tumore seno sostanze pericolose

Nuove interessanti ricerche vogliono far luce sull’insorgenza del tumore al seno o meglio sui possibili fattori di rischio. La prima riguarda il rapporto con la carne rossa, altre due invece analizzano la possibilità che la presenza di nei sulla pelle comporti qualche possibilità in più di sviluppare la malattia.

Secondo la ricerca effettuata dall’Università di Harvard, e pubblicata sulla rivista British Medical Journal, un consumo eccessivo di carne rossa è senza dubbio un fattore di rischio per il cancro al seno da non sottovalutare, soprattutto se a mangiarla sono le giovani donne. Il team di esperti americani ha analizzato i risultati di una ricerca precedente effettuata nel 1991 in cui un totale di oltre 88mila donne tra i 26 e i 45 anni di età aveva compilato un questionario sulle proprie abitudini alimentari. Tra di esse vi era chi non consumava mai carne rossa, chi ne faceva un consumo moderato e chi invece era solita consumarla anche più volte al giorno.

Si è potuto evidenziare così attraverso una proiezione statistica (che ha analizzato anche altri fattori) che, nei successivi 20 anni, erano proprio le donne che mangiavano più carne ad aver avuto più casi di tumore. Una maggiore assunzione di carne rossa corrispondeva ad un aumento di rischio del 22% complessivo, particolare incidenza di questo fenomeno si notava nelle donne giovani, ovvero in quelle pre-menopausa.

Gli scienziati ipotizzano che gli effetti dannosi di un consumo eccessivo di carne rossa relativamente all’aumentato rischio di cancro al seno sarebbero da imputare all’eccessiva quantità di proteine, queste sostanze infatti accelerano la duplicazione cellulare e dunque anche quella delle cellule tumorali. In più nella carne conservata sono presenti alcune sostanze come i nitrati, potenzialmente cancerogeni.

La dottoressa Maryam S Farvid, autrice principale dello studio, ha concluso che questo alimento “può essere un fattore di rischio per il cancro al seno, e sostituendo la carne rossa con una combinazione di legumi, pollame, noci e pesce si può ridurre il rischio di cancro al seno”.

Per quanto riguarda i nei invece, vi riportiamo due studi effettuati su donne di mezza età che hanno rilevato come la presenza di un maggior numero di nei sulla pelle si traduce anche in un aumento di rischio tumore al seno. Il primo ha analizzato i dati di uno studio statistico precedente che aveva preso (nel 1987) un campione di oltre 74mila donne americane tra i 40 e i 65 anni a cui era stato chiesto di contare i nei che avevano sul braccio sinistro dal diametro di oltre 3 millimetri. Si è potuto notare così, a distanza di molti anni, che le donne con più di 15 nei in quella zona avevano riscontrato una probabilità del 35% più di ammalarsi di cancro al seno rispetto alle donne senza nei.

La seconda analisi, invece, è stata condotta dall'Inserm, istituto nazionale francese per la salute e la ricerca medica, e ha valutato i dati di uno studio realizzato negli anni 1989-1991 su circa 90.000 donne di età compresa tra i 39 e i 66 anni. Alle donne veniva chiesto di indicare se sul proprio corpo avevano nessuno, pochi, molti o moltissimi nei. Il campione è stato monitorato fino al 2008 e nel corso degli anni 5.956 si erano ammalate di tumore al seno. Si è visto così che le donne che avevano più nei erano anche quelle che misuravano un rischio più alto del 13% di cancro al seno.

Queste due ricerche suggeriscono dunque che la presenza di molti nei sul corpo possa essere considerata un indicatore utile per valutare un rischio maggiore di tumore alla mammella. L’ipotesi degli esperti è che i nei siano un marcatore dell’esposizione agli ormoni sessuali, in particolare gli estrogeni la cui partecipazione nell’insorgenza di tumore al seno è ormai riscontrata.

Francesca Biagioli

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