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La malaria è una malattia infettiva causata da parassiti, i cui vettori sono le zanzare e che è particolarmente diffusa nelle zone calde e tropicali del pianeta, causando più di un milione di morti l'anno. Ma quali sono i fattori che più incidono sulla sua diffusione? Recentemente, l'articolo Climate Change and Highland Malaria: Fresh Air for a Hot Debate (che in italiano suona più o meno così: Cambiamento climatico e malaria d'alta quota: aria fresca per un dibattito acceso) apparso nel numero di Marzo 2010 della rivista scientifica The Quarterly Review of Biology, pubblicata alla casa editrice dell'Università di Chicago, ha cercato di mettere un po' d'ordine nei risultati e nelle contraddizioni emerse negli ultimi studi sulla presenza della malaria nei territori montuosi e negli altopiani di regioni quali l'Indonesia, il Corno d'Africa e l'Afghanistan.

Gli autori della ricerca, Luis Fernando Chaves della Emory University di Atlanta, Georgia, e Constantianus Koenraadt dell'università olandese di Wageningen, si sono posti l'obiettivo di mettere in luce il ruolo che i cambiamenti climatici e il riscaldamento globale possono giocare nella diffusione della malattia. La malaria, detta anche paludismo, viene trasmessa all'uomo dalle zanzare ed è molto frequente, come abbiamo anticipato, in regioni climatiche calde, come l'Africa, il Sud America e la parte meridionale del continente asiatico. Si manifesta invece molto raramente in regioni più fredde, spesso come conseguenza di viaggi e spostamenti. La constatazione della progressiva diffusione, negli ultimi anni, della malattia sugli altopiani e in aree montuose ha condotto gli scienziati ad ipotizzare un aumento delle temperature in queste zone, che andrebbe a favorire la sopravvivenza di parassiti e zanzare e la conseguente trasmissione della malaria all'uomo.

Altri fattori che possono aver influito sulla propagazione della malaria anche a quote più elevate e in regioni più fredde possono essere rintracciati nei fenomeni migratori, attraverso il trasferimento di gruppi cospicui di persone, e nel cambiamento delle pratiche agricole, con l'affermarsi di coltivazioni estensive associate all'irrigazione: l'acqua, e in particolar modo quella stagnante, gioca infatti un ruolo fondamentale nella riproduzione e nella sopravvivenza delle zanzare.

Il crescente numero di contagi da malaria anche in zone che sembravano a riparo è visto con estrema preoccupazione dalle autorità e dagli organismi che operano a livello globale per contenerla. In questa situazione, la ricerca scientifica può aiutare a farsi un'idea sempre più chiara e precisa delle condizioni che ne favoriscono la diffusione e, di conseguenza, può essere di notevole aiuto per arginare il problema e aiutare a sconfiggere progressivamente la malattia. Se siete interessati a seguire il dibattito scientifico in materia e se volete avere maggiori dettagli riguardo agli sforzi attualmente condotti a livello globale per fermare la malaria potete visitare i siti malariaeliminationgroup.com e malariaworld.org.

Lisa Vagnozzi




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