dna

Hai il cancro? Ma che sfortuna! Proprio così: destino avverso nel vero senso della parola per quelli che si sentono diagnosticare un tumore, qualunque esso sia. E così, niente prevenzione. Quel che conta è un autentico patto col diavolo e un corredo genetico dei più fortunati. E magari una diagnosi precoce.

È il parere di alcuni ricercatori della Johns Hopkins School of Medicine che hanno analizzato quegli studi che sinora avevano visto come fattori di rischio o cause di tumori stili di vita, ambiente in cui si vive e difetti del dna. La loro conclusione, pubblicata su Science - è che le mutazioni genetiche che avvengono per puro caso quando le cellule staminali si dividono sono "i principali contributori del cancro, spesso molto più influenti dei fattori ereditari o esterni".

Secondo gli studiosi, due terzi dei tumori sono da imputare proprio alle mutazioni casuali dei geni e non a stili di vita scorretti, confermando la tesi della validità e della importanza della diagnosi precoce.

L'analisi si basa su un vero e proprio sistema matematico che evidenzia come all'aumentare del numero di divisioni cellulari aumenti il rischio che si sviluppi un cancro. Per capire ciò, i ricercatori hanno preso in esame 31 differenti tipi di tumore e, secondo i modelli matematici elaborati dagli scienziati Bert Vogelstein e Cristian Tomasetti, solo 9 sarebbero da collegare agli stile di vita o a difetti genetici. I restanti 22, invece, sarebbero solo da ricollegarsi alla sfortuna.

Il lavoro si è concentrato sulle staminali, che si possono differenziare in diversi tipi di tessuti a seconda delle esigenze, e che sono molto longeve (proprio per questa ragione, una loro mutazione può essere dannosa). Gli scienziati hanno contato le mutazioni casuali che possono avvenire durante una divisione cellulare, lasciando da parte cause come geni difettosi passati in eredità o origini tipo ambientale come il fumo o la presenza di radiazioni.

Il risultato è che tra i tipi di tumore collegati alla "sfortuna" e al caso si annoverano quelli localizzati in alcuni organi e tessuti come cervello, testa-collo, tiroide, esofago, polmone, osso, fegato, pancreas, melanoma, ovario e testicolo. In ogni caso, su alcune di queste neoplasie resta il fatto che fattori il fumo, gli effetti del sole, delle radiazioni, di un eccessivo consumo di carne e fattori genetici, possano avere un effetto scatenante.

Insomma, bisogna accanirsi contro il caso? Ma certo che no. Quello che i ricercatori mirano a fare e invitare a concentrarsi sulla ricerca che ha come obiettivo quello di migliorare le diagnosi.

"Se i due terzi di incidenza del cancro tra i tessuti - conclude Cristian Tomasetti - si spiega con casuali mutazioni del Dna che si verificano quando le cellule staminali si dividono, cambiare il nostro stile di vita e le nostre abitudini sarà un grande aiuto nel prevenire alcuni tipi di cancro, ma potrebbe non essere efficace per altri tipi di tumore. Dobbiamo concentrare più risorse sulla ricerca di modi per individuare questi tumori in anticipo, cioè nelle fasi in cui sono curabili".

Germana Carillo

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