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La cannabis potrà essere usata a scopo terapeutico anche in Umbria. Dopo la Sicilia, la Puglia, le Marche, il Piemonte, la Toscana e non solo, ora anche l'Umbria è pronta ad approvare una norma sulla distribuzione di farmaci a base di cannabinoidi per scopi terapeutici. Salgono dunque a 9 le regioni in cui la marijuana diventa autorizzata come cura.

Si tratta di un'iniziativa legislativa a firma del consigliere regionale Stufara-Prc-FdS, con la quale l'Umbria si allinea al percorso nazionale sancito da una legge del governo Monti (n.38 del 2010) che ha inserito l'uso di alcuni derivati naturali o di sintesi dei cannabinoidi nella "terapia del dolore" sui pazienti affetti da patologia cronica o da malattia terminale, come cura palliativa del dolore e di altre forme di disabilità fisica e mentale.

L'Assemblea legislativa umbra ha così approvato a maggioranza la proposta di legge contenente "Disposizioni per la somministrazione ad uso terapeutico dei farmaci cannabinoidi", che prevede l'erogazione soltanto a carico del Sistema sanitario regionale dei farmaci cannabinoidi proprio per le cure palliative e per le terapie del dolore. La prima prescrizione dovrà essere effettuata da medici specialistici, poi potranno essere prescritti anche dai medici di famiglia, mentre l'erogazione dei farmaci cannabinoidi potrà avvenire sia in ospedale che in ambito domiciliare.

Comitato tecnico-scientifico – Un dirigente della struttura regionale competente, un medico esperto in terapia del dolore e cure palliative, due rappresentanti delle farmacie convenzionate, un farmacologo che abbia condotto ricerche, opportunamente documentate, sulle sostanze cannabinoidi e altri farmaci antidolorifici, due rappresentanti delle associazioni dei malati destinatari di tali terapie, un rappresentante delle associazioni dei farmacisti preparatori, un esperto legale, un esperto della comunicazione di massa, comporranno il cosiddetto "Comitato tecnico-scientifico".

Ma quali sono le evidenze scientifiche della utilità della cannabis? La letteratura sull'argomento è molto vasta, sono in molti ad essersi schierati a favore dell'utilizzo della sostanza nei farmaci, ma moltri altri sono contro.

In Italia, l'accesso a questo tipo di terapie è ancora difficoltoso. È possibile però importare farmaci a base di cannabinoidi, anche se la trafila burocratica per ottenerli è complessa, lunga e costosa.

Per rendere più semplice l'accesso dei cittadini alle terapie a base di cannabinoidi ci vorrebbe una riforma della legislazione nazionale, ma è già qualcosa che le Regioni nella loro autonomia possano intervenire per disciplinare la materia e semplificare l'accesso ai farmaci cannabinoidi.

Germana Carillo

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