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Buone notizie per tutti i malati di diabete insulino dipendenti. Alcuni ricercatori statunitensi stanno mettendo a punto delle capsule di insulina che potrebbero andare presto a sostituire le tradizionali iniezioni.

Per tenere a bada i livelli di zucchero nel sangue, milioni di malati nel mondo hanno esigenza quotidianamente di fare iniezioni di insulina. Un gesto che ad un certo punto diventa automatico ma che comunque è fastidioso e scomodo. La ricerca scientifica è quindi al lavoro già da anni per trovare un’alternativa migliore per i diabetici alle prese ogni giorno con aghi, siringe e confezioni di insulina.

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Sembra che ottimi risultati ha ottenuto un team di ricerca della Niagara University (Usa) che ha condiviso i risultati dei primi test al meeting nazionale dell'American Chemical Society (Acs), a Philadelphia. Gli scienziati hanno creato delle pillole di insulina nelle quali il grasso avvolge il principio attivo proteggendolo durante il percorso all'interno dell'organismo e facendolo arrivare indenne nel sangue.

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La vera sfida che questi ricercatori hanno dovuto affrontare è il passaggio nello stomaco, un punto molto delicato dato l’ambiente particolarmente acido che lo contraddistingue e che rischia di rovinare il principio attivo non facendolo arrivare lì dove serve. Il team americano è riuscito però a superare l’ostacolo, così ha spiegato Mary McCourt, una delle coordinatrici della ricerca:

"Abbiamo sviluppato una nuova tecnologia chiamata Cholestosome che è una particella neutra a base lipidica in grado di fare alcune cose molto interessanti".

Sostanzialmente la barriera dello stomaco è stata superata incapsulando l’insulina in molecole lipidiche naturali, ovvero del grasso. I test effettuati dai ricercatori hanno dimostrato che una volta assemblati in sfere, i lipidi vanno a formare delle particelle neutre in grado di resistere all’acidità dello stomaco. Una volta poi nell'intestino vengono assorbiti e arrivano nel sangue dove rilasciano l’insulina.

Servono ovviamente ulteriori test per confermare i risultati raggiunti. Occorre infatti ancora del tempo per arrivare ad una sperimentazione sull’uomo che si mostrerà risolutiva e che potrebbe cambiare la vita a tanti malati di diabete nel mondo.

Francesca Biagioli

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