farmaco sospeso

A Napoli è tradizione lasciare il caffè "sospeso",pagato cioè per i bisognosi che non potrebbero permetterselo. Dopo la pizza e il pane, ma anche i libri e i , ora arriva anche il<strong">"Farmaco sospeso", un'iniziativa che fa bene alla salute di chi lo riceve, che non ha abbastanza denaro per curarsi, ma anche al cuore di chi lo dona.

A Sorbolo (PR), per esempio, è la Parafarmacia Il Sorbo, all'interno del centro commerciale la Sovrana, ad aver lanciato una vera e propria catena di solidarietà. Chiunque può aderire al progetto 'farmaco sospeso' lasciando un prodotto pagato il cui valore verrà consegnato alla Caritas parrocchiale locale in forma di buoni acquisto da spendere in Parafarmacia. In alternativa, il donatore può ritirare il buono e regalarlo personalmente a persone con difficoltà economica. In questo modo molti più concittadini che hanno necessità di antidolorifici, antipiretici o antiallergici non mutuabili possono farne uso in modo gratuito senza rinunciare alle cure.

"Poiché siamo convinti che l'esempio valga più di mille parole – spiega il dott. Massimo Zanichelli, titolare della Parafarmacia – i primi donatori siamo proprio noi, che mettiamo inizialmente a disposizione alcuni farmaci da banco (vendibili senza ricetta) con la volontà di dare inizio ad una vera e propria gara benefica".

Anche nella Bassa bergamasca ha preso piede l'iniziativa del farmaco sospeso: a Casirate ed Arzago .

"Ci siamo interrogati sulle necessità del territoriospiega a Il Corriere della Sera Attilia Bencetti, socia del Lions e responsabile del progetto —. A Casirate abbiamo voluto sperimentare quest'idea che coinvolgerà anche Arzago. Forniremo un fondo di mille euro che servirà a garantire il costo dei farmaci a persone e famiglie in difficoltà. Perché questi soldi arrivino a chi ne ha veramente bisogno ci siamo rivolti ai medici di base e ai Servizi sociali dei due Comuni".

lasciare pagato un farmaco da banco per le persone che ne hanno necessità ma non possono permetterselo.

"In molti esercizi pubblici del paesedice a Il Tirreno la dottoressa Elena Menichetti – i cittadini lasciano un caffè pagato a chi si presenta dopo di loro al bancone. È un gesto di cortesia che presuppone un moto di generosità nei confronti dell'altro: io faccio una cortesia a te che un giorno me la renderai. È con questo spirito che abbiamo pensato: noi vendiamo farmaci, e allora perché non estendere questa consuetudine ai medicinali? Del resto, penso che in giro ce ne sia un gran bisogno".

Roberta Ragni

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