Aids giornata 2016

Si torna a parlare di Aids in occasione della Giornata mondiale #WorldAIDSDay in programma il prossimo 1° dicembre.

Anche quest’anno, l’imperativo categorico è “mai abbassare la guardia” nei confronti di una malattia che, nonostante le diverse campagne, è ancora presente in tutto il mondo, con particolare riferimento ai Paesi in via di sviluppo dove avviene il 70% dei contagi.

Anche in Italia, la situazione non è delle più rosee: secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, attualmente 11 persone ogni giorno in Italia scoprono di essere sieropositive con la possibilità di sviluppare la vera e propria malattia.

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Ancora in troppi, poi, arrivano tardi alla diagnosi. Tuttora, ogni anno, sono circa 4mila le nuove infezioni in Italia (3.441 per la precisione notificate nel 2015, al Centro Operativo AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità). L’età media dei pazienti oggi si aggira sui cinquant’anni e tanti non sospettano di essere stati contagiati. Per questo si fa tardi a diagnosticare la malattia.

HIV cosa c’è da sapere

L’infezione da HIV rende le persone sieropositive ma ciò non vuole dire che siano automaticamente malate di AIDS. Lo potranno diventare se non ricevono tempestivamente le adeguate terapie a base di farmaci antiretrovirali.

L'HIV si trasmette attraverso lo scambio di fluidi corporei (sangue, liquido seminale, latte materno, ecc.), tranne la saliva. Il modo più frequente di diffusione è quello dei rapporti sessuali non protetti, ma si espongono a grossi rischi anche le persone tossicodipendenti che si scambiano le siringhe.

In Italia fare un test per l’HIV è gratuito. Bisogna semplicemente recarsi presso una struttura sanitaria abilitata e chiedere di essere sottoposti al prelievo di sangue.

 

L’accesso ai farmaci anti-HIV

Secondo le ultime stime dell’Organizzazione mondiale della Sanità, solo 17 milioni (dei 36) di malati nel mondo hanno accesso ai trattamenti con farmaci antiretrovirali. Grazie alle cure il numero delle morti è sceso dai 2 milioni del 2004 al 1 e 200mila del 2014, riducendo, secondo quanto afferma Unaids, del 58% il rischio di nuove infezioni ed evitando la morte di 4,2 milioni di persone. 

Ogni anno, inoltre, sono 2,1 milioni i nuovi casi, due terzi dei quali in Africa sub-sahariana, ma un dato positivo riguarda le nuove nascite, tanto che si sono ridotte del 70% le infezioni di bambini e soprattutto neonati, interrompendo la diffusione madre-figlio dell’Hiv.

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Ma i prezzi dei nuovi farmaci per il trattamento dell’Hiv restano comunque inavvicinabili, addirittura 18 volte più costosi di quelli tradizionali. Si tratta di un autentico squilibrio causato soprattutto dai monopoli delle case farmaceutiche, che impediscono la competizione dei farmaci generici e, quindi, un ribasso dei costi.
Un mondo libero dall’Aids è l’obiettivo dell’Oms entro il 2030 e per questo si spera nella realizzazione di un vaccino che proprio in questo mese dovrebbe essere sperimentato su 5400 persone per tre anni in Sudafrica.

Insomma, ancora molto c’è da fare per sfondare i muri dell’ipocrisia e dei pregiudizi e quelli imposti dalle case farmaceutiche, che ancora troppo indisturbate imperano su un mercato da svariati milioni di dollari.

Germana Carillo

 

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