Calazio rimedi

Il calazio è una patologia specifica dell’occhio. Cosa lo differenzia dall'orzaiolo, come si manifesta e come intervenire in adulti e bambini

 

Il calazio è una patologia specifica dell’occhio ed è provocato dall’ingrossamento di una ghiandola che si trova nella palpebra. Differisce dall’orzaiolo che è invece spesso causato da un’infezione batterica da stafilococco. Ma qual è la causa del calazio? E come si cura?

Di calazio possono soffrire sia adulti che bambini ed è un fenomeno abbastanza frequente. In tutti i casi, è bene evitare di sfregarsi l’occhio, per non peggiorare la situazione e per non infiammare tutta la zona palpebrale. Per prevenirlo è sufficiente la normale igiene dell’occhio e mantenere puliti i dotti escretori delle ghiandole di Meibomio.

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Cos’è il calazio

Il calazio è una cisti granulosa dovuta all’ingrossamento di una ghiandola detta “di Meibomio”, che si trova soltanto all’interno della palpebra dell’occhio e in nessuna altra parte del corpo.

La salute del nostro occhio è dovuta anche alle funzioni di questa ghiandola, dal momento che ha la particolare mansione di produrre il sebo, utile a fissare il liquido lacrimale sull’occhio. Va da sé, quindi, che se la ghiandola non dovesse funzionare, l’occhio rimarrebbe asciutto o secco, condizione che creerebbe quanto meno bruciore e arrossamento.

Il sebo secreto prodotto da questi tipi di ghiandole è utile a:

  • tenere idratata la cornea
  • ostacolare l'evaporazione del film lacrimale
  • favorire lo scorrimento delle palpebre sull'occhio

Le ghiandole di Meibomio sembrano quasi un'ampolla o un palloncino: sono fatte da una parte più gonfia e da una parte terminale che ha la forma di piccolo canale molto più stretto. Il liquido prodotto da questa ghiandola, insomma, fissa il “film lacrimale”, ma può succedere che il sebo prodotto sbarri l’uscita del canale della ghiandola: in questo modo, la ghiandola potrebbe iniziare a gonfiarsi e a riempirsi di sebo che, non trovando via d’uscita, può generare pus.

Dall’esterno, il calazio si riconosce con una pallina, che al tatto è dura e indolore. Se si colloca vicino al margine ciliare si parla di calazio esterno, se invece si sviluppa più verso la congiuntiva si definisce calazio interno, anche se può capitare che sussistano entrambe le forme contemporaneamente (in questo caso si parla di calaziosi). Nel caso di calazio interno, questo è visibile solo sollevando e rovesciando la palpebra con una “pallina” più o meno giallastra a seconda della quantità di pus.

Esiste poi il “calazio palpebrale” che si forma sul margine della palpebra e quindi sembra una punta allungata della palpebra stessa.
Se il calazio non guarisce spontaneamente, come avviene nella maggior parte dei casi, ma anzi tende a cronicizzarsi, può ingrandirsi fino a un centimetro provocando conseguenze e complicazioni.

Generalmente, nei primi 2 giorni dalla comparsa, un calazio può non distinguersi da un orzaiolo, che tuttavia oltre ad essere doloroso, può associarsi anche alla secrezione di pus. Se la tumefazione e il gonfiore si trovano nella palpebra inferiore in prossimità del canto interno, invece, si può escludere una dacriocistite (infiammazione del sacco lacrimale).

apparato lacrimale

In tutti i casi, vi raccomandiamo sempre di far riferimento al vostro medico di fiducia o a uno specialista.

Differenze tra calazio e orzaiolo

Se il calazio è semplicemente un’ostruzione fisica che impedisce la fuoriuscita del sebo, l’orzaiolo è una vera e propria infiammazione da strafilococco dovuta a dei batteri che si trovano comunemente sulla nostra pelle.

Si tratta, dunque, di una infiammazione acuta che colpisce una o più ghiandole sebacee delle palpebre alla base delle ciglia. L’orzaiolo può formarsi esteriormente alla palpebra, se colpisce una ghiandola di Zeis o di Moll, oppure all’interno della palpebra quando interessa una ghiandola di Meibomio.

