Hikikomori: aumenta con la pandemia il fenomeno dei giovani chiusi in camera per paura del mondo

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Negli ultimi anni si è sentito parlare spesso di Hikikomori, termine che significa letteralmente “stare in disparte”, e che viene utilizzato per indicare un fenomeno sempre più diffuso, anche e soprattutto tra i giovani. Fenomeno partito dal Giappone che tuttavia riguarda altri paesi, Italia inclusa, dove i giovani Hikikomori nel 2018 erano già circa 100.000. E la quarantena dovuta alla pandemia non ha fatto che acuire il fenomeno. Molti giovani che stavano provando ad uscirne con l’aiuto di specialisti, infatti, si “sono lasciati andare” nuovamente, mentre sta crescendo chi ha trasformato l’isolamento forzato in casa in volontario. Senza scuola, senza attività sportive e con nuove routine consolidate, il rischio di non aver voglia di tornare fuori aumenta.

Ma chi sono gli Hikikomori? Si tratta di persone che non lavorano, non studiano e difficlmente escono di casa. Reclusi sociali in costante crescita, con un’età media tendenzialmente bassa, in Giappone corrispondente ai 31 anni. Nel solo 2010 il Governo giapponese ne ha stimati circa 700.000 ma solo alla fine degli anni ’90 il paese si è accorto della loro esistenza.

Come dicevamo, sono giovani che si ritirano completamente dalla vita sociale, verso la quale provano angoscia. Pur di evitarla preferiscono rimanere rinchiusi in casa ogni giorno, a volte vivono con le loro famiglie di origine, in altri casi sono soli. Ma se inizialmente li si riteneva affetti da una forma di ansia sociale, oggi sempre più studiosi concordano nel ritenerla una condizione patologica.

Quali sono le cause?

Le cause non sono chiarissime ma si ritiene che il ritiro sociale derivi da una serie di fattori, per esempio fallimenti scolastici ed esperienze infantili spiacevoli. Lo conferma anche Michael Zielenziger, autore del libro “Chiudere il sole: come il Giappone ha creato la propria generazione perduta“, dove l’autore collega la sindrome proprio a disturbi da stress post-traumatico. Non avrebbe invece alcuna correlazione con condizioni mentali particolari né con l’autismo.

Un’altra causa avrebbe a che fare con le elevate aspettative delle famiglie che, se non soddisfatte, possono causare particolare frustrazione nei ragazzi. Anche Marco Crepaldi, fondatore di Hikikomori Italia, è dello stesso parere, il problema, ha dichiarato,riguarda i ragazzini che non riescono a sopportare la pressione della competizione scolastica e lavorativa e decidono di auto-escludersi”.

Senza contare, perlomeno in Giappone, l’influenza di un contesto sociale sempre più decadente dal punto di vista delle relazioni sociali, peggiorato dalla rapida urbanizzazione e dal rapido progresso tecnologico.

A proposito di tecnologia i pareri sono però discordanti: da un lato alcuni studiosi, come Takahiro Kato, professore associato di psichiatria all’università Kyushu di Fukuoka, ritengono che il web, riducendo il tempo che le persone trascorrono fuori in ambienti sociali, ha peggiorato la situazione. Ma altri non vedono in Internet la causa dell’isolamento, semmai lo considerano un rifugio per certi versi utile, dato che connette gli Hikikomori con persone con interessi simili e in alcuni casi anche con professionisti in grado di aiutarli.

Ulteriori fattori di rischio sarebbero eventuali difficoltà emotive e nel controllo degli impulsi, nonché problemi di autostima.

Caratteristiche

Gli Hikikomori evitano qualunque contatto sociale e perlomeno in Giappone, sono considerati tali solo coloro che si isolano per periodi superiori ai 6 mesi. Spesso hanno un ritmo sonno-veglia invertito, si auto-recludono in camera da letto e preferiscono attività solitarie.

Questi ragazzi tendono a rifugiarsi nel mondo di internet comunicando online, ma non è detto che siano “tossicodipendenti” del web, cosa che fra l’altro accomuna molti giovani giapponesi non necessariamente Hikikomori.

E anche se il disturbo spesso convive con altri problemi mentali non è riconducibile a disturbi psichiatrici specifici.

Chi è più soggetto

Chi ne è più colpito? Dicevamo i giovani, sia maschi che femmine anche se, secondo l’associazione italiana che se ne occupa, sarebbero prevalentemente maschi provenienti da famiglie della classe media e medio-alta, che spesso offrono loro supporto.

A proposito dell’età media, dicevamo 31 anni, e questo perché il fenomeno inizia a manifestarsi, secondo quanto riporta ZME Science, verso la tarda adolescenza o talvolta nella prima età adulta.

In quali paesi sono numerosi

Escluso il Giappone, gli Hikikomori sono numerosi anche in altri paesi, per esempio in Corea del Sud, negli Stati Uniti, in Italia, India, Finlandia, Marocco, Oman, Francia. E il fenomeno si sta sempre più espandendo. Per questo il problema dovrebbe avere molta più attenzione da parte di tutti. Con l’avanzare della tecnologia e dalla scarsità di lavoro gli Hikikomori sono destinati ad aumentare ancora di più.

Cosa possiamo fare nel nostro piccolo? Fondamentale diventa insegnare l’autostima e il rispetto degli altri ai propri figli.  Lasciare da parte le nostre aspettative e incoraggiarli a coltivare le proprie, il tutto senza calpestare chi gli sta intorno.

Molta letteratura nel frattempo è stata prodotta sul fenomeno. Qui potete trovare diversi libri sull’argomento e qui una canzone di Artemix che rende benissimo il disagio:

FONTI: Hikikomori Italia

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Laureata in Scienze dei Beni Culturali, redattrice web dal 2008 e illustratrice dal 2018, ha pubblicato per Giochidimagia Editore "Il sogno attraverso il tempo". Con SpiceLapis ha realizzato "Memento Mori, guida illustrata ai cimiteri più bizzarri del mondo".
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