Malaria

La malaria non è del tutto sconfitta. Se, infatti, la regione europea dell’Oms ha registrato zero casi di malaria nel 2015 (passando dai quasi 91mila casi autoctoni, cioè non importati da altri continenti del 1995), acquisendo lo status di “malaria free”, 3,2 miliardi di persone nel resto del mondo sono ancora a rischio di contrarre la malattia, che miete più di 400mila morti ogni anno.

Sono i dati che emergono dal rapporto dell’Oms sulla malaria diffuso in occasione del World Malaria Day, che aggiunge anche che al di fuori della Regione Europea, sono 8 i Paesi che non hanno registrato nessun nuovo caso già nel 2014 - l’Argentina, il Costa Rica, l’Iraq, l’Oman, il Paraguay, lo Sri Lanka e gli Emirati Arabi Uniti -, mentre altre 8 nazioni ne hanno registrati meno di 100 e altri 12 un numero variabile tra 100 e 1.000.

Tutti risultati che, spiegano dall’Oms, sono stati ottenuti attraverso un controllo attento dei casi importati, una riduzione della popolazione delle zanzare portatrici e con la comunicazione alle persone ad alto rischio.

Questa è una pietra miliare nella storia della sanità pubblica europea - ha affermato Zsuzsanna Jakab, direttore regionale dell’Oms -. Non è solo il momento di celebrare il nostro successo, ma anche l’opportunità di mantenere lo status di malaria-free che abbiamo ottenuto con così tanto lavoro. Finché la malattia non sarà eliminata dal resto del mondo le persone che viaggiano nei Paesi colpiti possono riportare la malattia in Europa, e dobbiamo lavorare per prevenirlo”.

L’obiettivo, quindi, fissato nel 2015 dalla World Health Assembly è di eliminare al malattia da almeno 35 Paesi entro il 2030. Un traguardo che, secondo il rapporto, raggiungibile, soprattutto se si considera che già 21 Paesi potrebbero eliminare la trasmissione locale della malattia entro il 2020, incluse 6 nazioni della regione che porta la maggior parte del peso della malaria, quella africana.

Dallo studio dell’Oms emerge anche che dal 2000 i tassi di mortalità per malaria sono diminuiti del 60% in tutto il mondo, grazie in primo luogo all’uso di strumenti per il controllo della malattia, come le reti per i letti trattate con insetticidi, i test per la diagnosi rapida e le terapie combinate a base di artemisinina. Tutti strumenti che, tuttavia, vanno costantemente aggiornati e rielaborati, data l’insorgenza di resistenze agli insetticidi e ai farmaci.

Probabilmente per avere ulteriori progressi contro la malaria saranno necessari nuovi strumenti che attualmente non esistono e l’ulteriore perfezionamento delle nuove tecnologie”, sottolinea l’Oms.

Nuovi finanziamenti economici, dunque, e nuovi investimenti globali e locali. Tanti di questi dovrebbero andare dritti nell’Africa subsahariana, dove maggiormente la malaria rappresenta ancora oggi una delle principali cause di morte nei bambini sotto i cinque anni: si stima, infatti, che uccida un bimbo ogni due minuti per un totale di oltre 430mila persone all’anno. Ciò comporta costi davvero onerosi per un Paese in via di sviluppo come l’Africa.

Ma attraverso il finanziamento robusto e una forte volontà politica, dicono gli esperti, i paesi colpiti possono accelerare i progressi verso l'eliminazione della malaria e contribuire al programma di sviluppo più ampio. Speriamo, dunque, che nel futuro più prossimo non sia solo l’Europa la zona completamente “malaria-free”.

Germana Carillo

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