elogio del dubbio

Viva il dubbio. Non si parla certo dell'incertezza continua figlia di un'indecisione di fondo, dell'incapacità di assumere una posizione o della volontà di non prenderla per potersi poi muovere liberamente tra le varie situazioni; dell'esitazione che immobilizza, nell'impossibilità di scegliere tra questo o quello ma di quella luce interiore, saggia intelligenza, voce profonda che guarda, ragiona, considera la possibilità che ci sia anche dell'altro. E verifica, ascolta, cerca, si informa, ragiona, si confronta.

«La nostra ragione non può assolutamente trovare il vero se non dubitando», scrive Giacomo Leopardi nel suo diario, Lo Zibaldone di Pensieri, riportando le parole della sorella Paolina. Oggi, invece, viviamo in un'epoca stranamente dominata dalle certezze, soprattutto quelle esplicitate in nome della scienza. Che, è forse vero non sia democratica ma, neppure, detiene la Verità: anzi. "Ogni qualvolta una teoria ti sembra essere l'unica possibile, prendilo come un segno che non hai capito né la teoria né il problema che si intendeva risolvere": sottolineò Karl Popper in "Conoscenza oggettiva: un punto di vista evoluzionistico", ricordando inoltre che non si può mai provare che una teoria sia vera (le si dà fiducia quanto più sopravvive alle “falsificazioni”). Thomas Kuhn, dal canto suo, ribadì che la scienza si autocorregge e progredisce in modo non lineare (quindi i paradigmi in corso sono lontani dall'essere “assoluti”).

Se poi si tiene conto del fatto che fino alla metà dei risultati scientifici pubblicati sulle riviste di settore potrebbe avere una base non scientifica (per il metodo utilizzato, per la rilevanza dei campioni o per ragioni legate a conflitti di interessi) - come ha sottolineato Richard Horton, direttore del Lancet, una delle più note pubblicazioni scientifiche – la certezza che emerge dalle "evidenze scientifiche" si confermerebbe non "definitiva". 

Eppure no; non serve neanche la storia, la documentazione di inganni, manipolazioni, corruzioni riconosciute, la presenza di una scienza meno sovvenzionata che osserva e annota e verifica conclusioni talvolta molto differenti: alla fine finisce tutto nel dimenticatoio.

Nessun dubbio rimane, solo la fiducia non scalfita negli orientamenti culturali e applicativi scientisti, alle varie aree della nostra vita, che ci vengono imposti (attraverso leggi, accordi economici) o proposti attraverso la pubblicità e l'informazione mainstream (come, ad esempio, le numerose e diverse suggestioni al prolungare la vita per renderla eterna nella materia, come se non avessimo già una parte – l'anima, lo Spirito – eterna e sempre vivente; l'utilizzo dei chip come strategia per migliorare la nostra salute, fare la spesa o aprire una porta; i brevetti sulle semenze eccetera). Senza dubbi, senza riflessioni e senza una discussione più ampia che non si basi, come unica fonte di legittimazione, ai soli dati “scientifici”: sciocco, ignorante o peggio risulta chi osa metterli in discussione. 

Pur nell'apparente multidimensionalità delle proposte e delle idee, siamo immersi in un sottofondo immaginativo che valorizza il “pensiero unico” e così, indirettamente, rinforza pure i nostri piccoli quotidiani fondamentalismi: utili al sistema perché riducono la nostra capacità di ascolto dell'altro e ragionamento, tolgono la necessità di informarci di persona, trovare le fonti, affrontare la fatica della verifica e del confronto, confrontarci con i nostri valori e gli impulsi che arrivano dal Sè.

Però, come sempre, possiamo scegliere di fare altro. Possiamo decidere di onorare il dubbio: quello “virtuoso, ironico e tuttavia capace di sorreggere la fiducia nei nostri valori senza esporla alla tentazione del fondamentalismo che sospetta un nemico in chiunque la pensi diversamente”. Una delle vie per cominciare è “L'elogio del dubbio”: scritto da Peter Berger e Anton Zijderveld (Il Mulino), propone un delicato esercizio di intelligenza e misura, alla ricerca di un equilibrio difficile, ma non impossibile. Nella cosa privata e in quella pubblica; negli affari individuali e nel sociale.

elogio dubbio copertina

Perché sì, è possibile coltivare le proprie convinzioni senza stringersi ad esse così tenacemente da diventare fanatici e senza voler imporre la propria visione agli altri. Sì, si può decidere di ascoltare, davvero, con curiosità e rispetto delle differenze e diversità di visioni. 

Insomma, viva il dubbio consapevole, che ci spinge a crescere e incontrare quelle verità che sono più, autenticamente, vicine a noi e fanno il bene, nostro e di tutti. Per davvero. Senza sentirci nemici di chi non la pensa come noi.

Anna Maria Cebrelli

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