Stop alle aperture domenicali e festive dei negozi? La decisione divide il Paese, tutta la verità

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Stop alle aperture domenicali e festive liberalizzate ad attività commerciali entro l’anno. Lo ribadisce il ministro dello Sviluppo economico Luigi di Maio, alla Fiera del Levante. ‘Approveremo una legge con turnazioni e orario che non sarà più liberalizzato’. E la decisione spacca in due il Paese.

Un tema caldo quello delle aperture domenicali degli esercizi commerciali che con il governo Monti aveva visto il suo exploit. Ma adesso secondo Di Maio, il registro deve cambiare con una manovra che annullerebbe la precedente decisione di tenere aperti indiscriminatamente i negozi tutte le domeniche.

Come sempre il ministro utilizza Facebook per informare gli italiani e nel corso di una diretta da Bari, spiega:

“Sicuramente entro l’anno approveremo la legge che impone uno stop nei week end e nei festivi a centri commerciali ed esercizi commerciali, con delle turnazioni”.

Il tutto perché:

“L’orario degli esercizi commerciali non può più essere liberalizzato come fatto dal governo Monti perché sta distruggendo le famiglie italiane. Bisogna ricominciare a disciplinare gli orari di apertura e chiusura”.

In attesa della commissione Attività produttive alla Camera che giovedì prenderà in esame i disegni di legge sulla chiusura domenicale, l’Italia si divide tra favorevoli e contrari così com’era stato all’epoca del cosiddetto decreto ‘Salva Italia’ varato da Monti e che aveva introdotto la discrezionalità nell’apertura di domeniche e festivi.

All’articolo 31 del decreto si legge: “Le attività commerciali e somministrazione di alimenti e bevande sono svolte senza il rispetto di orari di apertura e di chiusura, dell’obbligo della chiusura domenicale e festiva, nonché quello della mezza giornata di chiusura infrasettimanale dell’esercizio”.

Una norma che il nuovo disegno di legge della maggioranza vorrebbe spazzare via reintroducendo un nuovo quadro di regole affidato a comuni e regioni che potranno fissare un massimo di otto/dodici aperture straordinarie all’anno. In pratica, verranno limitate le aperture domenicali con delle regole di turnazione.

Le reazioni

“Ridiscutere con atteggiamento non ideologico il ruolo della distribuzione è un primo passo importante e condivisibile. Partire, quindi, da una regolamentazione minima e sobria per le chiusure festive attraverso il dialogo con le rappresentanze è una via percorribile e imprescindibile”, dice in una nota Enrico Postacchini, delegato per le Politiche commerciali di Confcommercio.

Favorevole al dialogo per un tetto limite alle aperture domenicali e festive anche la Confesercenti.

“L’annuncio di una revisione della liberalizzazione entro l’anno è di grande importanza, attendevamo da cinque anni un segnale di attenzione spiega il segretario generale di Confesercenti, Mauro Bussoni.

Diversa la reazione della grande distribuzione, come riportato da Il Messaggero, secondo l’amministratore delegato e direttore generale di Conad, Francesco Pugliese, a rischio ci sono 50mila posti di lavoro.

“La grande distribuzione occupa 450 mila dipendenti le domeniche incidono per il 10% e quindi sicuramente avremo circa 40-50mila tagli. Ora quei 400 mila saranno felici di non lavorare, i 50 mila non so se lo saranno”.

Come funziona negli altri Paesi?

Nella gran parte dei paesi europei prevale la regola generale della chiusura domenicale e nei festivi con deroghe di orari, zone turistiche e superfici e limitazioni di orario nei giorni lavorativi.

Il settore della distribuzione commerciale italiana è forse l’unico, fino a oggi, che sia stato realmente assoggettato ad un profondo processo di liberalizzazione, come spiega un rapporto dell’Ufficio Studi Confcommercio del 9 luglio 2015.

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