Cannabis per uso terapeutico: il sì dell'Italia ai medicinali

L'Italia ha detto sì all'utilizzo dei farmaci a base di cannabinoidi. Dopo il via libera di Regione Marche, Toscana e Repubblica Ceca, è passata quasi inosservata l'ultima importantissima novità che riguarda l'inserimento della cannabis nella Tabella II, sez. B, dell'attuale normativa sugli usi terapeutici delle sostanze psicoattive sottoposte a controllo, insieme agli ansiolitici e ai sonniferi.

È qui, infatti, con tutte le altre sostanze con attività farmacologica e terapeutica, che si trovano ora anche i "medicinali di origine vegetale a base di cannabis (sostanze e preparazioni vegetali, inclusi estratti e tinture)". La norma, firmata dal Ministro Balduzzi e pubblicata in Gazzetta Ufficiale dell'8 febbraio, smentisce la legge Fini-Giovanardi e modifica il decreto del Presidente della Repubblica 309/1990, il testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza.

Ciò significa, in pratica, che dallo scorso 23 febbraio 2013 in Italia dovrebbe essere finalmente possibile vendere medicinali a base di cannabis: basterebbe presentare una regolare ricetta, senza più necessità di autorizzazioni da analizzare caso per caso e altre lungaggini figlie dell'eccessivo proibizionismo che ha caratterizzato fino a ora la vendita della sostanza per scopi terapeutici. Ma è davvero così?

Quando saranno in farmacia i farmaci a base di canapa?

Il Presidente di Forum Droghe, Giorgio Bignami, medico e libero docente in farmacologia, nonché ex dirigente di ricerca in psicofarmacologia presso l'Istituto superiore di sanità, risponde così dalle pagine di Fuoriluogo.it: "questa, purtroppo, è roba da sfera di cristallo. Infatti, salvo per alcuni aspetti di non trascurabile importanza di competenza regionale (entità dei ticket, eventuale finanziamento o cofinanziamento di terapie e altri atti medici non a carico del SSN, ecc), le principali competenze in materia di farmaci e dispositivi medici appartengono per legge all'autorità sanitaria nazionale (Ministero della salute, AIFA)".

Ciò vale, spiega il presidente, per la registrazione dei farmaci, che a sua volta è subordinata alle richieste delle ditte e alla valutazione dei dossier medico-scientifici da esse presentati, così come per l'assegnazione alle varie fasce a carico o non a carico del SSN che per la definizione di condizioni particolari di crescente complessità (farmaci prescrivibili dal medico di base solo previa stesura di un piano terapeutico da parte di uno specialista ospedaliero o ambulatoriale del SSR; farmaci o confezioni di un dato farmaco per esclusivo uso ospedaliero; farmaci particolarmente costosi e di efficacia limitata e variabile).

"In una tale situazione – conclude Bignami-, alla domanda "quando i derivati della cannabis arriveranno in farmacia?" si può solo rispondere "dipende dal tempo che impiegheranno le ditte a presentare richieste e dossier, dai tempi di esame delle pratiche; e in caso di registrazione, dalla fascia di collocazione e dalla definizione di altre condizioni come quelle sopra elencate", procedure eventualmente integrate da provvedimenti regionali come quelli già menzionati. Il tutto entro una gamma che va dal "più veloce della luce" ai "tempi geologici", in funzione di una serie di variabili che genericamente si possono definire come "pressioni in un senso o nell'altro di parti che contano"".

Cosa intende dire con questo? Che sono proprio le pressioni che verranno esercitate sulle ditte, sul Ministro della salute, sull'AIFA, non solo da parte di associazioni e cittadini, ma anche per opera di regioni che si sono impegnate sul fronte della cannabis terapeutica, in primis la Toscana, ad avere il potere di ridurre tali tempi al minimo. Soprattutto se le istanze saranno vigorosamente sostenute. Insomma, la guerra non è finita e la strada è ancora lunga, ma la prima vittoria è certamente segnata. Anche se nessuno ne parla.

Roberta Ragni

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