Ice Bucket Challenge: finanzia la sperimentazione animale (e spreca acqua). Pamela Anderson dice no

pamela anderson

Pamela Anderson dice no alla Ice Bucket Challange. Perché? La Ice Bucket Challenge sta conquistando il web. La sfida del secchio d'acqua gelata sta coinvolgendo sempre più personaggi noti all'estero e in Italia. Le sfide hanno avuto inizio per supportare la ricerca sulla SLA, la sclerosi laterale amiotrofica, una grave malattia degenerativa le cui cause sono tuttora ignote.

Personaggi più o meno noti si trovino impegnati nel caricare video sui social network, che li ritraggono prima, dopo e durante la doccia gelata, nella speranza che a questo gesto simbolico segua davvero una donazione e che non si tratti soltanto della ricerca del classico momento di gloria. Biosgna sottolineare, però, che non tutti i metodi di ricerca sono uguali. Esistono sia la sperimentazione animale che metodi alternativi che evitano l'impiego di cavie da laboratorio. Proprio quest'ultima tipologia di ricerca risulta scarsamente finanziata, pur essendo in grado di raggiungere risultati importanti. Inoltre, è senza crudeltà, per chi ha a cuore la causa animalista e la lotta alla vivisezione, ma allo stesso tempo non vuole fermare il progresso scientifico.

Di certo la Ice Bucket Challange sta attirando l'attenzione su una malattia grave, invalidante e mortale di cui fino a questo momento non si è parlato abbastanza. Nello stesso tempo, torna alla ribalta il tema legato alla strada che la ricerca scientifica dovrebbe intraprendere non soltanto per individuare delle cure, ma anche per giungere finalmente alle cause della SLA e di tutte le altre malattie.

Tra i Vip che hanno deciso di rifiutare la Ice Bucket Challenge spicca il nome di Pamela Anderson, che pochi giorni fa ha pubblicato su Facebook un post in cui spiega le motivazioni del proprio 'No'. La star ha dichiarato di aver approfondito la questione e di aver scoperto che le donazioni destinate alla ALS Association finanziano la ricerca scientifica basata sulla sperimentazione animale. I topi verrebbero costretti a correre fino al collasso, mentre alle scimmie sarebbero praticate iniezioni di sostanze chimiche dirette al cervello che le porteranno alla morte.

La sperimentazione sugli animali per quanto riguarda la SLA serve davvero? Secondo quanto riportato dalla Anderson, solo una piccolissima parte degli esperimenti condotti sugli animali per studiare la SLA ha avuto successo e ha poi condotto a test clinici sugli esseri umani. Tutti i trattamenti testati prima sugli animali e poi sull'uomo hanno fallito, tranne uno, che sarebbe in grado purtroppo di dare benefici solo marginali ai pazienti affetti da SLA.

L'elevato tasso di fallimento degli esperimenti sugli animali, come sottolineato dalla Anderson, si spiega in modo molto semplice: gli animali provano sofferenza e dolore in modo molto simile al nostro, ma il loro organismo spesso reagisce in modo molto diverso alle malattie e ai medicinali, rispetto a quanto accade a noi. Ecco un dato molto importante: secondo l'FDA, 92 su 100 farmaci che superano i test sugli animali falliscono nella fase clinica di test sugli esseri umani.

Le alternative alla sperimentazione e ai test sugli animali esistono e se ne dovrebbe parlare di più. Si tratta in particolar modo di mostrarsi a favore di un progresso scientifico che potrebbe seguire una via più efficace (e meno crudele) grazie alle nuove tecnologie a disposizione: sofisticati test in vitro, tecniche computerizzate, coinvolgimento di volontari. Si tratta di un insieme di strategie che avrebbero già dato buoni risultati per quanto riguarda l'HIV. Coloro che rifiutano la Ice Bucket Challange stanno dalla parte di una ricerca che punti davvero sull'individuazione di cure per le malattie più gravi, senza passare attraverso i test sugli animali, ma grazie a tecniche alternative.

Nel frattempo, in Italia stanno nascendo delle iniziative alternative, come "Io non spreco l'acqua e non finanzio la vivisezione". Sul web circolano dei contro-hashtag: #StopIceBucketChallenge e #NoAcquaSprecataNoVivisezione con l'invito a sostenere la ricerca e le associazioni che si battono realmente per trovare delle cure e che sanno di non avere bisogno della sperimentazione animale per raggiungere i propri obiettivi.

Come fare per destinare una donazione ad un centro di ricerca o a un'associazione che non si occupino di sperimentazione animale? Ad esempio, potete provare a contattare il Centro Internazionale per le Alternative nella Ricerca e nella Didattica (I-CARE), Compassionate Care Als, e Humane Seal PCRM's Humane Charity, che ha dedicato alla SLA e alla ricerca alternativa un articolo molto interessante, che potete leggere qui per approfondire.

Come suggerisce la LAV, se ricevete un invito alla Ice Bucket Challenge, potete anche decidere di rispondere con un secchio vuoto e una donazione diversa, più vicina alla vostra cultura e sensibilità. Potrete scegliere, ad esempio, di fare una donazione senza finanziare la ricerca sugli animali e a favore di coloro che ogni giorno assistono i malati di SLA (#puoiscegliere).

sla ale giorgini

(Illustrazione di Ale Giorgini)

Marta Albè

Fonte foto: facebook.com/pamelaanderson

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