Dipendenti Amazon stanno rischiando il lavoro per protestare contro le politiche ambientali dell’azienda

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Centinaia di dipendenti Amazon stanno protestando contro le pratiche ambientali dell’azienda, violando la politica interna relativa alla comunicazione.

Le regole aziendali sulla comunicazione esterna di Amazon, infatti, vietano di rilasciare commenti pubblici sulle attività senza autorizzazione, ma gli impiegati si sono ribellati e hanno chiesto pubblicamente all’azienda di impegnarsi maggiormente per l’ambiente.

La politica di comunicazione aziendale è stata aggiornata lo scorso settembre, dopo che i dipendenti hanno ricevuto informazioni via e-mail sullo sciopero globale per il clima.
Le nuove regole hanno imposto di fornire una giustificazione per le comunicazioni esterne, la cui autorizzazione può richiedere anche due settimane.
In autunno, Amazon ha minacciato di licenziare almeno due dipendenti per aver divulgato le le pratiche ambientali dell’azienda.

I lavoratori, nonostante i rischi, si sono organizzati in un gruppo chiamato Amazon Employees for Climate Justice per parlare delle politiche ambientali del colosso dell’e-commerce, violando le regole.

In un recente comunicato, i 357 impiegati spiegano le loro ragioni.

“Come dipendenti Amazon, siamo responsabili non solo del successo dell’azienda, ma anche del suo impatto. È nostra responsabilità morale parlare e le modifiche alla politica delle comunicazioni ci stanno censurando dall’esercitare tale responsabilità.
Ora non è il momento di mettere a tacere i dipendenti, specialmente quando la crisi climatica rappresenta una minaccia senza precedenti per l’umanità “, scrive Sarah Tracy, ingegnere informatico.

Paul Johnston, ex dipendente di Amazon, scrive invece che la sua decisione di lasciare l’azienda è dovuta “in gran parte alla mancanza di significative azioni climatiche di Amazon”.

Amazon ha ovviamente un enorme impatto ambientale: oltre a spedire più di un miliardo di pacchi all’anno solo negli Stati Uniti, la società consuma grandi quantità di energia elettrica da fonti non rinnovabili.

Sebbene Amazon abbia di recente approvato il Climate Pledge, con cui si impegna ad azzerare le emissioni di carbonio entro il 2040, la società continua a contribuire all’estrazione di combustibili fossili.
Molte delle dichiarazioni dei dipendenti, criticano proprio questo aspetto.

“La scienza sui cambiamenti climatici è chiara. È inconcepibile che Amazon continui ad aiutare l’industria petrolifera e del gas a estrarre i combustibili fossili mentre cerca di mettere a tacere i dipendenti che parlano.” scrive Amelia Graham-McCann, senior analyst.

“Ogni giorno in Amazon lavoro con persone incredibili su grandi progetti, ma sono appesantito dalla consapevolezza che Amazon collabori con l’industria petrolifera e del gas nonostante il suo Climate Pledge”, aggiunge ustin Wang, ingegnere informatico.

Questa ultima protesta dei lavoratori Amazon si aggiunge alla crescente pressione che i dipendenti stanno esercitando da diversi mesi sull’azienda.

Lo scorso aprile, oltre 8.7000 lavoratori hanno firmato una lettera aperta a Jeff Bezos, presidente di Amazon, chiedendo un aumento significativo delle azioni per il clima da parte della compagnia.
A settembre del 2019, più di 900 dipendenti hanno scioperato per la prima volta, aderendo alla mobilitazione globale per il clima.

Ora i dipendenti chiedono di nuovo un maggior impegno per l’ambiente da parte della compagnia, a cominciare dalla cessazione dei contratti che contribuiscono all’estrazione di petrolio e gas.

I lavoratori vogliono che l’azienda rispetti il Climate Pledge e reclamano il diritto a esprimere la loro opinione e il proprio dissenso sulle politiche ambientali di Amazon.

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO LA POSIZIONE DI AMAZON sulle politiche ambientali:

“Poniamo molta attenzione a queste tematiche e la pagina dedicata alle ‘Nostre Posizioni’ lo chiarisce, delineando ciò che stiamo già facendo. Prendiamo come esempio il tema del cambiamento climatico: abbiamo fondato il Climate Pledge, impegnandoci a ridurre a zero le emissioni di anidride carbonica entro il 2040, dieci anni in anticipo rispetto all’Accordo di Parigi. Prevediamo di utilizzare il 100% di energia rinnovabile entro il 2030 e abbiamo migliaia di persone che lavorano su iniziative legate alla sostenibilità all’interno della nostra azienda. Invitiamo tutti i dipendenti ad impegnarsi, in maniera costruttiva, a lavorare assieme ai tanti team che all’interno di Amazon si occupano di sostenibilità così come di altri temi, ma applichiamo la nostra politica di comunicazione esterna e non consentiremo ai dipendenti di denigrare pubblicamente o mettere in cattiva luce l’azienda o l’assiduo lavoro dei colleghi che stanno sviluppando soluzioni a questi difficili problemi.”

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Laureata in Scienze e Tecnologie Erboristiche, redattrice web dal 2013, ha pubblicato per Edizioni Età dell’Acquario "Saponi e cosmetici fai da te", "La Salvia tuttofare" e "La cipolla tuttofare".
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