8 benefici provati di un pianto liberatorio

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Che pianto sia: sotto la doccia, lasciando che l’acqua si mescoli alle lacrime e, insieme, facciano pulizia emozionale; in mezzo alla natura, in un angolo raccolto o al centro di un prato, tra i fiori. Sotto il sole, alla luce della luna o approfittando della pioggia. È liberatorio, innanzitutto. Ma non solo: piangere, per lo più, fa bene.

Le lacrime sono salutari per chiunque ma, ebbene sì, ammettiamolo, la propensione a produrle è più femminile: lo dicono, perlomeno, tutti gli studi scientifici disponibili.

Circa trent’anni fa William H. Frey, biochimico, scoprì che le donne piangevano (in un range che varia dagli occhi umidi al pianto con singhiozzi) in media 5,3 volte al mese, gli uomini 1,3 volte. Uno studio pubblicato sul Journal of Research in Personality del 2011 conferma i vecchi dati.

E se biologicamente potrebbe esserci un motivo per cui le donne piangono più degli uomini (il testosterone può inibire il pianto, mentre la prolattina ormonale può promuoverla) è senz’altro vero che il pianto è influenzato da regole sociali e culturali.

Uno studio condotto da Dianne Van Hemert ha sottolineato come nei paesi che consentono una maggiore libertà di espressione e risorse sociali, come in Cile, Svezia e Stati Uniti mentre in altri (Ghana, Nigeria e Nepal) la differenza tra uomini e donne è decisamente meno marcata. d’altra parte, hanno riportato solo tassi di lacrime leggermente più alti per le donne (Cross-Cultural Research, 2011); chi vive in situazioni o nazioni più ricche può piangere di più perché la cultura lo permette, mentre tendenzialmente le persone che vivono nella povertà e in zone disagiate tendono a farlo di meno perché sarebbe un comportamento non consono rispetto alle norme sociali consolidate. Interessante no?

Leggi anche: Quanto ne sai delle tue lacrime? Scoprilo con questo test

Come e quanto piangiamo dipende anche dalla nostra infanzia: il pianto – come ha osservato la psicologa Judith Kay Nelson – può riflettere gli stili di attaccamento, ci si sente a proprio agio nell’esprimere le proprie emozioni, lacrime incluse. Le persone con attaccamento insicuro tendono invece a piangere più spesso mentre quando lo stile è evitante, più facilmente si registra una tendenza a inibire le lacrime.

Certo è che il pianto è un segnale sociale che può indicare un bisogno di supporto ed ha quindi la funzione di attirare comportamenti di aiuto o vicinanza ma è anche, a prescindere, un momento di “scarico emozionale” che presenta una lunga serie di vantaggi. Vediamo quali.

Ha un effetto calmante
Piangere è un buon modo per autoregolare le proprie emozioni, calmarsi, ridurre la propria angoscia, la tensione, la rabbia o qualunque altra emozione forte, impattante: attiva il sistema nervoso parasimpatico e aiuta a rilassarsi.

Aiuta ad alleviare il dolore e migliora l’umore
Probabilmente è nell’esperienza pratica di molti ma la conferma viene anche dalla ricerca: le lacrime emotive sono accompagnate da un rilascio di ossitocina ed endorfine, che rilassano, calmano, fanno stare meglio e persino alleviare il dolore fisico (oltre quello emotivo).

Rilascia le tossine e riduce lo stress
Le lacrime di un pianto che nasce come sfogo liberatorio in situazioni sfidanti, difficili, che mettono in qualche modo alla prova, sono piene di ormoni dello stress e altre sostanze chimiche collegate. Piangere quindi – dai primi studi disponibili – sembrerebbe poter ridurrebbe anche il livello stressogeno del momento.

piangere donna

Aiuta a dormire
Uno studio del 2015 ha rilevato che il pianto può aiutare i bambini a dormire meglio; la ricerca non ha ancora approfondito l’effetto sugli adulti ma è facile immaginare che gli effetti calmanti, di moderazione positiva dell’umore e contro il dolore possano aiutare ogni persona ad addormentarsi più facilmente.

Combatte i batteri
Ebbene sì, il pianto ha un effetto antibatterico e antimicrobico e tiene gli occhi puliti.

Migliora la visione
Le lacrime mantengono gli occhi umidi e questo aiuta a vedere meglio; diversamente la visione diverrebbe più sfocata.

Allontana il rischio di somatizzare il disagio
Secondo alcune ricerche, chi piange più spesso ha meno disturbi gastrointestinali e respiratori di chi non lo fa o lo fa poco: le emozioni, scaricate, non “diventano corpo”.

Permette di cambiare prospettiva
Quando piangiamo possiamo diventare più consapevoli delle nostre “debolezze” e questo ci permette di affrontare il tema, trovare una prospettiva diversa e più adeguata alle situazioni.

Certo stiamo parlando di lacrime emotive: sono occasionali, uno scarico liberatorio e così fanno stare meglio. Se invece sorgono tra le ciglia in ogni momento – o comunque spesso –; se l’effetto successivo non è di rilassamento e calma; se, insomma, non portano benefici, potrebbero essere un segnale chiaro di un disagio più profondo: in quel caso è sicuramente utile non prendere le lacrime sottogamba e cercare un aiuto.

Leggi anche: Piangere fa bene, non vergognarti delle tue lacrime

Anna Maria Cebrelli

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Laureata in Psicologia, love&life coach con orientamento spirituale-evolutivo, counselor in psichènergia, facilitatrice in deep democracy e con una formazione in naturopatia.
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