cannabis terapeutica

La canapa o cannabis è una pianta annuale dal lungo fusto che ha da sempre accompagnato la vita dell'uomo, trovando impiego nei settori più disparati, dall'alimentare al tessile alla cosmesi fino ad usi più recenti quali la bioplastica e la bioedilizia.

Sostanzialmente, la canapa usata a scopo industriale e alimentare è della specie Canapa Sativa. Esiste poi un'altra specie di canapa, la cosiddetta Canapa Indiana o Canapa Indica, le cui infiorescenze contengono diversi principi psicoattivi, tra cui il principale è il Thc (delta-9-tetraidrocannabiniolo), che hanno un importante potere curativo.

L'uomo ha sempre utilizzato la cannabis a scopo terapeutico. Ci sono testimonianze in tal senso nella medicina tradizionale ayurvedica, ma anche in Occidente questa pianta ha sempre svolto una funzione curativa. Alla fine dell'800, moltissimi farmaci contenevano estratti della canapa. I principi attivi sono contenuti nelle infiorescenze essiccate delle piante femminili di cannabis.

A livello semantico, le parole canapa e cannabis sono del tutto equivalenti, nel senso che indicano la stessa pianta. Tuttavia, per convenzione, se ci si riferisce all'impiego alimentare o industriale della pianta si parla di canapa, quando invece si parla del suo uso medicale si preferisce parlare di cannabis. Nel linguiaggio corrente, la cannabis viene comunemente chiamata anche marijuana.

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La cannabis può essere usata con ottimi risultati nella cura di malattie croniche intestinali, malattie reumatologiche e autoimmuni, sclerosi multipla, asma bronchiale, come coadiuvante per contrastare gli effetti collaterali della chemio e radioterapia, nella terapia del dolore, nell'anoressia nervosa, nel glaucoma, per disturbi del sistema nervoso quali stati di ansia e attacchi di panico.

Siamo di fronte ad un farmaco dall'ampio spettro di applicazione e dagli esiti terapeutici molto positivi. Ma allora come mai la cannabis terapeutica fa così fatica ad affermarsi ed è praticamente sconosciuta ai più, medici di base compresi?

Perchè non ci sono grossi interessi economici che ne sostengano la diffusione. La cannabis infatti è imbrevettabile: essendo una pianta, è patrimonio comune dell'umanità e nessuna ditta farmaceutica può registrarne il brevetto.

Riassumendo, la cannabis aiuta per:

  • malattie croniche intestinali
  • malattie reumatologiche e autoimmuni
  • sclerosi multipla
  • asma bronchiale
  • contrastare gli effetti collaterali della chemio e radioterapia
  • terapia del dolore,
  • anoressia nervosa
  • glaucoma
  • disturbi del sistema nervoso
  • ansia e attacchi di panico

 

 

Cos'è la cannabis

La cannabis si presenta come un farmaco galenico o magistrale, ovvero che deve essere preparato in laboratorio dal farmacista dietro prescrizione del medico. Generalmente associamo la cannabis ai cannabinoidi thc e cbd (cannabidiolo), ma in realtà le infiorescenze contengono tantissimi principi attivi: moltissimi altri cannabinoidi , terpeni, clorofille, alcaloidi.

L'effetto terapeutico deriva proprio dal fitocomplesso e non dal singolo principio attivo. Proprio per questo motivo non è possibile sintetizzare chimicamente un farmaco efficace a partire dalla cannabis: si potrebbe estrarre un principio attivo, ma non avrebbe le stesse proprietà curative. La capacità curativa è data proprio dalla pianta in quanto tale, dalla sinergia armonica degli elementi che ne costituiscono il fitocomplesso.

Dal punto di vista scientifico il problema principale che si è riscontrato con la cannabis terapeutica era quello di ottenere delle piante ugualmente titolate, ovvero che avessero la stessa quantità di principi attivi. La ditta inglese Almirall ha investito in quest'impresa e alla fine, dopo molti anni, è riuscita, attraverso una sorta di clonazione, a riprodurre le piante creando altre piante che fossero la fotocopia delle originali. La riproduzione non avviene per via sessuale, ma per via genetica, dando vita ad un farmaco perfettamente riproducibile, avente sempre la stessa quantità di principi attivi.

Per la coltivazione di queste piante si è proposta una ditta olandese che produceva verdure: la Bedrocan.

Come si assume la cannabis

Sostanzialmente la cannabis può essere assunta attraverso due modalità: per via orale o inalatoria.

Cannabis per via orale

La via orale consiste nell'assumere una tisana, un decotto per la precisione, portando ad ebollizione le infiorescenze precedentemente messe in acqua fredda. Il calore è necessario per liberare i principi attivi, ma con questo sistema si raggiungono al massimo i 100 gradi centigradi, mentre sono necessari almeno 115- 120 gradi per innescare tutti i principi attivi. Per questo motivo, il decotto di cannabis è un sistema vecchio, che non dà grandissimi risultati.

