dormire male

Cambiare letto, quanto è difficile! A tutti noi sarà capitato almeno una volta di notare, andando a dormire in hotel o da amici, quanto sia più complicato addormentarsi e riposare bene in un letto che non è quello a cui siamo abituati e in un ambiente nuovo. Ma perché? Adesso una nuova ricerca risponde in maniera scientifica a questo quesito.

Alla base di tutto ciò c’è, ovviamente, il comportamento del cervello, in particolare uno dei due emisferi cerebrali che, quando si effettua un cambio di letto, la prima notte rimane sveglio per vigilare e segnalare eventuali pericoli che possono incorrere in un ambiente sconosciuto, un retaggio che ereditiamo dal mondo animale. La stessa situazione vivono infatti ad esempio delfini e balene che non si rilassano mai del tutto per evitare che durante il sonno possano affogare.

“Sappiamo che gli animali marini e alcuni uccelli dormono con un emisfero cerebrale mentre l’altro rimane sveglio. Anche se il cervello umano non mostra lo stesso loro grado di asimmetria, ha comunque un sistema in miniatura simile a quello di delfini e balene”.

Ha spiegato così i risultati dello studio effettuato, Yuka Sasaki, coordinatrice del team della Brown University di Providence che ha effettuato la ricerca e pubblicato i dettagli di quanto osservato sulla rivista Current Biology.

Ci sono però cose ancora da chiarire, ad esempio se è solo l’emisfero sinistro a fungere da sentinella notturna. La ricerca ha evidenziato infatti che proprio quest’ultimo dormiva in modo più leggero dell’altro soprattutto nella fase di sonno profondo ed era più sensibile ai rumori e veloce al momento del risveglio. Esiste infatti la possibilità, ancora da verificare, che ad un certo punto della notte l’emisfero sinistro si dia il cambio, proprio come farebbe un vero guardiano, con l’emisfero destro.

Inoltre, non sempre e non a tutti capita di dormire male la prima notte fuori dalla routine di casa propria. Questo a detta dei ricercatori è dovuto al fatto che il cervello umano è molto flessibile e in alcuni casi sa adattarsi alle nuove circostanze senza modificare il livello e la qualità del sonno.

I ricercatori, che hanno analizzato il sonno di 35 volontari fatti dormire due notti consecutive in laboratorio e sottoposti a elettroencefalogrammi, magneto encefalogrammi e risonanza magnetica, svelano anche un piccolo escamotage che potrebbe rendere più dolce il passaggio ad un nuovo letto: portare con sé il proprio cuscino.

Ricordatevi di questo consiglio quando partite per le vacanze. Chissà che non riusciate a scongiurare così quello che è stato definito “l’effetto prima notte”!

Francesca Biagioli

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