Ospedale

Infezioni ospedaliere: pare assurdo, ma possono causare più morti degli incidenti stradali. Ogni anno, infatti, in Italia, simili infezioni vengono contratte da una percentuale di ricoverati tra il 5 e l’8%, con punte di 700mila casi complessivi e un numero di vittime che si stima tra le 4.500 e le 7mila. Con costi economici non da poco.

Sono i dati che emergono dall’incontro a Roma dal titolo “L’innovazione tecnologica contro le infezioni chirurgiche ospedaliere”, in cui si è parlato di casi dovuti soprattutto a infezioni urinarie, della ferita chirurgica, polmoniti e sepsi. Con costi che per ogni infezione ospedaliera si stimano tra i 9mila e i 10.500 euro.

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Un vero sterminio, se si considera che, di contro, gli incidenti stradali causano in Italia ogni anno circa 3.419 morti. Si tratta principalmente di infezioni respiratorie e urinarie ma anche di complicanze derivanti da ferite dovute a operazioni chirurgiche e sepsi.

Come è possibile ciò? “I microrganismi causa di infezioni associate alle procedure assistenziali, tra le quali quelle contratte in ospedale, provengono sia da flora batterica endogena, cioè già presente nel paziente, che esogena, cioè provenienti dall’esternospiega Nicola Petrosillo, direttore del Dipartimento Clinico e di Ricerca in Malattie Infettive dell’Irccs Lazzaro Spallanzani di Roma –. Non dobbiamo dimenticare che spesso parliamo di persone fragili, debilitate e con basse difese immunitarie, e di pazienti frequentemente affetti da comorbosità, cioè altre malattie non infettive, renali, cardiache, respiratorie, oncologiche, oppure pazienti critici in terapia intensiva sottoposti a varie e prolungate procedure invasive”.

In ospedale, soprattutto nei reparti dove si usano molto gli antibiotici, ci sono dei microrganismi resistenti al farmaco d’elezione che dovrebbe debellarlo, tanto che il 16% delle infezioni ospedaliere sarebbe causato da batteri “resistenti”. Ma, dicono gli esperti, grazie al innovazioni tecnologiche e al costante monitoraggio oggi è possibile prevenire o addirittura evitare circa il 30% dei casi complessivi di infezioni ospedaliere e in particolare il 40-60% di quelle chirurgiche.

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Le linee guida dell’Oms

L’Organizzazione mondiale della sanità indica nelle “Global Guidelines for the Prevention of Surgical Site Infection29 raccomandazioni per scongiurare, prima, durante e dopo un’operazione chirurgica, infezioni e il propagarsi di batteri pericolosi. Tra queste, secondo quanto riportato sul portale dell’Oms, le persone che si preparano ad un intervento chirurgico dovrebbero sempre farsi un bagno o una doccia, ma non essere rasati. L’obiettivo dell’Oms, oltre a salvare vite umane, è ridurre i costi e arrestare la diffusione dei superbatteri.

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E sui costi si è basata la ricerca “Burden economico delle infezioni ospedaliere in Italia”, realizzata da Francesco Saverio Mennini, Research Director Ceis Economic Evaluation and HTA, Università di Roma Tor Vergata, che mira ad analizzare – sulla base delle schede di dimissione ospedaliera (Sdo) nazionali e regionali – i costi delle infezioni ospedaliere.

"La prospettiva del nostro studio – precisa Mennini – è quella di mettere in luce quanto pesano, in termini di impatto economico diretto e indiretto" le infezioni ospedaliere "in Italia, sia dal punto di vista della salute del paziente, sia della loro incidenza sul Ssn. Partendo dal presupposto che, come prova lo studio, le infezioni ospedaliere compaiano in circa 3 casi ogni 1.000 ricoveri acuti in regime ordinario, la loro valorizzazione mediante valutazione delle giornate aggiuntive per singolo Drg ha comportato una stima media annua di € 69,1 milioni. Mentre la valorizzazione mediante Drg specifici (418 e 579) ha comportato una stima media annua di € 21,8 milioni".

Numeri che dovrebbero far riflettere, soprattutto sul tema dell’adozione di misure innovative, come trattamenti e device tecnologici, per migliorare la qualità dell’assistenza ed evitare il più possibile infezioni letali.

Germana Carillo

 

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