Violenza sulle donne: CAV ancora senza fondi e alla Camera solo in 8 a discutere la mozione

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Oggi, 25 novembre, è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne ma concretamente cosa si fa per combatterla? Non abbastanza, almeno in Italia! E non è certo colpa dei centri o delle associazioni che ogni giorno fanno del loro meglio per aiutare le donne ma (tra le altre cose) della burocrazia. Basta pensare ai fondi stanziati per i centri antiviolenza nel 2020 che, come denuncia Actionaid, sono arrivati a destinazione in una percentuale irrisoria (solo il 2%).

 “Cronache di un’occasione mancata” è il nuovo report dell’organizzazione internazionale Actionaid che fotografa una situazione non certo rosea nel nostro paese per chi ha come obiettivo quello di eliminare per sempre la violenza sulle donne. 

Non è bastata la pandemia a far cambiare rotta alla politica e alle amministrazioni locali: ancora occorrono tempi biblici affinché i fondi già stanziati ai centri che si occupano di contrastare la violenza di genere giungano effettivamente a destinazione. Contributi, lo ricordiamo, fondamentali per sostenere concretamente le loro iniziative a favore delle donne vittime di violenza.

Parliamo dei fondi statali previsti dalla legge 119/2013 (legge sul femminicidio) arrivati ai centri antiviolenza solo in minima parte. 

Come denuncia Actionaid:

I tempi di erogazione delle risorse stanziate nel 2020 per il funzionamento ordinario dei CAV e delle Case Rifugio sono tornati ad allungarsi: sono serviti in media 7 mesi per trasferire le risorse dal Dipartimento Pari Opportunità alle Regioni. E ad oggi solo il 2% è stato erogato e solo in Liguria e Umbria. Il nuovo Piano Antiviolenza 2021-2023, lanciato in questi giorni, con un ritardo di quasi un anno, non è accompagnato da un piano operativo con tempistiche chiare e verificabili.

Si specificano anche ulteriori particolari:

Il 29 aprile 2020 è stato emanato un bando d’emergenza rivolto a CAV e CR con un fondo di 5,5 milioni di euro, che, dai dati disponibili, ha permesso di erogare 300 contributi verso 142 enti gestori. Era però necessaria una fideiussione, pari all’80% dell’importo e questo ha reso i fondi difficili da ottenere per molte strutture soprattutto le più piccole. Infine, a maggio 2020 è stato varato il Reddito di Libertà per sostenere le donne in percorsi di fuoriuscita dalla violenza. Una misura diventata effettivamente operativa solo l’8 novembre 2021 con la circolare dell’INPS che ne regola il funzionamento. A ciascuna donna potranno andare 400 euro mensili per un massimo di 12 mesi. Non un intervento strutturale, ma che dovrà essere rifinanziato in bilancio anno per anno.

Insomma, non solo i fondi arrivano con estremo ritardo ma a volte è anche difficile ottenerli, soprattutto per i centri più piccoli. 

Nel frattempo lo scenario in cui viviamo è davvero desolante. Continuano infatti i femminicidi in Italia (da inizio 2021 le vittime accertate sono già 109) e ci sono tante donne in pericolo che hanno tutto il diritto di essere aiutate ad uscire dalla spirale di violenza che subiscono.

È evidente l’urgenza di fare qualcosa di più per assicurare prevenzione, protezione e contrasto della violenza contro le donne ma queste non possono rimanere solo promesse e non è accettabile che i fondi debbano sottostare ad una burocrazia che richiede tempi lunghissimi, perché di tempo per salvare le donne spesso non ce n’è. 

La lotta alla violenza di genere è stata tolta dal PNRR

Altro fatto molto grave segnalato dal report è che la lotta alla violenza di genere è sparita dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Nella prima versione del Piano, la violenza contro le donne era esplicitamente riconosciuta come ostacolo alla piena partecipazione femminile alla vita sociale, economica e politica del Paese ed era previsto l’accesso al credito per la creazione di imprese.

Questa misura però è poi scomparsa nella versione definitiva del PNRR ed è finanziata con risorse del DPO. La lotta contro la violenza di genere è stata esclusa anche dalla Strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026 che rimanda la problematica al Piano strategico antiviolenza 2021-2023.

Si tratta di una decisione che confina i diritti delle donne, compreso quello di vivere una vita senza violenza, a politiche e azioni non integrate alle strategie e alle programmazioni economiche, sociali e culturali che regolano la vita del Paese – scrive Actionaid.

La Ministra Elena Bonetti quasi sola in aula durante la discussione sul tema

Un altro segnale di poca attenzione verso questo tema cruciale è arrivato nei giorni scorsi anche dal Parlamento. Il 22 novembre alla Camera la ministra per le Pari opportunità, Elena Bonetti, vestita di rosso – mascherina compresa (una scelta simbolica), si è trovata quasi sola a discutere degli interventi necessari per contrastare la violenza sulle donne, tra cui il finanziamento di 400 euro al mese per le vittime che va confermato anno per anno.

Degli oltre 600 deputati potenziali erano presenti solo in 8!  Tra questi Filippo Sensi che ha denunciato su Twitter l’assenteismo dei suoi colleghi, grave considerando l’importanza del tema di discussione.

È  vero che per molti deputati il lunedì è giorno di impegni nei territori e che il 22 novembre era prevista la discussione e non la votazione ma comunque dalla nostra classe politica ci aspetteremmo qualcosa di più.  Decisamente non ci siamo!

Fonte: Actionaid

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria
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