Vinitaly 2012: lo stand Salcheto va a pedali (#vinitaly)

pedalare vinitaly

Vuoi degustare il vino? Allora pedala! Al Vinitaly 2012 arriva il primo stand off-grid, senza energia elettrica perché la corrente necessaria ad alimentarlo arriva dai visitatori che pedalano su un’apposita bicicletta. Ad allestirlo, neanche a dirlo, l’azienda Salcheto di Montepulciano, la stessa che ha lanciato lo scorso anno la prima cantina completamente autosufficiente dal punto di vista energetico e del gas.

Grazie all’idea dell’eccentrico quanto geniale Michele Manelli, proprietario della cantina, lo stand dell’azienda evidenzia un punto di discontinuità con le classiche strutture utilizzate normalmente per le fiere e gli eventi di settore e porta numerosi elementi innovativi. La struttura espositiva infatti è completamente staccata, e quindi autonoma, dalla rete elettrica centrale ed è in grado di recuperare l’energia da una piccola stazione fotovoltaica: i visitatori che vogliono degustare i vini dell’azienda devono salire sul risciò messo a loro disposizione e pedalare per azionare il generatore.

Un’idea innovativa, simpatica, ma soprattutto sostenibile, che si pone l’obiettivo di mettere in pratica in modo efficace i principi della green economy.

bici vinitaly 2

La cantina Salcheto, che ogni anno produce 200.000 bottiglie di vino grazie ai suoi 40 ettari di vigneto biologico, come abbiamo visto, non è nuova a queste iniziative: il suo proprietario infatti – grazie alla collaborazione della Fabbrica del Sole di Arezzo – è impegnato da anni nella realizzazione della “perfetta cantina ecosostenibile” per produrre un Nobile di Montepulciano buono e a impatto zero.

La cantina di Salcheto è infatti autonoma, perché ottiene energia pulita dai terreni coltivati attraverso le biomasse legnose, i gas di fermentazione delle uve e con il raffreddamento dell’acqua nel sottosuolo.

Ma c’è di più, perché al calare del sole, la cantina si illumina esclusivamente grazie a giochi di specchi e lucernari, in grado di catturare a luce esterna e diffonderla fino a 15 metri sotto terra.

Quello di Michele Manelli è un nuovo modo di produrre e concepire il vino (apprezzato e premiato dalla Legambiente e dalla Fondazione Spadolini oltre che citato sul nuovo libro di Ermete Realacci Green Italy) che lo ha portato a certificare le sue emissioni, ottenendo così la prima Carbon Footprint riconosciuta sulla propria bottiglia.

Verdiana Amorosi

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