Vivere a colori: il segreto della gioia che non ti aspetti

Vivere a colori

I colori vivaci e brillanti ci danno più energia e – in modo particolare, come ha raccontato Ingrid Fetell Lee, stilista, in un intervento al TED – stimolano la nostra gioia.

Tra parentesi: non succede certo per caso; come sottolineò Peter Deunov nel libro “Le testament des couleurs”, sono il linguaggio della Luce, la manifestazione della forza creativa dello Spirito e rappresentano una sorta di ponte universale tra il mondo “visibile” e quello a noi “non visibile” (con uno sguardo “ordinario); ci fanno risuonare sulle diverse frequenze dell’amore: ad esempio, i raggi luminosi di colore rosso e rosa ci parlano di amore e della vita, quelli arancioni rappresentano lo spirito della santità, il giallo parla della saggezza, il verde della forza dell’anima, il blu porta con sé le informazioni della verità, il violetto della forza che nasce dalla consapevolezza profonda, il viola ametista ci ricorda lo spirito della grazia e la luce brillante del diamante parla dell’amore raggiante del Cristo.

Inoltre, noi stessi siamo fatti di colori o, meglio, le nostre funzionalità, i nostri organi vibrano nelle cromie principali: quelle dei chakra, che si ritrovano – con lo stesso ordine di successione – nell’arcobaleno.

Ricapitolando: siamo colore e il colore armonizza – a livello sottile – il corpo e l’anima.

Sollecita la nostra gioia: in particolar modo ha un effetto importante quando si presenta con forme rotondeggianti o simmetriche, se diventa un’esplosione di colori o toni pieni, se porta con sè leggerezza oppure il senso della grandezza, della multeplicità”: conferma Ingrid Fetell Lee.

Quindi, di conseguenza, quali saranno i colori più presenti nelle case, tra muri, mobili; quali sono le nuance più presenti nella nostra? Probabilmente, perlopiù beige, bianco panna, marrone, toni neutri o al massimo pastello. Ben che vada, qualche macchia di colore è assicurata dai complementi di arredo, giusto? Bene. E ora, se pensassimo – in generale -ai nostri colori preferiti, sono davvero questi grigini-beigeini-“neutrini”? E per quanto riguarda le cromie tipiche del nostro abbigliamento, come andiamo?

Bisogna ammetterlo: quasi sempre lo “scarto”, la distanza tra quello che siamo, che ci piace e di cui abbiamo bisogno con quello che invece utilizziamo, è impressionante. Come mai? Ingrid Fetell Lee – fondatrice dell’Estetica della Gioia e autrice del libro “Joyful: The Surprising Power of Ordinary Things to Create Extraordinary Happiness è andata alla ricerca di questa risposta.

Secondo Peter Stamberg e Paul Aferiat, architetti del Saguaro Hotel in California, si tratterebbe di “cromofobia”: la paura di scegliere un colore e poi pentirsi e doverlo comunque utilizzare. Non è tutto.

Penso – afferma Fetell Lee – che ci sia un pregiudizio culturale contro il colore. Siamo portati a considerare i toni accesi come qualcosa di infantile e invece le sfumature neutre più appropriate all’età adulta. Non è così. Ho passato l’ultimo decennio a studiare la gioia. Sin dall’inizio, era chiaro che i luoghi più vivaci e le cose avevano tutte una cosa in comune: colori brillanti e vivaci. Che si tratti di una fila di case dipinte a tinte forti, come le caramelle, o una scatola di pennarelli colorati, il colore vibrante crea sempre una sensazione di gioia”.

La gioia dipende (anche) dalla nostra capacità di percepire la bellezza e i colori intorno a noi e poi portarli, consapevolmente, nella nostra vita, in casa, nell’abbigliamento. Sulle pareti, le tonalità vivaci “animano” la luce e, riflettendola, ne amplificato l’effetto:

il giallo è particolarmente efficace come agente schiarente. Perché è il più leggero di tutti i colori al suo stato puro, ha una luminosità e un calore intrinseco”. Ma come abbinare le nuance, come osare? “Indubbiamente ci vuole un po’ di pratica, per avere fiducia nelle proprie scelte, specialmente se si vogliono fare accostamenti importanti ma c’è un modo pratico e alla portata di tutti, per trovare combinazioni gioiose – suggerisce la Fetell Lee – : prendere spunto da Matisse. Quando si vede che i colori possono coesistere piacevolmente su una tela, si sa che potranno funzionare anche in casa, nella propria vita”.

Per chi si sentisse un po’ inquieto all’idea, si può cominciare dall’inserire – qua e là – un po’ di tinte accese grazie a qualche complemento d’arredo o accessori da indossare. Così, per prendere confidenza. Per tutti l’invito è lanciarsi, lasciarsi andare nella bellezza di una vita piena di colori. Consapevoli di quello che, su tutti i piani, ci portano.

Anna Maria Cebrelli

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