veronesi

Di nuovo acceso il dibattito pro e contro liberalizzazione della Cannabis nel nostro paese. Questa volta a rilanciare il tema è stato il noto oncologo Umberto Veronesi grazie ad un editoriale pubblicato su "La Repubblica" che inizia così: “vorrei che si riaprisse anche in Italia il dibattito per la liberalizzazione delle droghe leggere. È arrivato il momento di superare le barriere ideologiche e ammettere che proibire non serve a ridurre il consumo”.

Veronesi cita in particolare la sentenza della Consulta che ha dichiarato incostituzionale la Fini-Giovanardi, una legge che voleva equiparate droghe pesanti e leggere e prevedeva pene severissime (fino ad 20 anni di reclusione) in entrambi i casi senza distinzione. “Mettere sullo stesso piano droghe leggere e pesanti è antiscientifico” scrive l’oncologo e ora vanno riviste le condanne di circa 10.000 detenuti.

“Si stima che circa il 50% dei nostri giovani faccia uso di cannabis, oltre a molti adulti. Significa che metà dei giovani italiani è criminale?” ovviamente no, secondo Veronesi. Vietare il possesso e il consumo di cannabis sarebbe solo un modo per incitare alla trasgressione e “se si deve ricorrere alla proibizione, significa che abbiamo fallito nella nostra azione educativa”.

Il noto oncologo non poteva non trattare il tema dell’uso medico della cannabis soprattutto rispetto alla cura del dolore: “già molte regioni hanno reso accessibile la cannabis ad uso terapeutico. È assurdo, per il resto del Paese, rinunciare ad un potente antidolorifico solo perché ha la ‘colpa’ di essere anche una sostanza stupefacente”.

Inevitabili le reazioni dei favorevoli o contrari all'appello di Veronesi. Luigi Manconi, senatore del Pd, si è dichiarato d’accordo con l'oncologo: “vorrei un regime di legalizzazione uguale a quello a cui sono sottoposte sostanze oggi legali e il cui abuso produce più danni di quanti produca l’abuso dei derivati della cannabis. Dunque sì alla produzione e commercializzazione a carico dello Stato, con adeguata tassazione, limiti e vincoli”.

Mentre Carlo Giovanardi, senatore del Nuovo centrodestra, ha invece tirato in ballo addirittura Borsellino per esprimere il suo no: “Paolo Borsellino, prima di essere assassinato dalla mafia, spiegava ai ragazzi che la liberalizzazione o la legalizzazione della droga sarebbe stato il più grande regalo fatto alla criminalità organizzata. Due settimane fa il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti ha ribadito che la liberalizzazione della cannabis non toglie spazio alle mafie”.

Voi da che parte state?

Francesca Biagioli

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