dea guerriera

Non c'è dubbio che viviamo in una società sostanzialmente maschilista: questo si riflette, inevitabilmente, sui contenuti - impliciti e dichiarati - del ruolo e del valore della donna e delle peculiarità del "femminile". A guardarle bene, anche molte posizioni “femministe”, in realtà, non sono che una ricerca di parità all'interno di un modello sociale, culturale, organizzativo e gestionale indiscusso e “maschilista”: non a caso “donna con le palle” è uno dei riconoscimenti verbali positivi che la nostra cultura attribuisce alle rappresentanti del “gentil sesso” che manifestano resilienza, determinazione e mille altre capacità. Le “palle” sono attributi maschili, vincenti, produttivi, efficaci.

Al contrario, quei comportamenti (delle donne) non “funzionali” alla cultura maschilista, vengono ricondotti alla lunaticità (in senso dispregiativo), all'isteria pre-durante-post mestruale e via discorrendo. Le “ovaie” sono problematiche, umorali, richiedono una diversa gestione del tempo e dei ritmi (diventano un possibile valore solo nel momento in cui si vuole avere un figlio).

In questa lettura complessiva si ritrova implicitamente la maggior parte degli uomini e delle donne: il che non è tanto strano, per ragioni pratiche (il mondo è, in gran parte, organizzato così) e culturali (secoli e secoli impregnati, anche nell'inconscio collettivo, di questo modello non sono facili da lasciare andare).

Eppure non è stato sempre così. Ad esempio per migliaia di anni, nei villaggi e nelle tribù di tutto il mondo, le donne si sono ritrovate per condividere, insegnare, ascoltare, imparare e il tempo del ciclo era un momento speciale per tutta la comunità. Racconta Spider, la matriarca pellerossa, nel suo libro Songs of Bleeding:

Quando le donne iniziavano ad avere le mestruazioni, lasciavano le loro case e le loro famiglie per andare nel sacro spazio introspettivo del Capanno Sanguinante. Il capanno veniva onorato e rispettato dall’intera comunità perché i sogni e le visioni delle donne mestruate fornivano informazioni vitali per la sopravvivenza – come, per esempio, sulla semina e sulla guarigione – e una guida per le relazioni all’interno della comunità. Quando c’erano delle questioni che dovevano essere risolte, le donne andavano al Capanno e le ponevano alle antenate”. Era lì, ritirate dalla vita di ogni giorno, che veniva trasmessa la saggezza delle donne e venivano condivise nuove intuizioni e visioni a beneficio dell’intera comunità.

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Ci sono altre strade possibili, per le donne e per gli uomini, rispetto al modello culturale e organizzativo oggi dominante? Certamente sì. Per poterle camminare, prima però le donne devono ritrovare l'antica consapevolezza della loro natura e del loro “potere” autentici: si tratta di accogliere e valorizzare le differenze, onorare le qualità, stare e risentire ritmi non ordinari, nutrire la visione olistica, capace di includere più livelli.

Per chi sente il richiamo a compiere questo viaggio all'interno del proprio potere femminile, un buon alleato è “L'addestramento della dea guerriera – Diventa la donna che sei davvero” di  Heather Ash Amara (Edizioni Punto d'Incontro).

dea guerriera

Il libro è una sorta di manuale pratico, ricco di aneddoti che aiutano a comprendere meglio dove ci si trova, focalizzare l'intenzione, iniziare a camminare nella trasformazione personale; ogni capitolo si conclude con una sezione dedicata ad esercizi e spunti di riflessione, per lasciare andare modelli e abitudini che non servono più.

Vale la pena leggerlo, per ricordare che ogni donna, con amorevole gentilezza, può creare una realtà all’esterno che rispecchi autenticamente chi è lei, all'interno. Non solo: ogni donna può portare armonia e guarigione dentro e fuori di sé, attingendo alla saggezza dell'antica trinità femminile archetipica della fanciulla, la madre e la vecchia (che intrecciano curiosità, esplorazione, innocenza, gioco; l’energia della nascita e del nutrimento - che sia di un figlio o di una proiezione del cuore -; l’energia delle azioni sostenibili, a lungo termine, benefiche, che nutrono l’intera tribù senza discriminazioni, e della saggezza visionaria per il bene più elevato di tutti). Si tratta solo di riprendere il contatto.

 

Anna Maria Cebrelli

Illustrazione di copertina: Kevin Roodhorst (117 A.D.)

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