L’orzaiolo lo si riconosce dal rigonfiamento all’interno o sul bordo della palpebra e, a differenza del calazio, provoca più dolore (nel caso del calazio il dolore insorge solo se ci sono complicazioni più serie) e nelle situazioni gravi può procurare anche febbre.
In genere, anche l’orzaiolo sparisce spontaneamente.

calazio orzaiolo

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Calazio, sintomi

Al di là del sintomo iniziale che può essere l’improvvisa comparsa di un gonfiore e arrossamento circoscritto della palpebra, in corrispondenza della ghiandola coinvolta dall'infezione, e il grosso fastidio che ne consegue, è utile dire che la gravità dei sintomi viaggia in relazione al grado di infiammazione della ghiandola di Meibomio o anche dal numero di ghiandole coinvolte.

I sintomi di un calazio in genere possono anche essere:

  • blefaroptosi, ossia l'abbassamento di una o di entrambe le palpebre superiori
  • congiuntivite
  • iperlacrimazione
  • visione offuscata
  • dolore all’occhio se di grandi dimensioni
  • fotofobia
  • nodulo
  • occhi arrossati
  • secrezione oculare

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Calazio, cause

Non sempre è facile stabilire i motivi che portano alla formazione del calazio: quel che è certo è che un suo sviluppo si collega a un chiaro processo infiammatorio. Quello che gli esperti non sono ancora riusciti a spiegare è perché accade la chiusura del dotto escretore di una o più di queste ghiandole favorendo l’accumulo di pus.

Quello che, inoltre, sembra accertato è che esistono persone sono maggiormente predisposte ad orzaiolo, calazio e in generale ad infiammazioni dell’occhio. Possono quindi essere presenti fattori genetici, ereditari che favoriscono l’insorgenza di queste patologie.

Tra le cause scatenanti si possono annoverare:

  • scarsa igiene oculare, soprattutto nei bambini che tendono loro malgrado spesso a toccarsi gli occhi con le mani sporche. È quindi sempre buona norma lavare loro le mani spesso e soprattutto di ritorno da ambienti esterni. Anche con gli occhietti dei neonati è possibile intervenire con delle piccole garze sterili e anche per gli adulti vale sempre la regola delle mani pulite
  • un orzaiolo che non è guarito perfettamente ma che si è cicatrizzato male: in questo caso potrebbe provocare un calazio permanente
  • gravidanza
  • diabete mellito
  • stress
  • alimentazione non corretta, ci sono infatti dei cibi che potrebbero favorire la produzione di ormoni che portano a produrre molto sebo e che quindi affaticano il lavoro delle ghiandole di Meibomio e facilitano così l’ostruzione del dotto escretore. Ma è bene evitare alimenti troppo zuccherati, cibi fritti e tutti quegli alimenti che appesantiscono il lavoro di quegli organi sono deputati alla depurazione dell’organismo come il fegato e l’intestino
  • stipsi
  • rosacea, che si manifesta come un arrossamento del viso e porta alla formazione di piccole pustole. Si tratta di una patologia che può però attaccare anche l’occhio

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Calazio, rimedi

Abbiamo già detto che il calazio tende in genere a guarire spontaneamente. In ogni caso, a seconda della gravità della patologia e del fastidio, ma anche dell’età del paziente e della recidività, si opta per una cura piuttosto che per un’altra.

A dover essere preferiti, soprattutto se si tratta di un disturbo lieve e passeggero e soprattutto nel caso in cui ad essere colpiti da calazio siano i bambini, sono i rimedi naturali. Di seguito alcuni:

  • calore, un valido aiuto può arrivare dall’applicazione di un panno tiepido sull’occhio
  • cavolo, scottate al vapore le sue foglie fresche, pestatele leggermente per poi e applicare la “crema” sulla parte interessata dal calazio
  • olio essenziale di ginepro, create un impacco con circa un litro e mezzo di acqua bollente, un cucchiaio di bicarbonato di sodio e alcune gocce di olio essenziale di ginepro (vanno bene anche olio essenziale di fiordaliso, calendula o sambuco)
  • camomilla, potete preparare un impacco con un infuso di camomilla
  • olio d’oliva extravergine bio, per ungere la parte interessata

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Se il fastidio permane e, anzi, si arriva a delle complicanze, la cura tradizionale consiste nell’applicazione locale di pomate antibiotiche o, nei casi più gravi, nel ricorso a un intervento chirurgico.
È sempre fondamentale non sottovalutare mai il problema e consultare il proprio medico curante.

Germana Carillo

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