allevamenti galline

In Italia abbiamo un caso confermato e uno sospetto di positività per il virus dell'influenza aviaria H7N7. Nel primo caso, si tratta, come fa sapere il Ministero della Salute, di un uomo esposto per motivi professionali ai volatili di allevamenti infetti, che ha la congiuntivite. È un addetto alla raccolta di uova e pollina di in uno degli allevamenti del gruppo Eurovo alla raccolta di uova e pollina.

Ma il virus H7N7, in generale, non viene facilmente trasmesso all'uomo, che può infettarsi solo se viene a trovarsi a contatto diretto con l'animale malato o morto. A differenza di altri virus aviari (quali ad esempio H7N9 o H5N1), H7N7 tende a dare nell'uomo una patologia di lieve entità, come la congiuntivite. Essendo rara la trasmissione da persona a persona, i focolai umani tendono ad autolimitarsi, per cui il rischio di comunità è estremamente basso o addirittura irrilevante, dice il Ministero.

SCONGIURARE LA PSICOSI PER SALVARE GLI ALLEVAMENTI - Le associazioni del settore, intanto, tentano di limitare i danni economici "da psicosi". "Le rassicurazioni del Ministero della Salute sulla assoluta assenza di rischi dal consumo di carne e uova sono un segnale importante in un situazione in cui il consumo di prodotti avicoli ha raggiunto oltre 19 chili per persona all'anno, spinti dal difficile momento di crisi", spiega la Coldiretti.

Nel comparto trovano lavoro circa centomila persone, tra dipendenti diretti e indotto, e si producono 1,3 milioni di tonnellate di carni avicole e oltre 12 miliardi di uova con fatturato di settore, pari a 5,7 miliardi di euro (dati 2012). Anche per Copagri il "vero rischio è il danno economico che potrebbe derivare da un'ingiustificata psicosi. In una fase, peraltro in atto da parecchio tempo, in cui i consumi alimentari stanno subendo un crollo che ha avuto e sta avendo pesanti ripercussioni sui bilanci delle imprese agricole, un'ulteriore caduta in una produzione basilare per la nostra alimentazione sarebbe insostenibile e causerebbe la chiusura di numerose aziende".

MA CHI PENSA A GALLINE E TACCHINI? - Ma le associazioni animaliste non sono affatto d'accordo, e puntano il dito contro le condizioni di vita degli animali in questo tipo di allevamenti. L'Enpa, ad esempio, sottolinea con forza la responsabilità ormai accertata degli allevamenti intensivi quali causa e fonte primaria di diffusione del virus. "Quando migliaia di animali sono vaccinati, sottoposti a trattamenti con sulfamidici ed altri farmaci che si rendono necessari proprio per la modalità di allevamento che prevede che gli animali siano ammassati in poche decine di metri quadrati, è inevitabile - spiega la Protezione Animali – che il virus si manifesti e che vi sia una rapida diffusione della patologia in modo pressoché istantaneo da un esemplare all'altro".

Il tutto, senza considerare un'ulteriore aggravante: l'Italia è sotto procedura d'infrazione europea per non avere ancora adempiuto alla direttive europea relativa alle galline ovaiole, un dispositivo pensato anche con l'obiettivo di prevenire possibili emergenze in ambito igienico- sanitario. Intanto, queste creature sono doppiamente vittime della follia umana e vengono massacrate per scongiurare un pericolo creato dall'uomo stesso con l'industria dell'allevamento.

Roberta Ragni

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