Cannabis per via inalatoria

Se parliamo di via inalatoria sicuramente viene in mente l'atto di fumare. Infatti è possibile assumere la cannabis in questo modo, con il vantaggio di far entrare subito in circolo il principio attivo. Tuttavia la combustione della cartina necessaria per fumare è dannosa alla salute e, in secondo luogo, se è vero che le altissime temperature raggiunte con la combustione attivano i cannabinoidi, allo stesso tempo proprio il fortissimo calore ne distrugge circa il 50-60%.

Cannabis, il metodo migliore

Il metodo migliore è sicuramente l'inalazione attraverso vaporizzatore elettrico. Si tratta di un macchinario sormontato da un grosso pallone e dotato di un filtro con retina in cui va disposta la cannabis polverizzata. Si setta la temperatura desiderata, da un minimo di 180 a un massimo di 200 gradi e si attende che il pallone si riempia di vapore impregnato di tutti i principi attivi. Quando arriva a temperatura, una spia luminosa ci avvisa che il processo è concluso. Si stacca il pallone, che è dotato di un boccaglio con valvola, e si aspira, come un aerosol. In commercio esistono anche modelli di vaporizzatori portatili, comodi e pratici da usare.

Cannabis, l'oleolito

Un'altra forma di assunzione della cannabis è l'estratto oleoso, cioè l'oleolito, che si assume per via sublinguale.

Cannabis, l'estratto alcolico

C'è poi l'estratto alcolico, potentissimo, in cui una goccia contiene circa 75 volte i principi attivi dell'oleolito. Viene impiegato in casi molto gravi, ovvero nelle patologie degenerative.

Cannabis: collirio, capsule e cerotti

Esistono poi capsule apribili per fare le tisane, in cui la quantità è già dosata, per persone che hanno difficoltà nel determinare la giusta quantità.

Il collirio a base di cannabis è utilissimo nella cura del glaucoma.

Sono in via di sperimentazione anche sistemi a rilascio transdermico, tipo cerotti, per pazienti che sono impossibilitati ad assumere la cannabis nelle altre forme.

Cannabis, gli effetti sul corpo

Il padre scientifico dell'azione terapeutica della cannabis è Raphael Mechoulam, che ha scoperto l'esistenza di un sistema endocannabinoide endogeno, cioè all'interno del nostro organismo. Tale sistema si compone di molecole e di recettori presenti praticamente in tutte le cellule del nostro corpo.

I recettori svolgono un'azione biologica sulle molecole, contribuendo a regolarne il normale funzionamento fisiologico. In caso di infiammazione o patologia, il nostro sistema endocannabinoide endogeno risulta deficitario. Intervenendo con cannabinoidi esterni, somministrati in una forma farmaceutica appropriata, siamo in grado di ristabilire l'equilibrio riportando il sistema da una situazione patologica ad una fisiologica, ripristinando così il benessere generale.

Il cannabinoide in pratica si lega alle cellule infiammate, modulando la risposta immunitaria. È un immunomodulatore che agisce andando a ristabilire la fisiologia delle cellule. Nello specifico, il cannabinoide si comporta come un messaggero retrogrado in caso di impulsi negativi, è in grado di risalire all'input dannoso e di arrestarlo o riequilibrarlo. Ad esempio, nel caso di un attacco di epilessia, il cannabinoide è in grado di retrocedere all'impulso che genera la scarica elettrica, intervenendo su di esso, cioè bloccandolo.

Per quanto riguarda gli effetti psicotropici del farmaco, essi sono dovuti principalmente all'azione del thc. Va detto però che si tratta di effetti tutto sommato blandi, che si concretizzano in una leggera euforia e una maggiore rilassatezza e si esauriscono comunque nel giro di 2 o 3 ore. Inoltre, somministrando il farmaco appropriato, l'effetto psicotropo gradualmente si riduce perchè nel tempo l'organismo tende a contrastarlo.

Riassumendo, gli effetti sul corpo della cannabis sono:

  • allevia i sintomi dello stress 
  • dona leggerezza ed euforia
  • rilassamento
  • tranquillità
  • lenisce il dolore
  • effetto analgesico
  • riduce nause a evomito

Normativa italiana sulla cannabis

In Italia assistiamo al paradosso di una sostanza vietata e allo stesso tempo consentita dalla legge. Si tratta sempre della stessa sostanza: le infiorescenze della pianta femmina di Cannabis, eppure il suo possesso può configurare un reato ai sensi del Testo Unico sulla Droga (DPR 309/90) oppure essere riconosciuto come farmaco in base al decreto ministeriale n.98 del 2007.

Recentemente è stata presentata una legge di iniziativa popolare sulla legalizzazione della marijuana. Sono state raccolte ben 67 mila firme,e tra i firmatari figurano anche alcuni vip. Ma proprio qualche giorno fa il Pd e la Lega hanno bocciato un emendamento alla legge finanziaria che prevedeva di destinare alla ricostruzione post-terremoto i proventi derivanti dalla legalizzazione della cannabis. La strada è ancora tutta in salita.

