pazienza virtu

Abbi pazienza! Nel tumulto impetuoso delle emozioni, dei ritmi quotidiani sempre di corsa, del bisogno di saziare subito – come ci è stato insegnato – i nostri desideri o di “mordere la vita” (che significa: agguantala, ora!), dover agire la pazienza sembra una condanna.

Pazienza, dovrò essere paziente. E pare esserci, in questo, il retrogusto di una sorta di rassegnazione, di depressa e frustrata constatazione di un'evidenza con cui – malgrado noi – siamo costretti a rapportarci. Pazienza.

La vera pazienza, però, è altro.E' la compagna della saggezza”, scrisse Sant'Agostino. E' la capacità di riconoscere, profondamente, il ritmo e il tempo e le condizioni che servono perché la realtà si possa manifestare. E' un rovesciamento. E' stare con la meraviglia del ritmo e del tempo che serve perché i frutti possano maturare al sole, affinché in nove mesi un bambino si possa formare nella pancia della sua mamma, perché la torta possa cuocere e lievitare in forno ma anche per far sì che l'ingorgo di macchine sulla strada si sciolga e il traffico ritorni scorrevole. E allora sì, è essenziale per la nostra vita e può essere una delle chiavi che la rende felice, che ci permette di onorarla al meglio.

Sì, d'accordo, quel tipo di pazienza è per molti o forse tutti noi ancora un miraggio ma sapere che c'è, che è possibile, ci mostra una direzione ideale. Verso cui allenarci nella nostra quotidianità: a casa con i figli, al lavoro con responsabili e colleghi, con chi sta in fila con noi alla cassa del supermercato e in generale sempre, ogni volta che si presenta l'occasione. Cosa, ahinoi, in genere non rara.

Di sicuro in ogni caso, a qualunque livello personale ci si trovi con il sacro talento della pazienza, questo può fare la differenza tra “fastidio” ed “equanimità”, tra “preoccupazione” e “tranquillità”, tra “urgenza” e “darsi-dare il tempo che serve”. L'importante è che sia contraddistinta da una volontà attiva chiara, espressa, di esercitarla: infatti, per dirla con le parole di Neruda, “soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità” (quindi attenzione: quando succede il contrario, quando la pazienza è una strategia che ci si sente costretti ad adottare di fronte ad una sensazione di frustrazione e impotenza, a lungo andare diventa abbondante legna da ardere per la rabbia).

Se la saggezza antica e spirituale ha sempre insegnato di applicare l'arte della pazienza, oggi gli studi scientifici confermano l'efficacia di questo approccio.

1) Chi è paziente gode di un miglior benessere mentale

Uno studio di una decina di anni fa ha dimostrato come le persone pazienti tendano a sperimentare meno depressione ed emozioni negative, si considerino più consapevoli e abbiano un maggior senso di gratitudine, connessione con il resto dell'umanità e di abbondanza.

Una ricerca più recente ha individuato diverse possibilità di declinare la pazienza: c'è quella interpersonale, che consiste nel relazionarsi in modo equanime con persone fastidiose, irritanti (chi la possiede tende anche ad essere più fiducioso e soddisfatto della propria vita); un'altra consente di affrontare i periodi difficili (ad esempio l'attesa di trovare un lavoro, che una cura funzioni) senza frustrazione o disperazione perché è ricca di speranza. E poi c'è la pazienza della resilienza, che aiuta a superare i fastidi quotidiani, il computer che si blocca, la coda lunghissima e i furbetti che cercano di passare avanti e così via: chi la possiede è più soddisfatto della vita, meno a rischio depressivo.

2) Le persone pazienti sono amici e vicini di casa migliori

Nei rapporti con gli altri, la pazienza diventa una forma di gentilezza: rende più collaborativi, più empatici, più giusti nelle considerazioni e più indulgenti, capaci di alleviare anche la sofferenza degli altri. Quale che sia il tipo di pazienza messo in atto, le persone diventano più gradevoli e amichevoli cioè gentili, inclini alla collaborazione, capaci di gesti accoglienti, generose, compassionevoli. E inclini a perdonare, tollerare i difetti altrui. La pazienza, in fondo, è alla base del vivere insieme civilmente ed è, in questo caso, anche legata alla fiducia nelle persone e nelle istituzioni.

3) La pazienza aiuta a raggiungere i nostri obiettivi

La gattina frettolosa fa nascere micini ciechi: chi non conosce questo modo di dire? Pazienza e costanza, lavoro e consapevolezza dei tempi necessari per “sedimentare”, rinforzare, maturare consentono di procedere nella vita, nelle relazioni. Il seme ha bisogno di un terreno favorevole e dell'attesa paziente (poiché consapevole, rispettosa e capace di accompagnare i tempi del seme e della pianta) del contadino. Che la saggezza popolare anche in questo caso non sbagli lo conferma un altro studio: chi è più paziente è anche in grado di mettere in campo tutte le azioni che servono, strada facendo, per raggiungere i propri obiettivi.

4) Nutrire la pazienza produce benessere

Un approccio paziente migliora la salute e protegge da disturbi quali mal di testa, acne, ulcere, diarrea, polmonite e in generale è un ottimo rimedio antistress

Insomma: portare pazienza, attivamente, gioiosamente, ci aiuta sempre.

3 suggerimenti per allenare la pazienza:

1) Rivedere le proprie convinzioni

Perdere la pazienza, non c'è dubbio, è una risposta emotiva: possiamo scegliere di cominciare a governarla. In questo sarà utile – in ogni situazione – la capacità di guardare all'evento non come problema ma come opportunità: la persona è in ritardo? A prescindere dalle decisioni che questo ritardo mi farà eventualmente assumere nei confronti di quella persona, posso arrabbiarmi oppure approfittare per fare qualcos'altro, nel frattempo. Il traffico è lento? Posso pigiare sul clacson per sollecitare gli altri a muoversi, rimuginare sul fatto che arriverò in ritardo oppure cogliere l'occasione per guardare le persone in modo diverso dal solito, ascoltare un po' di musica.

2) Meditare e respirare nel cuore

Portare l'attenzione al proprio respiro, respirare consapevolmente, e portare questo nel cuore aiuta a lasciare andare, a tornare nel qui ed ora lasciando disperdere eventuali emozioni come rabbia, impotenza, senso di sopraffazione. Riporta nel proprio centro.

3) Praticare la gratitudine

Chi è capace di provare gratitudine, di vedere la bellezza nelle piccole cose della vita, è anche più paziente: dunque capace di rimandare una gratificazione, la realizzazione di un evento che possa dare soddisfazione. 

Gli spunti e le informazioni per farlo ora ci sono tutte: che la coltivazione del nostro talento di un'ardente pazienza abbia inizio!

Leggi anche: Non essere impaziente, ciò che meriti arriverà al momento giusto

Anna Maria Cebrelli

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