Parotite orecchioni

La parotite, o parotite epidemica, ma più nota con il termine di “orecchioni” (o “gattoni”), è una malattia virale causata da un virus a RNA appartenente al genere Rubulavirus della famiglia Paramyxovirus. Altamente contagiosa, la malattia si manifesta con un'infiammazione delle ghiandole salivari e si localizza a livello delle prime vie aeree (faringe, laringe e trachea). Ma quali sono i sintomi di una parotite? E come si cura?

Come il morbillo e la rosolia, anche la parotite è una malattia endemo-epidemica. Ciò vuol dire che è sempre presente nella collettività, con dei picchi epidemici ogni 2-5 anni, dovuti al fatto che i nuovi nati di volta in volta creano una massa di soggetti suscettibili proprio all’infezione.

La parotite colpisce soprattutto i bambini di 4-5 anni e soprattutto in inverno. Il rischio di contagio dura al massimo una settimana prima e una settimana dopo la comparsa dei sintomi. L'infezione, anche laddove fosse asintomatica, dà immunità per tutta la vita.

Cos’è la parotite?

È una malattia infettiva, acuta e caratterizzata da un’alta contagiosità, che prende origine da un virus. Il virus è della famiglia dei paramyxovirus, che si trova nel soggetto malato, nella sua saliva, nelle urine, nel latte materno e nel sangue. Il virus passa attraverso la mucosa respiratoria e si moltiplica, poi va a invadere i linfonodi cervicali (collo) e le ghiandole salivari.

Il periodo di incubazione è all’incirca di due o tre settimane e all’inizio la parotite è generalmente asintomatica, anche se si può già avere perdita dell'appetito, brividi e febbricola. In ogni caso, un terzo dei bambini infettati non mostra alcun sintomo (Fonte: Iss). 

In presenza di parotite – che si manifesta più frequentemente nei bambini e negli adolescenti – le ghiandole parotidi (che rientrano tra le ghiandole salivari) si infiammano e si ingrossano.

Come morbillo, rosolia e varicella, la parotite si trasmette da persona a persona (l’uomo è l’unico serbatoio del virus: gli animali non sono colpiti dalla malattia), tramite le goccioline che una persona già infetta diffonde nell’aria con colpi di tosse o starnuti, oppure con il contatto diretto con le secrezioni nasofaringee. Il virus viene eliminato poi proprio con la saliva e con le urine ed rimane nelle secrezioni da 7 giorni prima a 2 settimane dopo la comparsa della tumefazione. Il picco massimo di contagiosità dura pochi giorni.

parotite 1

Prima dell’avvio dei programmi di vaccinazione (per la parotite e per altre malattie esantematiche vige in Italia l’obbligo di vaccino per i neonati e successivo richiamo), la parotite era tipicamente una malattia infantile, con la frequenza massima tra i bambini tra i 5 e i 9 anni e un decorso generalmente benigno. È chiaro, tuttavia, che l’infezione può colpire a qualsiasi età e tra gli adulti possono verificarsi maggiori complicazioni, anche gravi.

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Parotite, quali sintomi?

Il periodo di incubazione della parotite, che dura un paio di settimane, non è associato in genere a sintomi. Possono tuttavia verificarsi malesseri diffusi e febbricola.

L'esordio della malattia, invece, si presenta acuto con sintomi quali:

  • febbre
  • dolore nella zona delle ghiandole parotidi
  • otalgia, che indica un dolore all'orecchio interno
  • mialgie (dolori muscolari)
  • mal di testa
  • tumefazione delle parotidi, che appaiono a consistenza dura ed elastica
  • possibile arrossamento e tumefazione del dotto escretore delle ghiandole, (all'interno del cavo orale)

All’inizio, ad essere tumefatte appaiono le parotidi di un solo lato, poi, nella maggior parte dei casi, in 2 giorni circa va a gonfiarsi anche l’altra ghiandola. E non solo, potrebbero essere coinvolte anche le ghiandole salivari sottomandibolari e sublinguali.

L'aumento di volume delle parotidi dura più o meno 2 o 3 giorni, poi, nel giro di una settimana circa, tornano già alle normali dimensioni.

parotite

Nei bambini, la malattia si risolve in pochi giorni nella maggior parte dei casi. Vi possono essere complicazioni come encefaliti (0,02-0,3%), meningiti (0,5-15%), pancreatite (4%) e danni all’udito. Nei bambini, in 5 casi ogni 100mila di malattia, la parotite causa perdita dell’udito (Fonte: Iss).

C’è da sottolineare, inoltre, che il virus potrebbe anche trovare localizzazioni “extrasalivari” in qualunque fase della malattia, ma più frequentemente dopo l'interessamento delle parotidi.

Gli altri organi che potrebbero essere colpiti sono:

  • testicoli e conseguente orchite (infiammazione benigna all’epididimo), con tumefazione e dolori allo scroto, nausea, vomito e febbre
  • pancreas e conseguente pancreatite
  • ma nervoso centrale, in questo caso può essere asintomatico o manifestarsi con una meningite
  • prostata con conseguente prostatite (infiammazione della prostata) negli uomini
  • ovaie con conseguente ooforite (infiammazione delle ovaie)
  • in letteratura sono anche state descritte complicanze polmonari ed epatiche e manifestazioni oculari, come cheratite, irite e congiuntivite e alle articolazioni.

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Parotite cura

Dopo la diagnosi di parotite, generalmente agevolata dalla presenza di specifici sintomi (interessamento bilaterale in primis), la prima cosa da non fare è somministrare antibiotici, dal momento che la parotite è causata da un virus.
Il medico o il pediatra di riferimento focalizzerà piuttosto la terapia sul sollievo dei sintomi, perché sarà il sistema immunitario da solo a decidere modi e tempi per sconfiggere l’infezione.

In generale, è consigliabile:

  • riposo
  • bere molta acqua e consumare cibi liquidi o morbidi, che non richiedano eccessiva masticazione
  • evitare bevande acide che possano irritare le ghiandole parotidi
  • applicare impacchi caldi o freddi
  • se necessari, antidolorifici se necessario e, nel caso di bambini, paracetamolo o ibuprofene per far scendere la febbre.

Sentite sempre e comunque il parere del vostro pediatra.

Germana Carillo

 

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