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USA: Biden potrebbe salvare le vite di 49 detenuti dal braccio della morte federale

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Gli ultimi giorni dell’amministrazione Trump negli Stati Uniti sono stati costellati da una serie di eventi senza precedenti, che non erano mai accaduti prima nella storia del paese.

Tra questi, il fatto che, quasi allo scadere del mandato presidenziale, il Dipartimento di Giustizia dell’ex presidente Donald Trump abbia messo a morte ben tredici persone che si trovavano nel braccio della morte federale (Daniel Lee, Wesley Purkey, Dustin Honken, Lezmond Mitchell, Keith Nelson, William LeCroy, Jr., Christopher Vialva, Orlando Hall, Brandon Bernard, Alfred Bourgeois, Lisa Montgomery, Corey Johnson e Dustin Higgs), rappresenta un triste unicum nella storia degli Stati Uniti.

Dopo 68 anni, una donna giustiziata dal governo federale USA

Lisa Montgomery, l’unica donna nel braccio della morte federale degli Stati Uniti, è stata giustiziata lo scorso 13 gennaio a seguito di una decisione della Corte Suprema. Era dal 1953 che una donna non veniva sottoposta ad esecuzione federale. La donna era stata condannata alla pena capitale per aver ucciso una donna incinta squarciandole la pancia e rubandole il feto di otto mesi (la bambina è sopravvissuta alla tragedia e ora vive con il padre).

Il 12 gennaio, il giudice James Hanlon, del distretto meridionale dell’Indiana, aveva ordinato il rinvio dell’esecuzione per procedere ad una valutazione della salute mentale della detenuta. Tuttavia, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato la decisione e la 52enne è stata giustiziata con iniezione letale presso il Federal Correctional Complex di Terre Haute, nell’Indiana.

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Possibile atto di clemenza di Biden: stop alle esecuzioni federali

Dopo una pausa di 17 anni, nel luglio 2019 l’amministrazione Trump aveva annunciato un nuovo protocollo di iniezione letale e con esso, l’intenzione di riprendere le esecuzioni federali. Ora però il neoeletto presidente statunitense Joe Biden potrebbe decidere di salvare le vite dei detenuti che attualmente si trovano nel braccio della morte federale, commutando le pene capitali a pene detentive.

In effetti, Biden avrebbe discusso la possibilità di emettere un ordine che impedisca di giustiziare i detenuti federali durante il suo mandato. La sua imminente decisione, ancora da confermare, non è definitiva ma soggetta ad abrogazione. Qualora un nuovo presidente USA venisse eletto nel 2024, avrebbe quindi il potere di abrogare tale decisione.

Da più parti, Biden è stato esortato ad incaricare il Dipartimento di Giustizia di commutare tutte le condanne a morte federali (49) e a ripristinare la moratoria federale delle esecuzioni capitali. La Leadership Conference on Civil and Human Rights e decine di altre organizzazioni, tra cui l’American Civil Liberties Union, hanno scritto una lettera congiunta (datata 9 febbraio 2021) in cui chiedono a Biden di abolire la pena di morte nel paese.

A loro parere, gli omicidi autorizzati dallo Stato non sono solo disumani, ma sono apertamente in conflitto con i principi democratici fondamentali. La pena di morte, punizione crudele e insolita, non è conforme all’8° e al 14° emendamento della Costituzione USA, non garantisce la tutela dei diritti civili e viola gli obblighi internazionali che gli Stati Uniti sono tenuti a rispettare.

Dal 1973, oltre 170 persone innocenti sono state condannate a morte negli Stati Uniti. L’elevata probabilità di commettere errori giudiziari rischia di mettere in crisi l’autorevolezza e l’affidabilità del sistema giudiziario penale. Pertanto – come invocato dai gruppi statunitensi per la giustizia penale e la difesa dei diritti umani – per non correre il rischio di giustiziare persone innocenti sarebbe necessario abolire tout court la pena capitale. Inoltre, chiedono a gran voce di distruggere la camera della morte del penitenziario federale di Terre Haute e di porre fine a tutti i processi ancora pendenti per i quali sia prevista la pena di morte negli Stati Uniti.

Fonti: NPR/CNN

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Donatella Vincenti. Laureata in Lingue e Scienze Politiche, nel 2017 ha conseguito un dottorato alla Luiss sulla transizione ecologica nel mondo arabo-islamico. Nel 2015 ha curato la rubrica "Green Islam" per la webradio Radio Bullets.
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