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Giù di corda, di morale? Nessun problema: con qualche stratagemma, possiamo “ingannare” il nostro cervello o meglio portarlo in un'altra direzione. Renderlo felice.

Lo dicono le più recenti scoperte delle neuroscienze raccontate dal ricercatore universitario Alex Korb nel libro The upward spiral.

Ecco sei modi, trucchi, stratagemmi facili facili per tutti per agganciare la “spirale positiva” e alzare il proprio livello di felicità (quasi) seduta stante.

1) Ascoltare la musica che ha fatto da sfondo ai tuoi momenti più felici

Va bene, la dritta è un po' banale ma... lo abbiamo mai fatto? Se la risposta è no, vale la pena di provare. Questa strategia funziona perché sfrutta la “memoria che dipende dal contesto di apprendimento”, custodita nel nostro ippocampo. Quando iniziamo ad ascoltare le note che hanno contraddistinto periodi, luoghi, occasioni in cui siamo stati bene, felici, nel cervello si riattiva quella connessione e aiuta a portare quella sensazione nel presente (attenzione: va da sé che se si è tristi in quanto l'amore ci ha lasciato per strada, ascoltare quella che abbiamo considerato la “nostra canzone”, espressione dei nostri momenti più felici, avrà invece l'effetto opposto. Quindi: strategia da usare con discernimento, questa).

2) Sorridere fuori per farlo, poi, anche dentro

E quando la musica finisce o non si può ascoltare, perché le situazioni non lo consentono? Niente paura, è il tempo di sorridere. Può essere che sia necessario uno sforzo, all'inizio: avete presente le labbra un po' tirate, che abbozzano qualcosa tra il grugnito e il sorriso? Ecco, bisogna andare oltre. Respirare profondamente, così anche i muscoli si rilassano un po', e sorridere. Nel nostro cervello succederà una cosa interessante: per il fatto che stiamo sorridendo, arriverà alla conclusione che siamo felici. È il meccanismo del “biofeedback”: se ti senti felice, sorridi. Se sorridi, il cervello lo interpreta come una sensazione di felicità e quindi inizia a “muoversi” in quella direzione. A proposito: una ricerca ha dimostrato che il sorriso fornisce al cervello una sensazione di piacere maggiore di quello che possono procurare tantissime golose barrette di cioccolato o una vincita importante .

3) Pensare agli obiettivi

Non possiamo cambiare le realtà che – a livello micro e macro – ci stanno intorno (se non con azioni, scelte, comportamenti che implicano tempistiche diverse) ma, questo è certo, possiamo modificare il modo in cui – nel qui ed ora - guardiamo alle cose: avere un obiettivo a cui si tiene, trasforma il modo in cui percepiamo e “leggiamo” il mondo.

Pensare al nostro obiettivo a medio-lungo termine ci dà un senso di controllo, fiducia; attiva nell'area del nucleo accumbens - il rilascio di dopamina, che aumenta la sensazione di benessere e la motivazione, permette di trovare una gratificazione anche nello svolgimento di un compito magari noioso, spiacevole. Cambia la prospettiva, allarga lo sguardo.

4) Dormire bene

Quale che sia la soluzione preferita, o il mix adottato, per essere felici non può mancare un buon sonno. Il cattivo umore rovina il sonno ma poco sonno facilita la scontrosità e, se non l'infelicità, sicuramente il suo antisegnano, ovvero il cattivo umore. Quindi, l'imperativo è: dormire. Affinché sia un buon riposo, l'ambiente dovrà essere poco/pochissimo illuminato. È consigliabile adottare una routine preparatoria (ad esempio, nei 10-15 minuti prima di coricarsi: assumere una tisana calda; compilare un diario della gratitudine per i doni nascosti ed evidenti portati dalla giornata; meditare; dedicare qualche minuto alla preghiera o a letture che parlino all'anima, allo spirito) e cercare di andare a dormire tendenzialmente sempre alla stessa ora.

5) Smettere di rimandare, cominciare a costruire abitudini

Nel nostro cervello, corteccia prefrontale, striato dorsale e nucleo accumbens non vanno nella stessa direzione: la prima pensa per obiettivi a lungo termine e facilita quindi l'azione ma se si trova sotto stress, non sempre riesce a mantenere la determinazione e lascia spazio alle altre. Il secondo spinge verso il “divagare” ripercorrendo cose facili e note: tipo quando uno deve mettersi a scrivere una relazione, la voglia non ce la fa a saltargli addosso, e così prima inizia a controllare la posta, poi verifica che non ci siano nuovi messaggi su Facebook o sul cellulare, poi dà un'occhiata alla rivista che aveva lasciato sul tavolo, quindi fa una telefonata all'assistenza clienti dell'azienda del gas per sapere se ci sono nuove offerte e così via. Il terzo, il nucleo accumbens, punta dritto al piacere: meglio le cose divertenti del lavoro. Sintesi grezze del funzionamento, eh, però danno l'idea.

In quest'ottica è importante in primo luogo lavorare per ridurre il livello di stress (che è un possibile alleato – invece – della procrastinazione) e poi individuare una piccola cosa da fare, un piccolo sforzo facilmente affrontabile, un primo passo – possibile, gestibile - per cominciare. E poi, dopo: ripetere l'azione. Rifarla domani e poi ancora e ancora.

Ecco fatto: così si creano nuove buone abitudini (che collegano l'impegno e la determinazione della corteccia prefrontale all'attività del dorsale striato). E agire, realizzare i propri obiettivi e compiti rende sempre soddisfatti, appagati. In qualche modo felici.

6) Agire per il bene

E poi, ovviamente, la cosa davvero più importante, da non dimenticare: aiutare gli altri, impegnarsi in azioni rivolte al bene aumenta la felicità, la soddisfazione della vita, fornisce un senso di significato, aumenta i sentimenti di competenza, migliora il nostro umore e riduce lo stress. Può aiutare persino a distogliere la mente dai nostri problemi. Ed è alla fine, il vero senso ultimo della nostra vita: quello che resta, alla fine, dentro di noi e nel nostro segno nel mondo.

Ecco qua! La felicità, in fondo, è una cosa semplice: se non diventa l'obiettivo ma una conseguenza delle nostre scelte e comportamenti quotidiani. In ogni caso, per cominciare felicemente ogni giornata con una spirale ascendente di buonumore e vitalità, il suggerimento finale è una bella passeggiata mattutina in mezzo alla natura, meglio se in compagnia di un amico; il perché lo spiega Alex Korb: “La camminata rappresenta un esercizio che porta benefici al fisico e impatta sul rilascio di serotonina ed endorfine. Fatta ogni giorno, inizia a radicarsi nello striato dorsale e diventa una buona abitudine. Camminare in compagnia è ancora meglio: nutre il nostro bisogno di connessione sociale”.

Inoltre, secondo un approccio spirituale, la Bellezza della Natura riporta armonia e riequilibrio nel nostro sistema energetico e consente di risentire, anche se quasi sempre in modo non consapevole, la connessione con Ogni Cosa, con Casa (e questo, pur senza l'avallo della scienza, diciamocelo: come potrebbe non favorire una certa felicità?).

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Anna Maria Cebrelli

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