Dimmi come saluti e ti dirò chi sei: i gesti nascosti dietro un ciao

saluto

Basta un saluto, un ciao, per farsi un'idea della persona che lo esprime: i segreti significati di alcuni gesti, secondo la comunicazione non verbale.

Cosa c'è dietro un “ciao!”? Un saluto, certo. Ma quello che viene recepito è molto di più e dipende dal modo in cui esprimiamo quel saluto. Secondo uno studio dell'università di Glasgow, quando incontriamo qualcuno che non conosciamo, ci basiamo sulla prima parola che pronuncia (ad esempio un “ciao”) per farci un'idea su di lei.

Quanto dura il tempo di un saluto? A volte è solo un secondo ma la prima impressione che ne ricaviamo, conta: ci parla, indirettamente, della personalità e in particolare di onestà e aggressività, fiducia e desiderio di dominare sugli altri, gentilezza. Anche solo l'intonazione (come ha dimostrato un altro studio, questa volta dell'università di Lethbridge) offre informazioni sulla persona e condiziona poi l'opinione degli altri su di lei. Ad esempio: chi ha un tono di voce “consistente”, alto ma non troppo, viene percepito come “affidabile”.

E' la forza della comunicazione non verbale, di cui spesso ci dimentichiamo. Eppure il ritmo, l'intercalare, il tono della voce, i gesti che accompagnano il parlare come pure la postura che il nostro corpo assume in quel particolare momento, la mimica facciale parlano (agli altri) di noi: e lo fanno oltre la nostra volontà. Già perchè, in genere, buona parte della nostra comunicazione non verbale è spontanea, non consapevole. E, naturalmente, anche la nostra (o altrui) valutazione è istintiva, non frutto di un ragionamento cosciente.

Lo psicologo Albert Mehrabian ha dimostrato – con diversi esperimenti - che il contenuto verbale rappresenta solo una piccola parte della nostra comunicazione complessiva: il 7%. Gli aspetti paralinguistici (cioè le caratteristiche del nostro parlare, come ritmo e tono) pesano per il 38%; il restante 55% è influenzato dal linguaggio del corpo e dalla prossemica (che considera la distanza che teniamo spontaneamente dai nostri interlocutori). Queste percentuali di “condizionamento” sono state contestate da altri ricercatori ma quello che è indubbio, valido per tutti, è che la percezione di ogni messaggio che emettiamo dipende moltissimo dal nostro comportamento non verbale: che può enfatizzare, contraddire o sostituire, con un altro messaggio, quello che stiamo dicendo.

Essere consapevoli di tutto questo ci aiuterà ad evitare pregiudizi nei confronti degli altri, a non fermarci alla prima opinione; al tempo stesso ci consente di fare più attenzione a tutti i segnali che emettiamo.

E quindi, un po' per gioco e un po' sul serio, ecco il significato di alcuni gesti che possiamo osservare spesso in noi o negli altri. Corrispondono, che ne pensate?

  • Accarezzare la mascella: decisione
  • Tirarsi, stropicciarsi l'orecchio: insicurezza.
  • Guardare verso il basso: non credere a quello che senti.
  • Sfregarsi le mani: impazienza.
  • Stare seduti con le mani incrociate che tengono, da dietro, la testa: fiducia in se stessi e la superiorità.
  • Palmo della mano aperto: sincerità, apertura e innocenza.
  • Passarsi le mani sui fianchi: volontà di fare qualcosa.
  • Giocare con i capelli: mancanza di fiducia in se stessi e insicurezza.
  • Mangiarsi le unghie: insicurezza o nervoso.
  • Testa appoggiata sulle mani: noia.
  • Braccia incrociate sul petto: atteggiamento sulla difensiva.
  • Gesto delle mani sulle guance: valutazione.
  • Strofinare un occhio: dubbi.
  • Toccare leggermente il naso: mentire, dubitare o rifiutare qualcosa.

Anna Maria Cebrelli