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Mancano i lavoratori. Macelli, macellai e trasformatori di carne cercano di reclutare i detenuti in UK

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L’uscita di scena dell’Unione europea e il Covid-19 hanno innescato una bomba orologeria: in UK manca manodopera. La più colpita è l’industria della lavorazione della carne, ma la situazione non è rosea nemmeno per il settore delle consegne e della ristorazione in generale

Il settore alimentare in Inghilterra è in tilt e da settimane continua ad affrontare carenze di personale poiché il duplice impatto di Brexit e Covid-19 ha causato disagi in tutto il settore. Rivenditori, produttori e ristoranti sono tutti colpiti: è il risultato delle assenze legate al Covid e dei lavoratori dell’Unione europea che lasciano il Paese a causa della Brexit.

Brexit e pandemia è insomma un binomio pericolosissimo che minaccia di frenare del tutto gli approvvigionamenti. Qui, nel Regno Unito, gli scaffali cominciano a essere vuoti e i negozi e i ristoranti non forniti. E mentre alcune catene di fast food decidono di chiudere del tutto i loro punti vendita, c’è chi pensa di reclutare detenuti per rimettere in moto il motore dell’economia.

Sembra paradossale, ma è così. I sudditi della Regina si trovano davanti a un abisso: la mancanza di autisti di mezzi pesanti, così come di raccoglitori di frutta e di operai, ha lasciato moltissimi supermercati in grave difficoltà e di tutto, dalla frutta alla verdura all’acqua in bottiglia, passando per il vino e i prodotti da forno è andato via via esaurendosi.

Una situazione che sfiora il tragico e che non riguarda soltanto il commercio della carne.

Le aziende stanno ora tentando disperatamente di riempire i posti vacanti attraverso uno schema che consenta ai detenuti di svolgere un lavoro retribuito in libertà giornaliera. Stanno anche contattando enti di beneficenza per ex militari e donne per cercare di reclutare personale.

La Association of Independent Meat Suppliers, l’associazione portavoce di macellai, macelli e trasformatori, ha ottenuto un incontro con il Ministero della Giustizia per discutere di un modo per fare in modo che si riesca a reclutare più detenuti ed ex-detenuti nelle proprie aziende.

Gran parte dell’industria alimentare sta affrontando una crisi di reclutamento – dice Tony Goodger, uno dei portavoce dell’associazione, spiegando che alcuni dei membri hanno già assunto alcuni detenuti che sono nel programma di licenza temporanea e che li hanno trovati una risorsa -. Il consiglio che abbiamo ricevuto dal Ministero degli Interni è che la forza lavoro nazionale del Regno Unito dovrebbe avere la priorità. Per quanto noi e molti dei membri ci abbiamo provato, trovare personale a sufficienza rimane una sfida.

Il problema che si aggiunge ? Il regime di rilascio giornaliero dei prigionieri è stato ridotto durante la pandemia e solo alcune carceri lo hanno reintrodotto negli ultimi mesi. 

Una questione non da poco, insomma, che rischia di essere esacerbata anche dalle ultime nuove del Governo che mirerebbe in ogni caso a preferire la “forza lavoro nazionale del Regno Unito, che dovrebbe avere la priorità”.
Nulla di nuovo sotto al sole. Ma nessuno sta pensando di rivedere il consumo di carne e di cibi industriali e processati…
 
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Fonte: The Guardian

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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