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Cosa c'è nella nostra pipì? Oltre 3.000 sostanze chimiche. È questa la domanda a cui ha risposto un nuovo studio realizzato dall'Università dell'Alberta. E le risposte potrebbero essere molto utili non solo in campo medico ma anche per sfruttare quello che, di fatto, è uno scarto del corpo umano.

All'apparenza un liquido semplicissimo, color giallo paglierino. Ma nella sostanza, un mix di sostanze chimiche o metaboliti, 3mila, 30 volte di più di quanto precedentemente noto. Dopo una ricerca durata oltre 7 anni, 20 ricercatori dell'Università dell'Alberta hanno determinato nel dettaglio la composizione chimica dell'urina umana.

"L'urina è un biofluido incredibilmente complesso. Non avevamo idea che ci potessero essere tanti composti diversi che vanno a finire nei nostri WC”, ha detto David Wishart, lo scienziato a capo del progetto.

La composizione chimica delle urine è di particolare interesse per medici, nutrizionisti ma anche per gli scienziati ambientali perché la pipì rivela informazioni chiave non solo per la salute delle persone, ma anche su ciò che mangiano, su quello che stanno bevendo, su quali farmaci si stanno prendendo e quali sono le sostanze inquinanti a cui possono sono stati inconsapevolmente esposti.

Durante lo studio i ricercatori hanno scoperto la presenza di almeno 3.079 composti rilevati nelle urine, di cui 72 sono generati da batteri, 1.453 provengono dal corpo stesso. Altri 2.282 provengono dalla dieta, dai farmaci, dai cosmetici o dall'esposizione ambientale.

L'elenco completo di tutti i metaboliti che possono essere rilevati nelle urine umane utilizzando le tecnologie attuali è stato messo a disposizione in un database pubblico online chiamato Urine Metabolome database. La parola metaboloma si riferisce alla raccolta completa dei metaboliti , che sono i prodotti del metabolismo e comprendono ormoni, vitamine e altre molecole.

Capire cosa davvero contiene la pipì potrà essere utile anche per un eventuale riutilizzo. Da tempo infatti si lavora sulle urine e in futuro non è escluso che potranno essere usate per ricaricare gli smartphone, per portare l'uomo nello spazio alimentando le navicelle, o ancora per produrre energia elettrica.

Francesca Mancuso

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