assorbenti interni

Generalmente si collega all’uso degli assorbenti interni, tanto che è nelle donne che ha maggiore incidenza: è la sindrome da shock tossico (TSS), una risposta infiammatoria del nostro organismo, determinata da ceppi batterici in grado di produrre alcuni tipi di esotossine. 

Febbre alta, vomito, diarrea, stato confusionale ed eruzioni cutanee sono i principali sintomi, tutti da non sottovalutare, dal momento che l’infiammazione può portare rapidamente anche a uno stato di shock grave difficile da trattare.

Identificata all'inizio degli anni ’80, l'incidenza della TSS associata all'uso dei tamponi interni nel corso degli anni si è ridotta, grazie soprattutto a più innovativi metodi di produzione degli assorbenti ad uso interno e alla messa al bando dal mercato di alcuni prodotti. Certo è che anche le donne sono diventate via via più consapevoli del pericolo associato ad un loro utilizzo errato, riducendo ulteriormente il rischio di sviluppare i sintomi della sindrome da shock tossico.

Ad oggi, la sindrome da shock tossico, definita anche “mestruale”, rappresenta circa il 70% dei casi e il rischio varia a seconda del grado di assorbenza e della composizione chimica del tampone stesso. In più, c’è da dire che circa il 15% dei casi si manifesta dopo un parto o come conseguenza di infezioni postoperatorie della ferita chirurgica o da stafilococchi.

COME SI MANIFESTA – All’improvviso e con febbre molto alta, cefalea, mal di gola, congiuntivite non purulenta, letargia profonda, stato confusionale intermittente, vomito, diarrea. I sintomi più frequentemente riscontrati sono:

Febbre alta improvvisa (38,9°C o superiore) e brividi

Ipotensione

Coagulopatia, con problemi di sanguinamento

Nausea, vomito e/o diarrea

Eruzioni cutanee diffuse sul corpo e gonfiore al viso e alle palpebre

Confusione e disorientamento

Dolore addominale e perdite vaginali

Dolori muscolari o debolezza

Arrossamento di occhi, gola e vagina

Mal di testa o vertigini

Tutto ciò potrebbe provocare danni gravi anche ad altri organi del corpo.

PERCHÉ SI VERIFICA – I ricercatori sono orientati ad affibbiare ai tamponi la causa della sindrome da shock tossico, ma non se ne conosce realmente il motivo. Alcuni ritengono che quando gli assorbenti interni vengono lasciati in sede per troppo tempo possano dar adito a colonie e colonie di batteri. Altri sostengono che le fibre dei tamponi possano graffiare le pareti della vagina, facilitando l'ingresso dei batteri o delle loro tossine nel flusso sanguigno.

LO SHOCK NON MESTRUALE – Ebbene, la sindrome da shock tossico può essere causata anche da un uso prolungato di antibiotici, da infezioni da stafilococco o streptococco (soprattutto in presenza di ferite cutanee o incisioni chirurgiche), da alcuni metodi contraccettivi da inserire nella vagina (come il diaframma vaginale o la spugna contraccettiva, da lesioni alla pelle o scottature oppure da infezioni ginecologiche o dell'utero.

COME SI CURA – Innanzitutto si deve ricorrere a un ricovero ospedaliero e l’infezione può essere gestita con una serie di antibiotici. In casi gravi, possono anche essere somministrate immunoglobuline, indicate soprattutto per neutralizzare le tossine prodotte dai batteri. In caso di ipotensione, vanno somministrati dei farmaci per stabilizzare la pressione arteriosa. L’ipotensione può provocare a sua volta anche insufficienza renale, per cui potrebbe essere necessaria anche la dialisi.

Inoltre, se le tossine hanno intaccato del tessuto cutaneo o altre estremità del corpo come le dita delle mani o dei piedi, la sede infetta dovrà essere sottoposta a procedura di irrigazione. In casi molto gravi, può essere necessaria la pulizia chirurgica della ferita infetta o l'amputazione di un'estremità del corpo, se si è sviluppata la cancrena.

È possibile prevenirla? Certo! Evitate l'uso di tamponi interni e scegliete la coppetta mestruale. In caso scegliate di usarli cambiateli di frequente e lavatevi le mani con acqua e sapone prima e dopo l'inserimento. 

Germana Carillo

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