Pronto Soccorso Italia

Pronto soccorso: se hai la malaugurata sorte di andarci a finire, non sai più quando ne esci. E in che stato. La tragica fine di Marcello Cairoli, malato terminale di tumore, che è morto dietro il paravento del pronto soccorso del San Camillo a Roma, ha riacceso i riflettori sulla (mala)sanità tutta italiana. E ci sono storie di ore di attesa, di privacy buttata alle ortiche e di solitudine. Al nord come al sud.

Ne parla chiaro il rapporto “Lo stato di salute dei Pronto soccorso italiani” realizzato dal Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva e dalla Società scientifica Simeu, che hanno monitorato i servizi di emergenza-urgenza italiani.

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Il rapporto si basa sul giudizio espresso da quasi 3mila tra pazienti e familiari intervistati tra maggio e novembre 2015 in 93 delle 660 strutture di emergenza-urgenza presenti in Italia e misura accessi, ricoveri e tempi di attesa di 88 strutture di emergenza urgenza di cui sono stati direttamente valutati i flussi di gestione.

Attese infinite

I tempi di attesa vanno distinti tra quelli per la valutazione al triage all’arrivo in pronto soccorso, attesa per il primo accertamento diagnostico e tempo di attesa per il ricovero in un altro reparto alla fine del percorso in emergenza. Quanto al triage, si aspettano in media dai 9 ai 17 minuti, variabili in base all’area geografica e alla grandezza dell'ospedale. Nel caso del primo accertamento diagnostico, l’attesa media varia da un minimo di 22 minuti per un codice giallo a 98 minuti per un codice bianco.

sale attesa

Mentre, i tempi di attesa per il ricovero sono stati in media di 12 ore nel 40% dei Pronto soccorso, 50% dei DEA (Dipartimenti di emergenza e accettazione) I livello, 13% DEA II livello; 24-48 ore nel 25% DEA I livello, 19% DEA II livello, 40% pronto soccorso. Più di due giorni di attesa nel 38% dei DEA II livello e 20% nei Pronto Soccorso. L’attesa massima registrata in osservazione è stata di sette giorni.

Privacy

Solo il 60% degli ospedali ha attivato procedure standardizzate o adottato linee guida sulla valutazione del dolore, mentre per il 30% dei pazienti non sono state preservate privacy e riservatezza. Pochi, inoltre, sono gli spazi d’attesa attrezzati per i bambini: inesistenti nei Pronto soccorso “semplici”, arrivano al 36% nei Dea di I livello e sfiorano il 29% nei Dea di II livello.

spazi bambini

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Umanità

I pazienti chiedono semplicemente di poter parlare con un operatore, avere vicini i propri cari e ricevere più conforto. Solo in un pronto soccorso su tre, inoltre, sono previste informazioni in più lingue, mentre nel 35% dei Dea di II livello, nel 43% dei Dea di I livello e nel 46% dei pronto soccorso mancano le informazioni sulle prestazioni con ticket.

E non solo: gli ambienti per malati terminali sono fermi al 13% nei pronto soccorso, al 36% nei Dea di I livello e al 45% nei Dea di II livello, mentre neanche la metà delle strutture monitora in tempo reale i posti letto disponibili nei reparti.

Queste le varie criticità, ma c’è da dire in oltre un caso su due gli italiani si dichiarano soddisfatti dell'assistenza ricevuta e del fatto che il pronto soccorso sia in ogni caso una struttura sempre presente in grado (il più delle volte) di dare una risposta.

servizi igienici

dotazioni strumentali

Per i cittadini, conclude il coordinatore nazionale di Cittadinanzattiva, Tonino Aceti, "il pronto soccorso resta un presidio fondamentale del Servizio Sanitario Nazionale, in cui si ha una grande fiducia. Tuttavia molte e gravi sono le criticità emerse dal monitoraggio, a partire proprio dalla scarsa trasparenza della gestione dei posti letto”. Si stima, infatti, che il 53% dei pronto soccorso non conosce in tempo reale i posti letto disponibili nella struttura e solo il 13% dei pronto soccorso italiani è capace di gestire in modo ottimale i posti letto ed evitare così lunghe attese.

Restano sullo sfondo, poi, le ultime manovre finanziarie fanno un bel taglio proprio dei posti letto e la scure della riduzione del personale.

Germana Carillo

 

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