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L'uso della cannabis con finalità terapeutiche invece è stato introdotto nel 2007, quando il Ministero della Salute era presieduto da Livia Turco. Sostanzialmente però tale decreto consentiva l'impiego medicinale di alcuni principi attivi estratti dalla cannabis ma sintetizzati in laboratorio.

Nel febbraio 2013, la legislazione in materia ha compiuto un deciso passo in avanti, quando attraverso il decreto n. 33 l'allora ministro della salute Renato Balduzzi ha aperto la strada all'uso dei farmaci a base naturale (sostanze vegetali, estratti e tinture) e quindi, di fatto, a medicinali a base di parti della pianta di Cannabis vera e propria, e non di principi sintetizzati in laboratorio.

Su questa cornice normativa è intervenuto il decreto Lorenzin del novembre 2015, che, nel tentativo di riorganizzare la materia, in realtà ha creato non pochi problemi. Innanzitutto perchè invece di aprire alla liberalizzazione del mercato ha accentrato tutta la produzione nazionale di cannabis nello Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, produzione assolutamente insufficiente a coprire il fabbisogno reale dei pazienti. Quindi si continua ad importare il Bedrocan dall'Olanda.

Poi perchè ha ulteriormente inasprito i requisiti per la strumentazione di laboratorio necessaria alle farmacie per effettuare i preparati galenici a base di cannabis, riducendo quindi di fatto i canali di approvvigionamento. Ha ristretto lo spettro delle patologie per cui è consentita la prescrizione di cannabis, subordinandola comunque al fallimento delle terapie tradizionali. Inoltre, nel decreto Lorenzin si sancisce il divieto di mettersi alla guida di veicoli per ben 24 ore dopo l'assunzione del farmaco.

Si consideri che l'effetto psicotropo della cannabis si esurisce dopo 2 o 3 ore e che margini temporali meno restrittivi sono richiesti per farmaci dall'effetto ben più potente quali gli oppiacei. Da ultimo, il decreto non è riuscito a metter ordine nelle disparità regionali in tema di cannabis terapeutica. Oggi solo in 13 regioni c'è una legge che ne regolamenta la rimborsabilità da parte del Sistema Sanitario Nazionale.

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Farmaci a base di cannabinoidi

In commercio esistono sostanzialmente due tipologie di farmaci a base di cannabinoidi il Sativex e la famiglia del Bedrocan.

Il Sativex è uno spray per la cura della sclerosi multipla cronica, e comunque può essere prescritto solo dopo il fallimento di cure tradizionali a base di trattamenti antispastici. Il suo principio attivo tuttavia è sintetizzato in laboratorio.

La famiglia del Bedrocan comprende 5 farmaci, con una diversa modulazione del contenuto dei cannabinoidi: Bedrocan appunto, Bedrobinol, Bediol, Bedica e Bedrolite. Tutti questi farmaci invece sono costituiti da vere e proprie infiorescenze della cannabis.

Come richiedere la cannabis per uso terapeutico

I pazienti possono ottenere una richiesta dal proprio medico curante o da un medico specialista, previo consenso informato scritto, ma è rilasciata in forma anonima, per cui ciascuno è identificabile tramite un codice. Questo perchè la cannabis è off-label, cioè al di fuori delle indicazioni terapeutiche approvate ufficialmente. Nella richiesta sono comunque indicati l'età, il sesso, la dose di somministrazione e la patologia per la quale si richiede l'assunzione di cannabis. Il medico prescriverà, ad esempio, la somministrazione quotidiana di tot milligrammi di thc e di tot milligrammi di cbd. In base all'indicazione del medico, il farmacista preparerà il farmaco galenico corrispondente.

La realtà della cannabis terapeutica però presenta non pochi problemi. Innanzitutto c'è l'ignoranza della stragrande maggioranza dei medici di base, che spesso non sanno neanche che esistono farmaci a base di cannabis. Poi il fatto che comunque sul territorio nazionale non sono molte le farmacie in grado di trattare la cannabis. E soprattutto, c'è il problema dei costi, davvero insostenibili per i pazienti.

Attualmente, il Bedrocan può essere acquistato nelle farmacie al costo di circa 20-21 euro al grammo. Il consumo medio va da 1 a 2,5 g al giorno, a seconda delle patologie trattate, per cui risulta evidente come sia assolutamente necessario abbattere gradualmente i costi. Oltretutto, il vaporizzatore elettrico è a carico dei pazienti, con una spesa che si aggira intorno ai 400 euro.

Occorre maggiore informazione e sensibilizzazione sul tema, perchè la cannabis è efficace dal punto di vista terapeutico e potrebbe migliorare la qualità della vita di milioni di pazienti in Italia. Si stima che una circa il 20 % dei farmaci attualmente presenti in commercio potrebbero essere sostituiti da cannabis. É ingiusto e inaccettabile che una medicina così benefica debba essere penalizzata in questo modo, fortemente sottostimata in termini di efficacia ma altrettanto grandemente sovrastimata in termini di costi a causa di un ottuso pregiudizio culturale e soprattutto del boicottaggio da parte delle solite, implacabili, potentissime lobby del farmaco.

Angela Petrella

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