tre_cervelli_neuroscienza

Per quanto alcuni bipedi umani dimostrino di non averne forse neanche uno, in realtà ogni persona possiede ben tre cervelli. Tre. Le neuroscienze hanno infatti scoperto la presenza di una rete neuronale complessa, in continua evoluzione e capace di elaborare dati in autonomia (insomma, un vero e proprio cervello) non solo nella testa ma anche nel cuore e nella pancia. Non che sia una sorpresa (lo dicono molte fonti spirituali da almeno 2500 anni) ma ora persino gli increduli, tutti, ne hanno, come si dice, la “prova provata”.

  • Il primo cervello è quello che tutti conosciamo; uno dei modelli più recenti per descriverlo è quello “tripartito” di Maclean: il cervello rettile, responsabile dei comportamenti di sopravvivenza, incluse le risposte istintive di attacco-fuga; il sistema limbico, implicato nelle emozioni superiori, nella motivazione, nella memoria, nell'apprendimento e la neocorteccia, molto sviluppata negli umani, che permette le funzioni cognitive e razionali e dell'autocoscienza. Secondo MacLean, ognuno di loro è in grado di funzionare “con una certa indipendenza» anche se poi funzionano insieme, come un cervello uno e trino. Come ha specificato Panksepp, psicologo e neuroscienziato, queste parti si influenzano in modo circolare e reciproco; diverse ricerche hanno poi recentemente dimostrato che si può modificare, nella sua struttura neurale, grazie alla meditazione (che prima agisce sul comportamento e sull'umore e poi, a lungo andare, cambia la “forma” fisica).

 

  • Il secondo cervello si sviluppa “attorno” al cuore; ha da 40mila a 120mila e più neuroni (il numero varia da persona a persona e può cambiare nel corso della vita), è capace di produrre neuroni e stabilire nuove connessioni neuronali; secerne e utilizza ormoni come la dopamina e la norepinefrina e pure l'ossitocina, l'ormone dell'amore e dei legami sociali. Sa imparare e modificarsi; come hanno scoperto John e Beatrice Lacey in vent'anni di ricerca, ha una logica che spesso è differente da quella del sistema nervoso autonomo e può mandare segnali, informazioni che influenzano e determinano il comportamento della persona. In altri termini: anche la scienza oggi sa che il cuore ha una sua profonda ed influente intelligenza.

 

  • Il terzo cervello è enterico: di pancia, insomma. Anzi meglio: nella pancia. Dell'intestino. I primi a scoprirne la presenza furono due medici, Bayliss e Straling, a fine 1800: non vennero considerati. Grazie al poderoso e più recente lavoro di ricerca di Michael Gershon, neurobiologo, oggi sappiamo che il cervello enterico ha più di 500 milioni di neuroni variamente presenti nella guaina che fodera esofago, stomaco e tutto l'intestino (crasso, tenue, colon e retto). Invia e riceve segnali da tutto il corpo; produce, tra le altre, grandi quantità di serotonina e persino benzodiazepine (agenti chimici psicoattivi utilizzati anche in farmaci che hanno una funzione sedativa). E' dotato di plasticità, impara, si costruisce nuovi ricordi, assume nuovi comportamenti ed è il più antico: sia sul piano evoluzionistico che durante la gestazione, si forma prima degli altri due cervelli. Svolge un ruolo importante nella determinazione della propria identità: fornisce l'immagine, profonda, subconscia, di se stessi, il senso di identità primordiale.

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Anche senza essere scienziati si può intuire che la nostra vita funzionerebbe meglio se questi tre cervelli agissero in armonia tra loro: se Madre Natura li ha piazzati nel nostro corpo, una ragione evolutiva e profonda c'è. Purtroppo non siamo abituati a considerarli e/o gestirli consapevolmente: il risultato è un'eccessiva razionalizzazione dei comportamenti oppure, al contrario, manifestazioni solo emozionali o solo di pancia. Complessivamente quindi utilizziamo le nostre intelligenze o in modo parziale, oppure reattivo, disarmonico.

Le tradizioni spirituali e legate alla saggezza autentica ci ricordano che tutto parte dall'intelligenza del cuore: una vita letta e vissuta, agita nelle scelte e nelle determinazioni, nelle motivazioni, dall'amore in senso lato (quindi da un'attenzione al bene non solo personale ma di tutti) è la sola che può dare autentiche e profonde soddisfazioni ed essere, pure, costruttiva, produttrice di felicità. Perchè questo accada veramente, però, è necessario che l'intento (autentico) del cuore sia tradotto in pensiero (che consente di formulare ipotesi di intervento, scelte, decisioni verso le azioni da fare) e supportato anche a livello emotivo, con un passaggio quindi nel sentire più profondo della pancia.

Il percorso non è semplice perché, naturalmente, sulla strada intervengono tutti i nostri “sabotatori” interni, o le differenti “ombre” (se vogliamo utilizzare un termine caro a Jung). Come fare? Servono determinazione, coraggio e volontà di crescere nell'amore. Possono aiutare alcune tecniche di meditazione (come la mindfulness) oppure un percorso che aiuti a sviluppare in modo serio i talenti spirituali che ognuno di noi possiede.

Per chi preferisce un approccio più scientifico, le scoperte recenti delle neuroscienze sono riassunte nelle mBIT (tecniche per l'integrazione dei cervelli multipli): una guida dettagliata, ricca di informazioni ed esercizi è “mBraining, Armonizzare i 3 cervelli” di Grant Soosalu e Marvin Oka (Edizioni Amrita). Con un linguaggio semplice, il libro spiega non solo come i cervelli comunicano, a volte anche in modo conflittuale, tra di loro ma insegna pure il modo, pratico, per arrivare ad un allineamento interiore che consentirà di fare scelte - nella vita, negli affetti, sul lavoro - più armoniose ed efficaci.

Gira che ti rigira, il principio fondamentale resta sempre quello: è il cuore che deve guidare. Persino per le neuroscienze. Da lì si comincia e lì è la casa a cui tornare: là dove lo Spirito cerca il suo posto. 

Anna Maria Cebrelli

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