Un semplice test all'aceto può ridurre i tassi di mortalità per cancro della cervice uterina. Lo dimostra uno studio presentato al meeting dell'American Society of Clinical Oncology a Chicago e condotto su 150.000 indiane di 20 baraccopoli della città di Mumbai. Risultato? Il "VIA-test" (Visual Inspection with Acid Acetic), che consiste nell'applicare sulla cervice uterina alcune gocce di aceto e osservare se avvengono cambiamenti in presenza di lesioni, ha ridotto la mortalità del cancro del collo dell'utero di quasi un terzo.

Si tratta di un'ottima notizia in particolare per le donne più svantaggiate, soprattutto se si considera che il cancro della cervice uterina è la principale causa di morte per tumore nei Paesi in via di sviluppo, dove l'accesso allo screening è scarso o pari a zero. Nello studio in questione, 75.360 donne di età compresa tra 35-64 anni, con nessuna precedente storia di cancro, si sono sottoposte per due anni agli screening che prevedevano l'applicazione dell'aceto sulla cervice, mentre 76.178 donne no.

Queste ultime hanno ricevuto un ciclo di formazione sul cancro e sono stati invitate a segnalare eventuali sintomi sulla base di quanto avevano imparato. Con il test, dopo 60 secondi la cervice viene esaminata a occhio nudo, senza utilizzare luci o lampade. Il tessuto pre-canceroso diventa bianco quando viene applicato l'aceto, mentre i tessuti sani non cambiano colore. Questo rappresenta un enorme vantaggio per la popolazione femminile delle zone rurali, dove reperire medici nelle vicinanze è praticamente impossibile.

"Il nostro problema - ha detto il professor Surendra Shastri, autore del progetto- è che in India mancano programmi di screening basati sul Pap-test a causa delle strutture inadeguate e della mancanza di personale sanitario competente. Non solo, tutto ciò si somma alle difficoltà logistiche e alla mancanza di fondi per attuare una seria campagna". Per questo lo screening con l'aceto può essere fondamentale: tra le donne indiane che lo hanno utilizzato ha determinato, infatti, una riduzione del 31% dei tassi di mortalità del cancro del collo dell'utero. E i ricercatori stimano che questa strategia potrebbe evitare 22.000 morti in India e quasi 73.000 nei Paesi poveri di tutto il mondo.

Roberta Ragni

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