studio esami concentrazione

Studiare non è affatto una cosa banale: almeno quando lo si vuole fare in modo efficace. Non si tratta, infatti, solo di leggere, evidenziare, ripetere fino allo sfinimento per poi ricordare. Ci vuole una strategia vera e propria, una buona “metacognizione”: l'abilità a riflettere e osservare come funzioniamo nello studio; la capacità di monitorare il nostro percorso sulla base delle nostre risorse e del nostro tempo, facendo tutti gli “aggiustamenti” che via via servono alla pianificazione già fatta in modo da arrivare all'obiettivo: il superamento di un compito, di un esame.

I fattori che influenzano la preparazione e la memorizzazione sono: la chiarezza dei contenuti: è molto difficile ricordare qualcosa che non è stato compreso; la ripetizione: per quanto possa sembrare una modalità “preistorica”, è necessaria, per consolidare e fermare l'apprendimento in quella che viene chiamata la memoria a lungo termine (bisogna quindi considerare che servirà del tempo anche per quello); la profondità di elaborazione: cioè quanto le conoscenze apprese sono state collegate con vecchie informazioni, quanto ragionamento attivo è stato fatto; la motivazione allo studio, che sostiene l'applicazione e le emozioni.

Un buon metodo di studio comincia da definire la meta e i tempi: ad esempio, ho questa prova o esame il giorno X; il materiale da sapere è questo, i giorni a disposizione sono Y. Quindi la programmazione: sulla base dei propri ritmi personali e anche di altri impegni, il tempo a disposizione va dedicato in parte all'apprendimento e in parte alla ripetizione, per fissare nella memoria.

Lo studio deve essere necessariamente costante, giornaliero. Una tecnica che si è rivelata efficace è quella del Pomodoro: studio e pausa. Ad esempio: 25 minuti di studio intenso e 5 minuti di pausa. Per tre, quattro volte. Poi pausa più lunga.

Uno stratagemma utile, sempre ma specialmente quando si è stanchi, è “cambiare registro”. Sto studiando Matematica? Mi fermo e, dopo una pausa, passo a Filosofia. Ho fatto per un'ora degli esercizi? Il prossimo step sarà di lettura.

Più che fare riassunti è importante costruire schemi, evidenziare collegamenti tra i contenuti, organizzare le informazioni in “chunks”. Aiutano a comprendere, a focalizzare, approfondire e afferrare il quadro d'insieme e creano dei “ganci” importanti nella memoria.

La ripetizione e rievocazione dei contenuti studiati va fatta, anch'essa, regolarmente e non all'ultimo minuto (serve tempo per consolidare le tracce mnestiche). Farlo la sera, prima di andare a dormire, facilita la memorizzazione. Una curiosità: la “rievocazione” dei contenuti memorizzati, se fatta in luoghi  diversi da quelli in cui tali contenuti sono stati studiati, aiuta a consolidarli ed ad utilizzarli poi in ogni situazione. Quindi: se in genere si studia in una stanza, meglio verificare in un altro ambiente quanto abbiamo già memorizzato.

Dormire a sufficienza è fondamentale: durante il sonno, il cervello si libera di tossine. Da tener presente anche per quanto riguarda la notte prima dell'esame: farla in bianco renderà solo la nostra mente più stanca e quindi più facilmente preda di errori.

Muoversi, fare attività all'aperto: sì, per studiare bene bisogna (anche) fare almeno un po' di attività fisica. Consolida il processo di memorizzazione, ossigena il cervello, libera la nostra mente,

Mangiare in maniera equilibrata preferendo cibi che facilitano la memoria e riducono l'ansia. In tal senso potete approfondire qui

Infine, al momento dell'esame, della prova: se la tensione comincia a diventare importante, ricordarsi di respirare. A fondo. Mettere una mano sul ventre e respirare profondamente. Sbattere volontariamente le palpebre aiuta a spostare un po' l'attenzione. E quindi, poi, si può ritornare sul compito. Per affrontarlo o per controllare le risposte già date, osservandole da una prospettiva più ampia.

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