la mamma da quando assume un cucchiaino di olio di cannabis tutte le mattine è più serena e tranquilla.

Non ha più le crisi isteriche che aveva fino a quattro anni fa. […]Quando si sono manifestati i primi sintomi dell’Alzheimer, ha cominciato a strapparsi i capelli, a darsi pugni, a piangere disperatamente, 10/15/20 volte in una giornata, fin quando ha cominciato a essere ancora più aggressiva, cominciava ad alzare le mani e ad avere paranoie”. Fu allora che il figlio non si accontentò più della terapia convenzionale prescritta in ospedale, che prevedeva psicofarmaci e tranquillanti e che aveva il solo risultato che la signora stava sempre più a letto, inappetente.

Confortato da molti studi sull’effetto benefico della cannabis sull’Alzheimer, Giuseppe è andato avanti.

Come spiega nell’intervista di Italia Uno il neurologo Maurizio Arena “la cannabis da una parte corregge l’accumulo di amiloide, che è quella che determina la comparsa dell’Alzheimer. Dall’altra ha la capacità di pulire il cervello dalla sostanza amiloide”.

Cannabis per Alzheimer, dunque. Per Giuseppe la risposta era ben chiara, ma ad oggi non ha dalla sua parte il conforto di fare una cosa riconosciuta dalla legge, anche se sono effettivamente molti i medici che confermano l’utilità di una terapia a base di cannabis anche per i malati di Alzheimer, utilità che si traduce anche in un effettivo risparmio per il sistema sanitario.

screen shot iene

"L’Alzheimer è un business!"

La cannabis frena, riduce, rallenta. Oltre al fatto che una minore aggressività e una minore irritabilità riducono la necessità di un’assistenza continua”, puntualizza Maria Barcellona, professoressa di Biochimica all’Università di Catania.

Allora perché non liberalizzarla?

Perché l’Alzheimer è un business! Ci vuole l’interesse economico di una casa farmaceutica”, punta dritto la Barcellona. E non solo, la professoressa denuncia anche una “ritrosia dei medici a voler sperimentare”.

Un freno continuo, insomma, che si ritrova anche nel campo dell’acquisto dal momento che, una volta avuta una prescrizione, la cannabis è difficilissima da trovare anche in farmacia. I dati? Lo stato permette che se ne vendano solo 300kg all’anno, di cui 100 vengono prodotti all’Istituto chimico farmaceutico militare di Firenze e 200kg (2milioni di euro) li compriamo in Olanda. Quantità proprio misere per la mole di malati che potrebbero usufruirne.

E così, un paziente che rimane senza o chi come Giuseppe non ha un medico che la prescrive non ha altra soluzione che andare a comprare la marijuana per strada. E si sa questo quanto potrebbe essere pericoloso da tutti i punti di vista.

Per questo Giuseppe ha deciso di autodenunciarsi: “Mi autodenuncio perché voglio un processo. Potrei uscirne assolto, ma se invece venissi condannato spero si apra un caso nazionale per sensibilizzare l’opinione pubblica al fatto che curare qualcuno non può essere reato”.

Cannabis terapeutica, le dichiarazioni del Ministero

Bloccata dalle telecamere de Le Iene, la ministra Lorenzin dichiara che studi sulla reale efficacia della cannabis anche per l’Alzheimer sono in corso.

Abbiamo fatto un tavolo Alzheimer con i massimi esperti in Italia, perché è una delle questioni su cui dobbiamo lavorare moltissimo nei prossimi anni […] Se anche l’Alzheimer possa avere la cannabis terapeutica è cosa veritiera, assolutamente sì”.

Cannabis terapeutica, il punto in Italia

Al momento, grazie alla proposta di legge approvata recentemente dalla Camera dei deputati, il medico può prescrivere – solo quando le terapie convenzionali o standard sono inefficaci – medicinali di origine vegetale a base di cannabis per la terapia del dolore e altri impieghi medici.

Ad oggi, gli utilizzi riconosciuti per la prescrizione gratuita sono: impiego nel dolore cronico e di quello associato a sclerosi multipla e a lesioni del midollo spinale; nella nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per HIV; come stimolante dell’appetito nella cachessia, anoressia, perdita dell’appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS e nell’anoressia nervosa; l’effetto ipotensivo nel glaucoma; la riduzione dei movimenti involontari del corpo e facciali nella sindrome di Gilles de la Tourette.

La ricetta deve essere monouso e non potrà superare i tre mesi, e i farmaci a base di cannabis prescritti dal medico saranno a carico del servizio sanitario nazionale.

Oltre ai dati necessari, il medico prescriverà la sostanza incluso il titolo tra i vari disponibili (per esempio Cannabis flos 19%/22% THC (Bedrocan) – 50 mg), indicherà il marchio di cannabis (Bedrocan, Bediol, Bedica, FM2, eccetera, anche se non obbligatorio), la forma farmaceutica (cartine, filtri, bustine, soluzione oleosa, capsule apribili per tisana, tintura, collirio...) e il numero di dosi o la quantità.

Le regioni, infine, hanno il compito di monitorare le prescrizioni, fornendo annualmente all’Istituto superiore di sanità i dati aggregati per patologia, età e sesso dei pazienti sotto terapia di cannabis.

Per vedere il video del servizio clicca qui.

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Germana Carillo

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